Posts tagged ‘università’

Università dell’Aquila: “I campi magnetici dei cellulari influenzano il metabolismo cerebrale”

Rischio di cambiamento di ossigenazione delle aree frontali

Quali sono gli effetti di una telefonata sul metabolismo cerebrale? La risposta è stata pubblicata dalla prestigiosa rivista scientifica Journal of Cerebral Blood Flow & Metabolism con l’articolo “Acute mobile phones exposure affects frontal cortex hemodynamics as evidenced by functional near-infrared spectroscopy” dove sono stati valutati gli effetti “a breve termine” a carico dell’ossigenazione del cervello, conseguenti ad un’esposizione acuta ad un segnale GSM.

Lo studio ha dimostrato come la presenza del campo elettromagnetico induca un significativo cambiamento a carico dell’ossigenazione delle aree frontali, quelle aree cioè direttamente connesse con funzioni cognitive superiori quali il decision making, il pensiero creativo e l’attenzione.

La vera scoperta – spiega una nota – sta nel fatto che l’effetto non rimane circoscritto al momento in cui i soggetti sperimentali sono esposti al segnale, ma diventa più intenso con il trascorrere del tempo, persistendo anche nei minuti successivi allo spegnimento del telefono cellulare. “Questi risultati – afferma il primo autore della pubblicazione, dott. Giuseppe Curcio, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Salute – forniscono un substrato fisiologico al miglioramento delle capacità attentive osservate in studi precedenti in seguito a esposizioni a campi elettromagnetici emessi da cellulari. D’altro canto, questo studio non permette di trarre conclusioni definitive per la salute umana, poichè non sono ancora stati valutati gli effetti a lungo termine. Si può però concludere che brevi esposizioni ai campi elettromagnetici possono influenzare i processi metabolici cerebrali in maniera sostanziale, sebbene reversibile”.

Lo studio è frutto di una collaborazione tra il Laboratorio di Psicofisiologia e Neuroscienze Cognitive e il Laboratorio di Imaging Molecolare Ottico,  entrambi parte del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi dell’Aquila.

RaiNews24

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13 marzo 2009 at 12:59 Lascia un commento

UNIVERSITA’: GENOVA, POLIZIA SGOMBERA AULA MAGNA

Genova, 28 feb. – (Adnkronos) – E’ terminata con l’intervento della Digos, su richiesta del rettore, la contestazione all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Universita’ di Genova, nell’Aula Magna in via Balbi 5. Un’ottantina tra studenti e precari questa mattina aveva occupato l’aula suonando fischietti e campanacci. Intorno alle 11.30 agenti in borghese hanno fatto uscire i manifestanti. Non ci sono stati scontri, non e’ stato necessario sollevare di peso i giovani, che sono stati respinti fuori della porta. L’inaugurazione e’ quindi iniziata, con un ritardo di mezz’ora.

Adnkronos Cronaca

1 marzo 2009 at 11:00 Lascia un commento

Università, Napolitano al governo “Spero stop a tagli indiscriminati”

PERUGIA – Le università italiane necessitano di “valutazioni e interventi pubblici puntuali” ed è necessario rivedere alcuni tagli che, sebbene dettati da motivi di bilancio, sono risultati “indiscriminati”. Un appello critico quello giunto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un discorso all’Università di Perugia, nel quale invoca maggiori risorso e più attenzione per gli atenei. Il presidente ha chiesto anche che nei bilanci si metta fine alle “generalizzazioni liquidatorie”, guardando i singoli atenei in base ai risultati e ai problemi della ricerca “con coraggio” e considerando ciò che accade in Europa e nel Mondo in questo settore e che “può suggerire” delle soluzioni.

(23 febbraio 2009)

Repubblica.it

23 febbraio 2009 at 12:46 Lascia un commento

Storie di ricercatori in bilico nel Rischiatutto dell’università

Storie di ricercatori in bilico nel Rischiatutto dell'università


BOLOGNA – Se la Turchia si muove, se l’Africa si avvicina all’Europa anche solo di un millimetro, Nicola Cenni si mette al computer e dopo un po’ riesce a dirti se, poniamo, sull’Appennino pistoiese è cresciuto il rischio tellurico. Questo fanno i geofisici come lui. Ma quali terremoti siano in agguato, il cielo non voglia, nel suo futuro prossimo di precario intellettuale, questo non è in grado di prevederlo. Ora meno che mai. “In questi dodici anni mi ha sempre sorretto un pensiero. Se mi va proprio male, avrò fatto una bella esperienza, avrò studiato cose interessanti con persone gradevoli: vorrà dire che andrò a fare l’uomo delle pulizie. Di fame non muoio di certo. E problemi di autostima non ne ho. Questo pensiero è stato il mio vero, privato �ammortizzatore sociale’. Ma da qualche mese mi guardo attorno e vedo che non assumono più neanche gli addetti alle pulizie. Adesso mi sento davvero senza paracadute”.

I geofisici non sono persone scaramantiche. Sulla sua scrivania, nella vecchia palazzina dell’Istituto di geofisica dell’Università di Bologna, ha appeso un calendario con le foto del terrificante sisma di Messina del 1908. Il catastrofico è nel loro orizzonte. Lavorano per limitarne i danni. Nicola, in particolare, gestisce una rete di rilevatori sul crinale tosco-emiliano: col sistema Gps, ma con apparecchi un po’ più sofisticati dei nostri navigatori da macchina, sorveglia ogni giorno i loro microscopici spostamenti tettonici. Informazioni essenziali per tracciare le mappe delle aree a rischio.

Ogni tanto deve fare il giro per controllarli di persona. “Ma non posso usare l’auto del dipartimento, perché sono un precario e non sono assicurato”. Nicola è assegnista di ricerca. Significa: ricercatore a tempo, contratto rinnovato ogni anno. Ma non infinitamente. Quattro consecutivi al massimo. Il suo quarto scade appunto a maggio. E Nicola deve cercarsi un altro posto se vuole lavorare. Forse ce l’ha già: all’università di Siena, dove cominciò come borsista, lo stimano, si sente in buona posizione per vincere il concorso. “Devo fare un concorso per continuare a fare quello che sto facendo da anni”.
Così è la vita del precario. È un lavoro “a progetto”, no? E i progetti hanno una fine, l’ha detto chiaro il ministro Brunetta. “Ma i movimenti tettonici mica finiscono. Qualcuno prenderà il mio posto. Qualcuno da formare daccapo, da inserire in un’équipe. Non è un’assurdità ricominciare ogni anno, buttare via le esperienze maturate, le competenze accumulate?”.

Ma a questa giostra i precari sono ormai rassegnati. Il guaio arriva quando la giostra si ferma. Siena è uno degli atenei scritti sulla lavagna dei “cattivi”, quanto a gestione finanziaria, dunque Nicola non sa ancora se ci saranno i soldi, se il concorso si farà e quando. Dal prossimo giugno, la sua agenda è vuota. E anche la sua busta paga. Solo che, a 39 anni, Nicola ha nel frattempo deciso che non si poteva più aspettare a fare un figlio. Sette mesi fa è arrivata Diana. Fabiana, sua moglie, lavora anche lei nel sismico: all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Fa le stesse cose pagata da un ente diverso. “Di solito lavora in questa scrivania qui, ma adesso è di là in assemblea”.

È messa maluccio anche lei, quanto a certezze: con la legge salva-precari del governo Prodi ha fatto il concorso di conferma e l’ha vinto, peccato che abbia vinto una carta bianca, perché l’Infv non ha posti in pianta organica, “così è diventata una precaria a tempo indeterminato”, e se a giugno di posti non se ne liberano, secondo le circolari Brunetta, non solo non vince il contratto pieno, perde anche quello precario. “È il Rischiatutto. Anzi peggio, perché almeno lì se davi la risposta giusta a Mike, vincevi. Qui il merito non conta, anche se dai tutte le risposte giuste puoi perdere tutto”.

Una famiglia italiana sull’orlo. Come milioni. Non in crisi, perché ora le cose vanno. Nicola prende 1229 euro al mese, “ma apparenti: se divido per 12 il mio netto sul Cud, viene meno di mille euro. E da gennaio mi hanno tagliato 15 euro, chissà perché”. Comunque assieme allo stipendio di Fabiana fanno quasi 2.700 mensili. Più la fortuna di non avere affitti né mutui da pagare, “la casa ce l’hanno comprata i consuoceri”. Il vero ammortizzatore sociale dell’Italia atipica: i genitori. “Papà ha 70 anni ma lavora ancora, lo fa per permettere a me di lavorare”. Vacanze in Sardegna dai genitori di lei, niente spese pazze, ma comunque si vive e ne rimane anche da mettere ogni mese nel libretto della Coop vincolato a nome di Diana, “per la sua laurea, soldi che non si toccano mai”.

Ma se a giugno il vento gira male? “C’è la cassa integrazione”. Ma non ne avete diritto. Ride: “Mica quella vera. La nostra, familiare. Abbiamo un po’ di fieno in cascina. Sul conto corrente bancario, voglio dire. Abbiamo calcolato, ci basta per vivere sei mesi”.

Poi qualcosa si troverà. È la vita da Tarzan dei precari, si salta da una liana all’altra. Se si è in due, si spera che mentre uno salta nel vuoto, l’altro sia saldamente aggrappato. Ma è proprio questa la relativa certezza che è sempre meno certa.

Nicola è nato in un’Italia diversa. “Il 6 luglio ’88 diedi l’orale della maturità. Il 20 luglio il mio primo colloquio di lavoro. Azienda privata, tempo indeterminato. Dissi di no: volevo studiare”. Andò in vacanza con gli amici, sull’Etna, ovviamente. “Nel ’96 mi sono laureato, con 110. Mandai il curriculum: quell’azienda era ancora disposta a prendermi. Io però volli provare a entrare nella carriera universitaria. Vinsi subito una borsa di studio per il dottorato, poi la catena degli incarichi a termine. Adesso quel posto di lavoro non c’è più. Di sicuro non per me: mi considerano già troppo vecchio”.

Curioso: per l’università è troppo giovane. “L’ultimo ricercatore qui è stato assunto dieci anni fa. Si favoleggia di un imminente concorso per un posto, uno solo. Lo farò, ma ho davanti almeno dieci colleghi con più anzianità di me”. L’università è una gerontocrazia che si regge su un’invisibile piattaforma di ragazzi che invecchiano in lista d’attesa.

Ma è un’università spendacciona, baronale, sprecona. Va “ripulita”, raddrizzata a colpi di forbice, così il governo. Nicola ride: “Sa cosa faccio quando ho tempo? Smonto i computer rotti, prima che vadano buttati. Non si potrebbe, ma così salvo i pezzi di ricambio, schede, eccetera, quando se ne rompe un altro lo riparo, e si risparmia. Virtuoso, vero? Ma non serve a niente fare le formichine. Quel che non spendi del budget attrezzature non puoi usarlo, che so, per fare un contratto in più. Torna indietro. Lo spenderà chi è meno virtuoso. Non c’è incentivo alla buona gestione. L’unico taglio facile siamo noi”.

A Bologna i ricercatori precari sono già più del 38 per cento del corpo docente: 1214 su 3184. Sono anche quelli che lavorano spesso gratis: “Se vuoi costruire curriculum e pubblicare, devi accettare incarichi esterni che però non ti possono retribuire, è vietato dal contratto. Per due anni ho insegnato informatica a Farmacia, sede di Imola. Per 500 euro netti l’anno. Spese a mio carico. Per fortuna ho un’auto a gpl”.

Quelli che se li tagli nessuno se ne accorge. “Chiude una fabbrica con cinquanta operai e voi fate i titoli sul giornale. Scadono senza rinnovo cinquanta contratti di ricerca e state zitti. Capisco: io non sarò mai ufficialmente “licenziato”, non andrò in cassa integrazione. Noi precari non siamo neppure un indice di crisi”. Pensa mai al suo futuro a medio termine, Nicola? “Non so se farò tutta la vita questo lavoro. Sono disposto ad adattarmi. Ma ci saranno alternative? Ci saranno posti di lavoro per chi come me è un giovane troppo vecchio? Le ho detto che non m’importa di scendere nella scala sociale. Ma temo che stiano demolendo i gradini”.

Repubblica.it

11 febbraio 2009 at 12:13 Lascia un commento

L’università non attrae più a picco gli iscritti nel 2009

L'università non attrae più a picco gli iscritti nel 2009 Immatricolazioni universitarie a picco. In appena due anni, mentre il numero di studenti promossi alla maturità è notevolmente cresciuto, i nuovi iscritti all’università sono scesi del 4,4 per cento. Un calo con il quale dovranno fare i conti i singoli atenei che non sembrano più attrarre i giovani come qualche anno fa.
In Italia, il numero di immatricolazioni all’anno accademico 2008/2009 fa segnare il record negativo degli ultimi sette anni. Secondo il dato diffuso qualche giorno fa dal ministero dell’università, le new entry di quest’anno toccano quota 312.104. Nel 2006/2007 furono oltre 14 mila in più: 326.384 in totale. Le regioni italiane dove si registra il decremento più consistente sono quelle meridionali: meno 6,6 per cento in un solo anno.

Eppure, considerato che gli studenti promossi all’esame di maturità sono aumentati in maniera consistente, le cose sarebbero dovute andare diversamente. In base alle percentuali di candidati, non ammessi (dall’anno 2006/2007) e bocciati agli esami di stato pubblicati dal ministero dell’istruzione, nel 2004/2005 si diplomarono quasi 430 mila studenti che sono arrivati a 463.400 l’anno scorso. Ma nello stesso periodo gli ingressi all’università sono diminuiti. Nel corrente anno accademico, rapportando gli immatricolati con i diplomati dell’anno precedente, solo due studenti su tre (il 67 per cento) hanno scelto di proseguire gli studi dopo la scuola. Due anni fa la percentuale era di gran lunga superiore: oltre il 75 per cento.

L’università con ogni probabilità non è più vista da studenti e famiglie come l’unico percorso di studi che può ampliare gli sbocchi lavorativi. Sempre più giovani preferiscono fermarsi dopo il diploma della scuola secondaria di secondo grado e cercare un lavoro. Erano 100 mila nel 2004/2005 mentre quest’anno sono saliti a 150 mila. Oltre alle difficoltà di trovare un impiego anche dopo la, laurea, uno dei fattori che probabilmente ha contribuito a scoraggiare l’ingresso all’università è il costo delle tasse e dei contributi richiesti dagli atenei.


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Nel 2002, la contribuzione studentesca totale ammontava a poco più di un miliardo e 100 milioni di euro. Cinque anni dopo, gli studenti hanno versato nelle case degli atenei italiani quasi un miliardo in più (2 miliardi e 79 milioni, con un incremento dell’89 per cento) che solo, in parte (260 milioni di euro) sono serviti ad aumentare i cosiddetti interventi a favore degli studenti: borse di studio, prestiti d’onore, scambi internazionali, interventi a favore di studenti disabili, posti-alloggio e altri sussidi). Nello stesso periodo (dal 2002 al 2007) la popolazione studentesca ha subito un incremento ma soltanto del 22 per cento.

Fonte: Repubblica.it

4 febbraio 2009 at 09:11 Lascia un commento

Il futuro secondo Google e NASA: ci salveranno macchine più intelligenti di noi

Google scommette sul futuro con NASA

Il futuro? Per Google e Nasa saranno le macchine a disegnarlo, e bisogna prepararsi per tempo: ecco allora a Silicon Valley la Singularity University di Ray Kurzweil, uno che nella comunità scientifica è noto per le sue visioni ‘futuribili’ del cambiamento tecnologico.

Kurzweil è convinto che prima della metà del XXI secolo l’intelligenza artificiale avrà ‘sorpassato’ quella umana e saranno le macchine a dettare le linee guida della civilizzazione in una fase definita, appunto ‘Singularity’.
Alla Singularity University gli studenti potranno seguire corsi di biotecnologie, nano-technologie e intelligenza artificiale.

La Singularity University sarà ospitata nella base NASA di Mountain View e inizierà i suoi corsi a giugno: pioggia di premi Nobel fra i docenti, di ingegneri NASA e di super manager di aziende come Google, che in questa iniziativa investe un bel gruzzulo di dollari. Per uno dei fondatori di Google, Larry Page, l’università sovrà fornire risposte ad alcune delle grandi sfide dei nostri tempi: surriscaldamento del pianeta, fabbisogno energetico, energie rinnovabili. I corsi avranno una durata di 9 settimane e impegneranno complessivamente 120 studenti, alla modica cifra di 25mila dollari di retta. Rigida e rigorosa la selezione dei candidati, che arriveranno da ogni parte del mondo segnalati da master e istituzioni accademiche.

RaiNews24

3 febbraio 2009 at 10:53 Lascia un commento

Berlusconi: studenti irrompono comizio Sassari

(AGI) – Sassari, 25 gen. – Una ventina di ragazzi, al grido di “fuori i soldi per l’universita’” e “giu’ le mani dalla Sardegna” ha interrotto il comizio di Silvio Berlusconi nel teatro Verdi di Sassari. L’interruzione e’ durata qualche minuto. Il premier non si e’ scomposto piu’ di tanto: “La sinistra – ha spiegato mentre il resto della platea gridava ‘buffoni buffoni’ – parla sempre di dialogo, noi non ci sogneremmo mai di andare a disturbare una vostra manifestazione. Oltre all’Unita’ vi invito a leggere anche qualche altro giornale”. Il presidente del Consiglio – ieri ad Arzachena, Tempio Pausania e Olbia – oggi dopo la tappa di Sassari sara’ anche ad Alghero. Il premier ha cominciato in ritardo il comizio perche’, ha spiegato il presidente della commissione antimafia Giuseppe Pisanu, “ha avuto l’auto in panne”. Il Cavaliere si e’ presentato in teatro dicendo: “Il fatto e’ che sembra che tutto cio’ che succede e’ colpa mia…

Libia, Lampedusa, Tunisia, America, tutti cercavano me”.

AGI News On

25 gennaio 2009 at 12:17 Lascia un commento

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