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E’ ora di tagliarci lo stipendio” idea-solidarietà tra i parlamentari

E' ora di tagliarci lo stipendio" idea-solidarietà tra i parlamentari

ROMA – Tagliarsi lo stipendio. Per lanciare un segnale in questa tempesta. Il Palazzo adesso ne parla. Un po’ per l’imbarazzo crescente di fronte alle migliaia di nuovi disoccupati, alle famiglie sul lastrico, all’esercito di cassintegrati. Un po’ per lo spettro del “forcone” lì fuori, che puntuale turba i sonni degli onorevoli in ogni momento di crisi. E questa è crisi nera.

L’iniziativa è di un gruppo di deputati e senatori Pd. Ma, raccontano dalla segreteria, un progetto più articolato è allo studio del leader Dario Franceschini. Per il momento, la lettera che da domani riceveranno tutti i parlamentari nazionali ed europei porta la prima firma di Francesco Laratta, deputato cosentino. Nella stessa direzione si stanno muovendo al Senato Vincenzo Vita e Gianrico Carofiglio.

“Il momento è grave, usciamo dalla retorica e versiamo tutti il 25% della nostra indennità base ad un fondo di solidarietà per l’intero 2009. Consegneremo l’elenco delle adesioni ai presidenti di Camera e Senato e poi si vedrà che fare”. La platea chiamata in causa è quella dei 952 parlamentari nazionali, dei 78 europei (da giugno saranno 72) e dei 1.129 consiglieri regionali.

Per poi coinvolgere magari sindaci e presidenti di Provincia. “Se tutti aderissero, con 2.500 euro a testa, arriveremmo quasi a 6 milioni di euro al mese. Lo so che adesso i colleghi mi odieranno, ma dobbiamo provarci”. Vita è convinto che non si possa più “restare a guardare, è l’ora di agire, di fare qualcosa di concreto e per questo ci muovere anche noi al Senato”. Francesco Boccia, economista e deputato Pd, ha presentato un ddl di revisione dei vitalizi e delle pensioni dei parlamentari: “Non possiamo chiedere sacrifici se non siamo i primi a farli, altrimenti perderemo ogni credibilità”.


Lo spunto, va detto, lo stanno dando in questi giorni alcuni amministratori locali. Dai consiglieri provinciali della Volkspartei che a Bolzano hanno deciso due settimane fa di tagliarsi di 600 euro al mese l’indennità (di 6.300 euro) per devolvere le relative somme ad associazioni benefiche, al sindaco di Finale Emilia, Raimondo Soragni, che si è decurtato lo stipendio del 50% (da 2.000 a 1.000 euro). Piccole cose, certo.

L’idea adesso rimbalza a Roma, raccoglie consensi ma anche veti. “Diffido dai gesti simbolici, ma il tema dei costi della politica sta diventando fondamentale ed è fondamentale affrontarlo” dice Marco Follini che la scorsa settimana dalle colonne del “Riformista” ha suggerito una ricetta analoga per i rimborsi elettorali: “Se operassimo un taglio lineare a tutte le voci di spesa – emolumenti, rimborsi, editoria di partito – allora la proposta di razionalizzazione sarebbe ragionevole”. E così pure Helga Thaler, senatrice Svp, forte dell’esempio dei “suoi” consiglieri in Trentino Alto Adige: “È giunto il momento di dare l’esempio anche a Roma, tendere una mano a chi è in difficoltà”.

Ma il centrodestra stronca il progetto sul nascere, altro che operazione solidarietà bipartisan. “Il nostro compito è fare buone leggi e arginare in Parlamento la crisi, non creare fondi per chi perde il lavoro – taglia corto il vicecapogruppo Pdl alla Camera, Italo Bocchino – . Detto questo, personalmente sarei disposto a cedere anche il 50% in favore di chi è in difficoltà. Ma non è con misure come questa che si risolvono i problemi”.

Anche perché, rincara dal Senato il suo omologo Gaetano Quagliariello, “è una proposta priva di qualsiasi portata, politica o solidale che sia: serve solo a farsi propaganda. La dimensione della solidarietà, della carità, è strettamente privata, la si esercita lontano dai riflettori. Non è questo che i cittadini si attendono da noi”.

E fuori dal Parlamento la musica non cambia. Giuseppe Castiglione (Pdl) ha appena lasciato lo scranno dell’europarlamento per la presidenza della Provincia di Catania: “Il Pd non va lontano con proposte come questa. Io ho ridotto da 15 a 9 gli assessori, ho tagliato dieci dirigenti, risparmiato 1 milione in collaborazioni esterne. Lasciando Strasburgo ho rinunciato a 12 mila euro al mese, ora ne guadagno 6.400. Dovrei tagliare pure quelli?”

Repubblica.it

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8 marzo 2009 at 11:25 Lascia un commento

I giornalisti del quotidiano l’Unità entrano in sciopero

Pubblicato mercoledì 4 marzo 2009 in Messico

I giornalisti del quotidiano di sinistra, fondato 85 anni fa da Antonio Gramsci, si oppongono alla drastica riduzione del personale, prevista dal piano finanziario del giornale

Roma – I giornalisti del giornale L’Unità che da 85 anni è un punto di riferimento per la sinistra italiana, hanno decretato per questa settimana, uno sciopero di cinque giorni contro il piano per salvare il quotidiano.

Lo sciopero è cominciato martedì e terminerà sabato, secondo quanto hanno deciso in assemblea i giornalisti dello storico giornale, fondato da Antonio Gramsci, una delle grandi figure del Partito Comunista Italiano (PCI).

La redazione si oppone “alla riduzione drastica del personale prevista dall’amministratore”, che ,come si legge in un comunicato, “si ripercueterebbe sul lavoro dei giornalisti e sulla struttura stessa del giornale”

Secondo la stampa italiana, il piano per salvare il quotidiano include una riduzione del salario fino al 40 per cento, il pensionamento anticipato di numerosi giornalisti, la riduzione del numero di pagine e il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato.

Se il piano non fosse approvato il giornale dovrà dicharare il fallimento.

Legato alla storia della sinistra italiana, L’Unità fu fondato nel 1924 da Gramsci, illustre intellettuale e attivista politico italiano, fondatore del Partito Comunista.

Il giornale è stato l’organo ufficiale del PCI fino al 1991 e annovera, fra i suoi direttori, importanti leaders della sinistra, fra cui Massimo D’Alema e Walter Veltroni.

L’Unità è stato sul punto di fallire nel 2000, ma fu salvato dal fondatore del gruppo Tiscali, Renato Soru, che da poco ha perso le elezioni come candidato a presidente della regione Sardegna.

Dal 2008 è il primo quotidiano in Italia diretto da una donna, Conchita de Gregorio. La tiratura è scesa dalle 200 mila copie vendute negli anni settanta alle attuali 50 mila.

Le condizioni in cui versa il giornale, riflettono anche la crisi senza precedenti che attraversa la sinistra italiana, con forti problemi di identità.

Italia dall’Estero

6 marzo 2009 at 13:25 Lascia un commento

Volkswagen taglia tutti i precari

Si tratta di 16. 500 posti di lavoro, salvi i tempi indeterminati (ANSA) – ROMA, 28 FEB – Volkswagen taglia tutti i posti di lavoro a tempo determinato, che alla fine del 2008 erano 16.500, per far fronte alla recessione globale. Lo ha detto l’amministratore delegato Martin Winterkorn al settimanale Spiegel: tutti i 16.500 lavoratori che risultavano assunti con contratto a tempo determinato nel dicembre 2008 perderanno il loro posto di lavoro nel 2009. La casa automobilistica tedesca, secondo Spiegel, non avrebbe in programma di tagliare posti di lavoro a tempo indeterminato.

ANSA.it

1 marzo 2009 at 11:17 Lascia un commento

Università, Napolitano al governo “Spero stop a tagli indiscriminati”

PERUGIA – Le università italiane necessitano di “valutazioni e interventi pubblici puntuali” ed è necessario rivedere alcuni tagli che, sebbene dettati da motivi di bilancio, sono risultati “indiscriminati”. Un appello critico quello giunto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un discorso all’Università di Perugia, nel quale invoca maggiori risorso e più attenzione per gli atenei. Il presidente ha chiesto anche che nei bilanci si metta fine alle “generalizzazioni liquidatorie”, guardando i singoli atenei in base ai risultati e ai problemi della ricerca “con coraggio” e considerando ciò che accade in Europa e nel Mondo in questo settore e che “può suggerire” delle soluzioni.

(23 febbraio 2009)

Repubblica.it

23 febbraio 2009 at 12:46 Lascia un commento

“A scuola Internet non è una priorità”

"A scuola Internet non è una priorità" Sparisce la “I” di Informatica di morattiana memoria. I tagli del governo sulla scuola cancellano uno dei pilastri della riforma Moratti: quella delle tre “I” (Inglese, Impresa, Internet o Informatica). Dal prossimo anno scolastico, infatti, gli insegnanti della scuola elementare (ora primaria) e della media (secondaria di primo grado) dovranno fare i salti mortali per aprire il mondo delle conoscenze informatiche ai propri alunni. Il taglio delle cosiddette compresenze nella scuola primaria e la riduzione delle ore di Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado renderà quasi impossibile l’insegnamento dei primi fondamenti di Informatica e Internet a bambini e ragazzini. La conferma arriva dallo stesso ministero dell’Istruzione, che in questi giorni ha aperto una finestra di dialogo sulla riforma con genitori e insegnanti.

Le Faq (frequently asked questions, le domande poste frequentemente) presenti nel sito del ministero mostrano che genitori e insegnanti sono piuttosto confusi. “Con il taglio delle compresenze, mio figlio potrà continuare a fare il laboratorio di Informatica?”, si chiede un genitore. L’ingenua domanda posta ai tecnici ministeriali sollecita una risposta quanto meno inaspettata. “La riduzione delle ore di compresenza – si legge nella Faq numero 23 – comporterà qualche riassetto organizzativo (…) Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario”.


E tutto il bailamme sulla scuola delle tre “I”? Dal prossimo mese di settembre la scuola primaria passerà dall’organizzazione modulare, con tre insegnanti su due classi, al “maestro unico di riferimento”. Il passaggio cancellerà le ore di compresenza e tutte le attività legate ad esse: corsi di recupero e di approfondimento, laboratori di Informatica, supplenze, ecc. Con i moduli, infatti, le 54 ore di lezione settimanali di due classi funzionanti a 27 ore vengono coperte da 3 insegnanti che assicurano 18 ore a testa di lezione. La restante parte dell’orario settimanale del docente (4 ore) vengono utilizzate per ampliare l’offerta formativa o tappare i buchi dei colleghi assenti. Ma fra qualche mese tutto questo verrà “tagliato”.

Discorso analogo alla scuola media dove le prime conoscenze di Informatica vengono impartire ai ragazzini dal docente di Tecnologia perché, sempre da settembre, il monte ore della disciplina verrà decurtato del 33 per cento.

Eppure, l’Europa ci chiede di puntare sull’Informatica. Nel 2000 il Consiglio europeo di Lisbona fissò l’ambizioso obiettivo di trasformare quella del Vecchio continente “nell’economia più dinamica e competitiva del mondo”. Tra le tante cose da fare per centrare l’obiettivo occorre che “ciascun cittadino sia in possesso delle competenze necessarie per vivere e lavorare nella nuova società dell’informazione” e che “tutti i docenti entro la fine del 2002 possiedano le competenze necessarie per l’utilizzo di internet e delle risorse multimediali” (“Una società dell’informazione per tutti”, documento adottato dalla commissione Ue il 25 maggio 2000). Per la verità, l’Italia si è mossa per tempo. Per dotare infatti le scuole di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (le Tic) e per formare i docenti, tra il 1997 e il 2003, sono stati investiti 1.341 miliardi delle vecchie lire (pari a quasi 700 milioni di euro) che a questo punto rischiano di trasformarsi in una spesa inutile.

(23 febbraio 2009)

Repubblica.it

23 febbraio 2009 at 12:44 1 commento

Cura Schwarzenegger per la California in crisi: più tasse, meno spesa pubblica

Arnold Schwarzenegger

Dopo una maratona notturna, appelli alla responsabilità e una dura battaglia politica, il Parlamento della California ha approvato la manovra finanziaria che cerca di chiudere un ‘buco’ da 42 miliardi di dollari nel bilancio statale.

Il governatore Arnold Schwarzenegger si era impegnato personalmente per raggiungere un compromesso sulla legge che aumenta le tasse e taglia la spesa pubblica nella ottava economia del mondo. E alla fine anche i Repubblicani, fermi per settimane nel ‘no’ all’aumento delle tasse, hanno ceduto. “Ora possiamo ripartire, è quello di cui il Paese aveva bisogno”, ha commentato soddisfatto Schwarzenegger.

La manovra ha ottenuto a fatica, in Parlamento, la maggioranza dei due terzi richiesta e prevede 12.8 miliardi in maggiore imposizione fiscale, 15,1 miliardi di tagli alla spesa pubblica, altri miliardi per rilanciare prestiti e investimenti in un’economia in profonda crisi. L’obiettivo è riportare il bilancio in parità entro l’estate 2010.

Nelle ultime settimane Schwarzenegger è stato obbligato a licenziare 10mila dipendenti pubblici e a chiedere a 200mila impiegati delle strutture federali di prendersi ferie non pagate. Ma non basta: i tagli alla spesa pubblica in California incideranno su scuola, sanità, servizi sociali. Una cura dimagrante imposta da un bilancio schizzato nella ‘zona rossa’, tanto da indurre Standard & Poor’s a collocare le obbligazioni della California al livello più basso di rating negli USA.

RaiNews24

20 febbraio 2009 at 10:03 Lascia un commento

Ducati, e i manager si tagliano lo stipendio

BOLOGNA – Mossa anti-crisi alla Ducati Motor. I manager della casa motoristica di Borgo Panigale rispondono alla flessione del mercato delle due ruote (-38% a gennaio le immatricolazioni), rinunciando ai bonus e tagliandosi lo stipendio del 10% per l’anno in corso. Una sforbiciata che per l’amministratore delegato, Gabriele Del Torchio, potrebbe significare una ‘perdita’ di 210 mila euro sui 2,1 milioni del proprio compenso (l’importo è contenuto nel libro “La paga dei padroni” di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti). D’altro canto, lo stesso Del Torchio lancia un appello al governo affinchè intervenga a favore del settore. “Sollecitiamo l’avvio- spiega l’ad in una nota- di una serie di interventi a sostegno anche del settore moto e dell’indotto ad esso collegato”.

La Ducati, da parte sua, “conferma i programmi di investimento per lo sviluppo dei nuovi prodotti e l’ottimizzazione dei processi, oltre a mantenere il proprio impegno nelle competizioni sportive, pur con una cresciuta attenzione ai costi”. D’altronde, il momento non è certo dei migliori e a soffrire non è solo il settore dell’auto. Per questo l’azienda bolognese, in sintonia con quanto chiesto da Guidalberto Guidi, presidente dell’Ancma (l’assocazione di Confidustria che riunisce i produttori del settore delle due ruote) “si augura che gli interventi, allo studio da parte del Governo, per il sostegno al mercato e alle attività di ricerca, non trascurino il settore moto e in particolare quelle aziende che continuano a contribuire allo sviluppo del ‘Made in Italy’ nel mondo”.

L’appello a fare fronte comune contro la crisi è a 360 gradi. “E il momento in cui le istituzioni, i lavoratori, e il management devono trovarsi uniti per identificare il percorso che, al termine di questa crisi, ci permetta di essere ancora più forti e più competitivi”, sollecita Del Torchio. Ducati, comunque, tiene le proprie posizioni.

A fronte di un vistoso calo delle vendite del settore due ruote, fanno sapere da Borgo Panigale, l’azienda ha fatto registrare in Gennaio 2009 un incremento della propria quota di mercato, passando dall’11,2% del 2008 all’attuale 12,5% nel suo segmento di riferimento, “grazie anche all’introduzione dei nuovi modelli e alla qualità della propria rete distributiva”. Ciò nonostante, “esiste la consapevolezza di confermare l’impegno, attivando tutte le azioni necessarie per superare l’attuale contingenza”. Compreso il taglio allo stipendio dei manager.

Fonte: http://www2.dire.it/HOME/index.php?menu=3&cont=18243

4 febbraio 2009 at 21:37 Lascia un commento

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