Posts tagged ‘spagna’

Spagna, bimbo nasce per aiutare il fratellino e lo guarisce

Roma, 13 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – E’ nato per guarire il fratellino e sembra averla spuntata. Javier, il primo bebè spagnolo selezionato geneticamente, è nato lo scorso ottobre e il sangue del cordone ombelicale del piccolo è stato usato per un trapianto di midollo osseo. Obiettivo guarire il fratellino Andres, 7 anni e alle prese con la beta-talassemia. Javier è il primo bebè nato ‘su misura’ in Spagna.

La selezione pre-impianto, tecnica vietata in Italia dalla legge 40, ha consentito di farlo nascere privo del difetto genetico alla base della malattia – ereditaria – con cui è alle prese il fratellino. Che ora, grazie al trapianto, ha cominciato a produrre globuli rossi sani.

L’intervento, infatti, è stato realizzato lo scorso 23 gennaio – si legge in un articolo del quotidiano spagnolo ‘El Mundo’ – e il bimbo lo “ha superato con successo”, senza bisogno di alcun tipo di trasfusione, hanno riferito fonti dell’Hospital Virgen del Rocio di Siviglia, dove è stato eseguito l’intervento. Andres ha lasciato l’ospedale il 18 febbraio e deve sottoporsi a controlli settimanali.

Adnkronos Esteri

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15 marzo 2009 at 13:21 Lascia un commento

Ecco come è regolata la prostituzione negli altri Paesi europei

Roma, 26 feb. – (Adnkronos) – Germania, Olanda e Svizzera sono in Europa i Paesi più tolleranti verso le lucciole e i loro clienti. Al contrario della Svezia, la nazione più severa con chi cerca il sesso a pagamento. Ecco come è regolata la prostituzione negli altri Paesi europei.

Germania: La prostituzione è regolata da una legge che di fatto legalizza l’attività delle 400.000 lavoratrici del sesso del Paese. La nuova normativa assegna alle prostitute tutte le garanzie assicurative in materia di malattia, disoccupazione e pensione. L’attivita’ dei bordelli e’ consentita legalmente e il favoreggiamento non e’ piu’ punibile, a condizione che non vi sia sfruttamento.

Svizzera: Nella Confederazione elvetica la prostituzione è legale; nel Cantone Ticino, in particolare, viene esercitata in bar-alberghi. Nel Paese è stata introdotta la patente per affittacamere.

Olanda: La prostituzione è legale fin dal1815. Dall’ottobre 2000 sono diventati legali anche i bordelli. L’Olanda dispone inoltre di undici zone ‘speciali‘, dove le professioniste del piacere lavorano all’aperto. La polizia però le può arrestare se lavorano fuori da queste zone. Le prostitute in regola sono tenute a pagare le tasse, ma non a sottoporsi regolarmente a controlli sanitari.

Svezia: è uno dei Paesi europei più severi nei confronti del sesso a pagamento: pur non considerandolo un reato, con la legge in vigore dal gennaio 1999, finalizzata alla protezione della donna, è stata scelta la strada delle maniere forti con i clienti delle lucciole. Se vengono colti in flagrante rischiano da sei mesi a un anno di carcere. La stessa legge stabilisce la non punibilità di chi si prostituisce, ma sanziona l’adescamento, sia esso compiuto da chi vuole vendere o da chi vuole comprare una prestazione sessuale.

Irlanda: la prostituzione è reato. Non esistono case chiuse e sono previste ammende ed arresto per le prostitute ed i clienti.

Belgio: La prostituzione è legale fin dal 1948, ma viene perseguita quando turba l’ordine pubblico anche se l’adescamento viene condotto in forme poco appariscenti. E’ perseguito per legge lo sfruttamento. Il grosso dell’attività economica legata al sesso si svolge in bar a luci rosse e case private. Le prostitute sono tenute a dichiararsi al fisco come lavoratici autonome e possono godere di assistenza sociale.

Gran Bretagna: fornire sesso a pagamento non è illegale, ma lo sono l’adescamento e lo sfruttamento della prostituzione. Le prostitute prevalentemente lavorano in locali e abitazioni private, ma anche in strada. La politica verso il meretricio è di fatto definita a livello locale, dai Consigli comunali e dalla polizia.

Francia: le case di tolleranza sono state chiuse nel 1946 con la legge Marthe Richard. La legge non considera reato la prostituzione di adulti sulle strade. Secondo le nuove regole la prostituzione viene definita ‘attività che viola la tranquillità e l’ordine pubblico’. Sanzioni, quindi, contro l’adescamento e i clienti.

Spagna: le case chiuse sono state dichiarate illegali nel 1956 ma gli antichi bordelli sono diventati ‘club‘. Dal ’95 la legge non proibisce la prostituzione, ma è punito chi ricatta e sfrutta le prostitute. Il governo della Catalogna, il primo nel Paese, ha approvato un decreto che stabilisce regole sanitarie, d’orario e di collocazione dei locali dove si esercita la prostituzione.

Grecia: Chi esercita la prostituzione ha l’obbligo di iscriversi in appositi registri e deve sottoporsi periodicamente a visite mediche che autorizzano a svolgere il lavoro in veste quasi ufficiale.

Adnkronos Politica

27 febbraio 2009 at 11:21 Lascia un commento

La NATO scarta Saragozza e sceglie l’Italia per installare la sua base spia

Il Governo Berlusconi si felicita per il “successo” e sottolinea il vantaggio economico di cui beneficerà la zona. L’esecutivo spagnolo afferma di essersi ritirato dal progetto varie settimane fa

Saragozza non sarà la sede del nuovo Sistema di Vigilanza Terrestre (AGS) della NATO. L’Alleanza Atlantica ha confermato ieri di aver scelto la base militare di Sigonella (in Sicilia) per impiantare la cosiddetta base spia. C’erano in gioco un investimento di centinaia di milioni di euro in tecnologie ed infrastrutture, numerosi impieghi diretti di altissimo livello e le corrispondenti ripercussioni economiche. Saragozza non è stata scelta, tra altri motivi, perchè il Governo centrale ha deciso, nell’ultima fase della competizione, di non fare pressioni alla Nato affinchè venisse scelta Saragozza.

La decisione è stata presa in una riunione nel Quartier Generale della NATO lo scorso 16 gennaio, però è stata resa pubblica solo qualche ora fa. L’incaricato è stato il Ministro della Difesa Italiano Ignazio La Russa, che ha riassunto ” è una sfida vinta, un successo per l’Italia”. Le sue parole sono state confermate dalla NATO con una nota “Sigonella è stata scelta come base principale del Sistema di Vigilanza Terrestre”.

Per quanto riguarda la Spagna, fonti del Ministero della Difesa hanno spiegato che effettivamente Saragozza non era la prescelta e hanno aggiunto che la Spagna si era ritirata dal progetto circa un mese fa. Questa circostanza, che non era stata resa pubblica, è motivata dal fatto che il Governo centrale non considererebbe sufficiente il guadagno economico previsto dai piani dell’Alleanza. In ogni caso, nessun rappresentante del Governo centrale o di qualche altra amministrazione spagnola aveva informato fino ad ora che consideravano la sfida già persa o che non valeva la pena competere.

La scelta dell’Italia ha suscitato una certa sorpresa. Fonti ufficiali spagnole avevano ripetutamente segnalato che, dopo la Polonia (che contava sul pieno appoggio degli Stati Uniti), la candidatura più influente era quella spagnola. In più gli ultimi risultati elettorali in Polonia e Stati Uniti indicavano che i due paesi non si consideravano piú reciprocamente prioritari, facendo intendere che la nuova situazione stesse favorendo Saragozza. Ma alla fine non è stato così. Secondo le rivelazioni del ministro italiano, nella ultima fase solo i Governi di Germania e Italia sono stati in forte competizione per ottenerla.
Il progetto era considerevolmente cambiato da quando è stato formulato due anni fa. Così, in estate venne annunciato che invece di installare aerei telecomandati e con personale a bordo, avrebbero installato solo quelli del primo tipo, più tecnologicamente avanzati in base a ciò che stavano sperimentando.

Doppio impatto economico

Il ritiro della Spagna dal progetto e la caduta di Saragozza come base di questa infrastuttura, può essere relazionata al fatto che la pressione di alcuni governi avesse già pregiudicato l’assegnazione degli aerei. La Spagna non sarebbe entrata in questa competizione per sua scelta, dal momento che il suo ritiro dal programma prevede di interrompere i finanziamenti per il progetto.
In questo senso, il cosiddetto Sistema di Vigilanza Terrestre aveva due diversi tipi di impatto sulla economia dei paesi candidati. Da una parte c’era il ritorno economico che presuppone l’utilizzo della propria tecnologia necessaria. La Spagna, per esempio, partecipava attraverso imprese come l’Indra. Di questo guadagno non avrebbe beneficiato in concreto Saragozza, ma le imprese vincitrici dell’appalto e, alla fine, l’economia del paese.
Il beneficio diretto per la comunità autonoma era rappresentato dalla costruzione della base, dai posti di lavoro (diretti ed indiretti) che prevedeva e dal guadagno che sarebbe derivato dal trasferimento di centinaia di famiglie di tecnici stranieri altamente qualificati a Saragozza.

La Spagna ha deciso di abbandonare le pressioni alla NATO e di non partecipare economicamente al progetto. Fonti dell’Esecutivo hanno spiegato che dopo essere venuti a conoscenza del cambio verso gli aerei telecomandati, il progetto ha perso interesse economico per la Spagna. Inoltre l’impatto in Aragona sarebbe stato significativo, ma non ha pesato sufficientemente nella decisione della Spagna di ritirarsi da questo progetto.

Come esempio di quello che avrebbe voluto dire per la comunità, è sufficiente riportare le parole del ministro italiano quando ha annunciato la decisione della NATO. “La scelta prevederà l’arrivo in Sicilia di 800 famiglie di militari americani, ci sarà una nuova infrastruttura e si investirà di più”. Dopo aver aggiunto che l’Italia perteciperà con il 10% del capitale necessario per realizzare il progetto, il ministro ha affermato: “Sarà un respiro per l’economia della zona”.

Italia dall’Estero

3 febbraio 2009 at 00:58 Lascia un commento

La sinistra italiana si divide

Intellettuali di prestigio si presenteranno alle europee con l’ex giudice Di Pietro

Roma – Andrea Camilleri, l’ottantenne maestro del romanzo giallo italiano, nelle ultime elezioni generali ha appoggiato il Partito Democratico (PD): “L’ho votato malvolentieri”. Nove mesi dopo, l’atteggiamento del PD di Walter Veltroni lo ha deluso a tal punto che lo scrittore siciliano ha deciso di entrare in politica.

Attivo e in forma come sempre, Camilleri ha pubblicato ieri il suo nuovo libro “Un sabato con gli amici”, e ha fatto sapere di aver formato una coalizione con l’ex giudice Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei Valori e il filosofo Paolo Flores D’Arcays, direttore della rivista Micromega. Lo scopo è concorrere alle elezioni europee di giugno con una formazione che si chiamerà Partito dei Senza Partito (PDSP).

L’abbandono del giacobino Flores e della stella Camilleri è l’ultimo sintomo della dissoluzione di un centro sinistra diviso in correnti, accusato di eccessiva compiacenza con il Governo di Silvio Berlusconi, arroccato in una posizione così sottomessa da ispirare una sola parola: noia.

All’opposizione, il promettente PD di due anni fa si è rivelato una mera comparsa. Senza ambizioni, senza energia, senza capacità di influire, si direbbe che le uniche cose per cui ha spiccato siano state la propria divisione interna e i casi di corruzione comunale-provinciale-regionale, con in testa Napoli e il megascandalo del costruttore Alfredo Romeo (17 imputati). È la cosidetta questione morale: arresti, inchieste, clientelismo…Bari, Sardegna, Pescara, Basilicata. Come se di colpo il PD, rara amalgama tra ex democristiani ed ex comunisti, avesse recuperato le vecchie abitudini della Democrazia Cristiana.

A parte questo, c’è poco da raccontare: scarse idee sull’immigrazione, ancor meno proposte per uscire dalla crisi economica, nessuna notizia del promesso cambio generazionale e via libera senza opporre resistenza al Lodo Alfano, la cosiddetta legge salva-Berlusconi.

Dopo vari mesi di inattività, il “Governo ombra della sinistra ombra”, come si incomincia a conoscere in Italia, è caduto nei sondaggi al 25% (33.1% nelle elezioni di aprile, un punto in meno dopo la manifestazione di ottobre). È il suo minimo storico, anche se ieri Veltroni si è consolato dicendo che la cifra non è mai stata tanto alta dai tempi dei Democratici di Sinistra (DS) e della Margherita e ha richiamato il suo schieramento a rimediare: “Basta farci del male da soli”.

In parallelo, anche Berlusconi con le sue burle ha perso popolarità (il partito è al 38% anche se lui va per il 56%) e Di Pietro con i suoi modi diretti e qualche volta irascibili, però sempre disposto a sudare, ha sommato i resti ed è salito al 9.5%. Mentre, il grido xenofobo della lega Nord arriva orgogliosa ad un 11.5%. Secondo il sociologo Nando Pagnoncelli, di Ipsos, “la distanza totale tra destra e sinistra è, in questo momento, la maggiore della storia italiana, 55% contro 40%.

La leadership di Veltroni è così precaria che persino la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, si sente delusa. “Mi piaceva Veltroni. Però si è offuscato. Io non vedo nessuno capace di occupare il suo posto. Ci vorrebbe uno giovane, nuovo. L’Italia ha bisogno di una opposizione forte. Questo aiuterebbe la maggiorranza a sforzarsi di più, ad essere migliore” ha dichiarato alla Stampa. Indiscutibile.

La paralisi del progetto riformista è nota. Forse la miglior prova è stata la riunione convocata per accordarsi sulla posizione del partito di fronte al caso di Eluana Englaro – la donna di 37 anni che si trova in coma vegetativo da 17 anni ed il cui padre lotta perchè qualche ospedale stacchi la sonda che l’alimenta nonostante gli impedimenti del Governo – e sulla legge sul testamento biologico. Dopo aver parlaro per ore, si è terminato senza accordo tra cattolici e laici.

I possibili sostituti non entusiasmano molto di più. Massimo D’Alema già parla solo in nome suo e quello dei suoi “italiani europei”. Francesco Rutelli è impegnato nel creare una commissione d’inchiesta sulle intercettazioni giudiziarie.

La buona notizia per Veltroni è che la vera sinistra, che aspettava di poter rinascere alle europee, non otterrà deputati se non supera il 4% dei voti. Il patto Veltroni-Berlusconi allevierà il prevedibile disastro del PD. È il Veltrusconismo, l’alleanza dei leaders massimi. Camilleri lo chiama il “medioevo Berlusconiano”. Per uscire da questo, dice, ci vorrebbe “un gruppo di persone oneste che non hanno precedenti penali, che non hanno mai fatto politica prima e che decidano di farla in questa situazione di emergenza”. Ha detto niente.

Italia dall’Estero

31 gennaio 2009 at 22:26 1 commento

Spagna – Corte Suprema: non esiste diritto all’obiezione di coscienza per materia “Educazione per la Cittadinanza”

EUROPA/SPAGNA – La Corte Suprema ha stabilito che non esiste il diritto all’obiezione di coscienza per la materia “Educazione per la Cittadinanza”; per i genitori obiettori “un governo democratico non può essere insensibile di fronte a 52 mila obiezioni”

Madrid (Agenzia Fides) – La Corte Suprema, dopo tre giorni di deliberazioni, ha stabilito che “non esiste il diritto all’obiezione di coscienza” nel caso della materia “Educazione per la Cittadinanza” con 22 voti a favore e 7 contrari. Per la Corte, la materia “non lede il diritto dei genitori a scegliere per i loro figli l’educazione religiosa e morale che desiderano”. La sentenza, il cui testo sarà reso noto nei prossimi giorni, servirà come criterio di riferimento che tutti i tribunali della Spagna dovranno adottare.
Per i genitori obiettori che si battono in difesa della loro libertà e quella dei loro figli, il fatto è inaccettabile poiché “un Governo democratico non può essere insensibile davanti ad una realtà che ha portato a presentare più di 52 mila obiezioni nei confronti della materia Educazione per la Cittadinanza e quasi 2000 ricorsi giudiziari”. Le Organizzazioni che difendono l’obiezione di coscienza rispetto all’insieme di materie che rientrano nell’Educazione per la Cittadinanza hanno però aggiunto che mancano ancora molti dati sulla sentenza per giudicarla nel suo insieme. Tutto fa pensare che si tratterà di una sentenza complessa e piena di sfumature, poiché sono stati necessari due giorni e mezzo per arrivare ad una decisione da parte dell’Alto Tribunale. Queste organizzazioni non scartano l’ipotesi di intraprendere azioni future una volta conosciuta la sentenza nella sua interezza, sia davanti al Tribunale Costituzionale che rivolgendosi ad altre alte istanze internazionali.
La Confederazione Cattolica dei Genitori di Famiglia (CONCAPA) ha proposto alle famiglie obiettrici di continuare a difendere il diritto costituzionale di educare i propri figli secondo i criteri, le convinzioni filosofiche, religiose e morali che ritengono più opportune, in attesa di conosce le motivazioni della sentenza e decidere le successive azioni.
Anche Professionisti per l’Etica, una delle organizzazioni promotrici dell’obiezione di coscienza, di fronte al comunicato della Corte Suprema, e nell’attesa di conoscere il contenuto della sentenza, ha constatato che “la sentenza dettata dalla Corte Suprema riguarda i casi concreti che sono stati presentati nel procedimento; non ha effetto sugli altri casi di obiettori protetti da altri pronunciamenti giudiziari, condanne o atti di misure cautelari”. Inoltre ha annunciato che presenterà un risorso difensivo alla Corte Costituzionale per chiedere la sospensione cautelare dell’obbligatorietà di frequentare la materia, rivolgendosi anche al Tribunale dei Diritti umani di Strasburgo.
Il Vescovo di Palencia, Sua Ecc. Mons. José Ignacio Munilla, appena saputo della sentenza ha scritto una Nota nella quale afferma che “quando un padre discerne in coscienza che suo figlio non deve frequentare l’Educazione per la Cittadinanza, prende una decisione che riguarda esclusivamente la sua famiglia, senza conseguenze gravose per terzi. L’obiezione all’EpC non implica perciò che i compagni dell’obiettore debbano assumersene le conseguenze, come era il caso del servizio militare”. Perciò il Vescovo denuncia che non si può affermare “che il principio di obiezione di coscienza venga riconosciuto o scartato a seconda che la materia dell’obiezione venga considerata politicamente corretta o meno”.
Secondo Mons. Munilla, “ha molto poco senso che sia un tribunale a stabilire se i contenuti dell’EpC intaccano le convinzioni morali dei genitori”, proprio perché questa decisione spetta ai genitori. “Se si nega ai genitori questo discernimento, nella pratica non si sta riconoscendo il diritto all’obiezione di coscienza”. (RG) (Agenzia Fides 29/1/2009; righe 41, parole 537)

Agenzia Fides direttore Luca De Mata – Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

29 gennaio 2009 at 16:42 Lascia un commento

Laureati ma declassati, i giovani del sud Europa accumulano le difficoltà

Pubblicato lunedì 12 gennaio 2009 in Francia

[Le Monde]

“Milleuristi” spagnoli, “generazione mille euro” in Italia, quella dei 650 euro in Grecia, CPE (Contrat de Première Ebauche, contratto di primo impiego, N.d.T.) in Francia… I giovani laureati in piena rivolta in Grecia condividono, insieme ai loro vicini d’Europa del Sud, il triste record di essere mal pagati quando trovano un lavoro, spesso precario.

Laureati ma sottovalutati, questi giovani vivono a casa di mamma e papà fino a 30 anni e anche più. Per ragioni economiche, ma anche, il Mediterraneo impone, per attaccamento alla famiglia.

“Alcune società condividono il peso della precarietà tra le generazioni, là tutta la precarietà si concentra nei giovani”, riassume il ricercatore del CNRS (Centro Nazionale della Ricerca Scientifica, N.d.T.), Olivier Galland. Egli prende come prova la percentuale di salariati in Francia con contratto a tempo indeterminato tra i 30 ed i 50 anni “che non è cambiata da venti anni a questa parte”.

Allarme rosso in materia di disoccupazione dei giovani, con il 25,2 % dei giovani dai 15 ai 24 anni senza lavoro (Eurostat 2006), la Grecia è seguita da Francia (22,6 %) ed Italia (21,6 %). In preda a una disoccupazione ridiventata di massa, la Spagna corre il forte rischio di far subire ai suoi giovani la stessa sorte.

Tra studi che si protraggono e lavori al ribasso, questi nuovi declassati sono le vittime di una “promessa non mantenuta” quando si vedono attribuire un impiego non proporzionato al loro investimento educativo, riassume la sociologa Cécile Van de Velde.

La delusione è tanto più forte per il fatto che questi paesi hanno vissuto in pochi anni “un salto” notevole tra la generazione dei genitori, che non hanno compiuto studi, e quella dei loro figli ultra-laureati. “Questi paesi hanno visto un improvviso e forte aumento dei livelli di istruzione per riparare al loro ritardo”, ricorda la ricercatrice Marie Duru-Bellat. Un dramma in una Europa del Sud che ha in comune la religione della laurea e una frattura tra università e mondo del lavoro, agli antipodi rispetto ai paesi anglosassoni e scandinavi.

Generazione Canguro

In Danimarca, paese modello in materia di politiche giovanili, la vicinanza di imprese e giovani è maggiore grazie agli stage e alla presenza delle imprese nelle università. Ma in questi paesi, ogni giovane all’età di 18 anni beneficia di una borsa di studio elargita sotto forma di 72 buoni mensili (dal valore complessivo di circa 1000 euro) dei quali ognuno è libero di disporne come vuole e senza limite d’età.

Come in Gran Bretagna, il lavoro degli studenti è la regola, e l’autonomia la norma.

Niente di tutto ciò alle latitudini più meridionali. Proprio come la Francia, che ha sempre respinto l’idea di una borsa di studio, la Spagna, l’Italia o la Grecia non hanno sviluppato politiche d’aiuto specifiche per l’accesso dei giovani all’autonomia. Questi paesi tendono, come dicono gli esperti, ai “trasferimenti in ambito familiare”, altrimenti detto, essi preferiscono aiutare le famiglie che, a loro volta, aiuteranno i giovani.

Niente di sorprendente, quindi, se queste generazioni canguro si aggrappano alla loro famiglia, rimandando il momento di crearne una propria. Il tasso di natalità si fissa all’ 1,32% di neonati per donna in Italia, 1,39% in Grecia o ancora 1,38% in Spagna. I bamboccioni (in italiano nel testo, N.d.T.) raramente lasciano casa prima dei 30 anni.
I giovani Greci, Spagnoli e Portoghesi si sovrappongono, con un’eta media di allontanamento da casa di 27 anni. La Francia, malgrado tutto, sfugge al fenomeno, con un’età media di separazione (dalla famiglia) di 23 anni. In Spagna, dove si aggiunge l’ossessione dell’accesso alla proprietà “non c’è alcun passaggio dalla famiglia che si lascia alla famiglia che si forma”, sintetizza Olivier Fernand, autore, insieme ad Alessandro Cavalli e Vincenzo Cicchelli, di “Due Paesi, due gioventù?” (Stampa universitaria di Rennes). Davanti a questo accumulo di difficoltà, quello che sorprende gli osservatori è il fatto che i giovani non si ribellino più. Ma quando si infiammano, questi incendi esprimono sicuramente molto di più, secondo il sociologo italiano, “non più la lotta per il domani ma la paura di perdere quello che si ha”.

Articolo originale di Brigitte Perucca

Italia dall’Estero

18 gennaio 2009 at 18:49 2 commenti


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