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Rifiuti, allarme Lazio: “Presto Roma sommersa come Napoli”

ROMA – A partire dal prossimo 1^ aprile, Roma rischia di trasformarsi come Napoli, quando fu sommersa di rifiuti. A lanciare l’allarme, nel corso di una conferenza stampa, il presidente di Federlazio Ambiente, Bruno Landi: “Se i Comuni morosi, che sono circa quaranta nel Lazio, compresa Roma, non avranno pagato il loro debito, vedranno sospeso il servizio di smaltimento dei rifiuti. A Roma resteranno 4.500 tonnellate di rifiuti nei cassonetti e quindi il rischio Campania esiste”. Al 28 febbraio, il debito maggiore è dell’Ama, con 124 milioni di euro, nei confronti del consorzio Colari che gestisce la discarica di Malagrotta.

“Abbiamo cinque giorni perche’ accada quello che non e’ successo in mesi di trattativa- spiega Landi- qui non si tratta ne’ di uno sciopero ne’ di una serrata perche’ non vogliamo lo sfascio del Lazio, ma solo essere pagati”.

Il direttore generale di Federlazio, Giovanni Quintieri, sottolinea che “proprio in queste ore sono in corso incontri con l’Ama. Lavoriamo per trovare un accordo, coinvolgendo anche il mondo bancario il Comune di Roma potrebbe dare delle garanzie”. Secondo Quintieiri “il vero debitore e’ il Comune ma la Regione Lazio ha la responsabilita’ di autorizzare le discariche, determinare le tariffe, e quindi non se ne puo’ lavare le mani. E’ dal dicembre scorso che abbiamo chiesto il loro aiuto ma non abbiamo riscontrato una sensibilita’ in questo senso”.

Oltre a Roma, secondo Federlazio, i Comuni che attualmente detengono il maggior debito nei confronti delle aziende di smaltimento di rifiuti sono Pomezia (oltre 9 mln euro), Nettuno (8,6 mln), Mentana e Fonte Nuova (6 mln), Palombara Sabina e Monterotondo (5,4 mln), Latina (4,7 mln), Tivoli (3,2 mln), Ariccia (2,2 mln) e Ciampino (1,3 mln).

Agenzia DIRE

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27 marzo 2009 at 09:26 Lascia un commento

Confermato sequestro ai 500.000€ di Fitto

ROMA – La Sesta sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso del ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto contro l’ordinanza del Tribunale della libertà di Bari che, lo scorso 7 luglio, aveva confermato il sequestro di 500 mila euro nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti nel sistema degli appalti della sanità pugliese.

Secondo l’ipotesi accusatoria, dai conti dell’imprenditore romano Gianpaolo Angelucci sarebbero stati inoltrati, nel 2004, 500 mila euro depositati da Fitto, all’epoca coordinatore regionale di Forza Italia in Puglia, sui conti del movimento “La Puglia prima di tutto”. Stamani la procura della Cassazione aveva chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso. L’avvocato di Fitto, Francesco Paolo Sisto, al termine dell’udienza aveva sottolineato che il bilancio di “La Puglia prima di tutto” è stato certificato come regolare dalla Corte dei Conti e aveva chiesto il dissequestro della somma.

LEGALE: DECISIONE SALOMONICA

“La sesta sezione penale della Corte di Cassazione, ha assunto una decisione salomonica”. Lo afferma, in una nota, l’avvocato Francesco Paolo Sisto, difensore del ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, nella vicenda relativa all’inchiesta su presunte tangenti nel sistema degli appalti della sanità pugliese. “Nel confermare il sequestro di 500mila euro nei confronti de ‘La Puglia Prima di Tuttò, e non di Raffaele Fitto”, osserva il legale, la Cassazione “ha al tempo stesso rigettato sia il ricorso della Procura di Bari che chiedeva l’ampliamento di quel sequestro, sia la richiesta del Procuratore Generale che chiedeva la inammissibilità del ricorso della difesa”. “Ribadisco la assoluta ininfluenza di tale decisione sul merito del processo trattandosi di questione del tutto indipendente dall’accertamento delle responsabilità. Stupisce infine – afferma l’avvocato Sisto – che per una questione squisitamente tecnica, il Pg di udienza abbia addirittura reso personali dichiarazioni alla stampa, cosa non usuale per le udienze in Cassazione e, comunque, quanto meno poco opportuna”.

La Gazzetta del Mezzogiorno on the web

19 marzo 2009 at 21:41 Lascia un commento

120mila sieropositivi in Italia, ma 60mila non lo sanno

Il logo della lotta all'Aids

L’Aids è una malattia sempre più “sommersa”. Sui 120.000 sieropositivi italiani, si stima che circa la metà non sa di esserlo: 60.000 persone che si ritengono sane e che continuano con atteggiamenti sessuali a rischio, con le prevedibili conseguenze sul piano della diffusione dell’epidemia. E’ l’allarme di Stefano Vella, Direttore Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanita’, intervenuto alla presentazione dell’HIV Summit Italia 2009, in programma domani a Roma e organizzato da un gruppo indipendente di esperti.

In Italia, ha ricordato Vella, dall’inizio dell’epidemia si sono verificati oltre 60.000 casi di Aids. Al picco di nuovi casi di malattia conclamata, rilevato nel 1995, ha fatto poi seguito una rilevante diminuzione dell’incidenza, attribuibile all’introduzione di terapie antiretrovirali combinate sempre piu’ potenti.

Negli ultimi anni, pero’, la curva epidemica e’ pressoche’ stabile. Ciò è in gran parte dovuto a di un ritardo nell’accesso alla terapia antiretrovirale. Infatti, oltre il 60% dei pazienti a cui viene posta oggi una diagnosi di Aids non ha effettuato terapia antiretrovirale prima della diagnosi stessa.

“Tale fenomeno è la conseguenza della mancata conoscenza dello stato di sieropositivita’. Infatti, se all’inizio degli anni ’90, solo una persona su 5 (circa il 20% del totale dei nuovi casi di AIDS) veniva a conoscenza del proprio stato di sieropositivita’ al momento della diagnosi di Aids o poco prima (negli ultimi 6 mesi prima della diagnosi di malattia conclamata), oggi questo avviene in piu’ di un caso su due (per la precisione, quasi nel 60% dei casi)”.

Il ritardo nell’esecuzione del test non e’ solo un fenomeno italiano, ma e’ comune a diversi Paesi europei. Quali siano le cause del ritardo diagnostico non e’ noto, ma esistono certamente dei fattori di tipo demografico, comportamentale e psico-sociale, alcuni dei quali sono stati identificati.

“Ad esempio, chi vive al sud o nelle isole ha una maggiore probabilita’ di arrivare tardi al test rispetto a chi vive al nord, mentre gli stranieri sono in assoluto coloro che hanno il rischio maggiore di arrivare tardi al test. Maggiore e’ la probabilita’ di test ritardato nei maschi e, soprattutto, nei non tossicodipendenti.

Il ritardo nell’accesso al test rappresenta un indicatore importante di quello che definiamo il fenomeno del “sommerso”. Anche se non sono disponibili stime accurate, si ritiene che le persone sieropositive in Italia siano circa 120.000.

RaiNews2

19 marzo 2009 at 10:10 Lascia un commento

Menu religioso nelle scuole di Roma fino a Pasqua

La decisione è stata presa da Laura Marsilio, assessore al comune di Roma per le politiche educative e scolastiche.

L’ordine di non servire la carne agli studenti fino alla fine della Quaresima cattolica è arrivato alle scuole elementari e medie di Roma via fax con la firma dell’assessore comunale Laura Marsilio, responsabile alle politiche educative.

Il divieto non riguarda la dieta quotidiana degli studenti, ma si applica solo il venerdì proprio come imposto dalla tradizione cristiana in vista della Pasqua che quest’anno, per i cattolici, cade il 12 aprile.

Molti dirigenti delle scuole pubbliche, finanziate con i fondi del Comune della Città Eterna, si dichiarano sorpresi.

«Nel corso della mia carriera, non avevo mai ricevuto un simile ordine. Per la prima volta vedo che viene pianificata l’alimentazione dei bambini secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica romana, piuttosto che in base alle loro esigenze» riferisce Bruno Perziani, direttore dell’istituto comprensivo «Visconti».

Come sottolinea il quotidiano “La Repubblica”, la decisione dell’assessore non ha tenuto conto delle indicazioni dalla conferenza episcopale italiana, che avrebbero potuto risolvere il problema prima che si verificasse.

I vescovi cattolici hanno chiarito in una circolare che i bambini fino a 14 anni, gli anziani e gli ammalati sono esentati dal rispetto della «dieta religiosa». Alcuni commentatori sottolineano che ora bisognerebbe probabilmente prendere iniziative analoghe anche per gli studenti musulmani ed ebrei che studiano nelle scuole italiane.

L’assessore comunale che ha ideato questa «riforma nutrizionale» difende tuttavia la propria decisione.

«Abbiamo cambiato solo l’ordine in cui i piatti vengono proposti. Abbiamo mostrato un po’ di sensibilità, in quanto il 90% delle famiglie sono cattoliche» dice Laura Marsilio. «I bambini, comunque, non mangiavano neanche prima la carne tutti i giorni. Solo che ora, fino a Pasqua, saranno servite uova e pesce il Venerdì».

L’opposizione di centrosinistra però la considera una «iniziativa pericolosa che rischia di creare ancora più problemi per l’integrazione degli studenti stranieri e di altre fedi religiose, in un momento in cui le tensioni sono in continuo aumento».

Nel frattempo, il sindaco di Roma Gianni Alemanno si sta preparando per ospitare il Papa Benedetto XVI al palazzo comunale il 3 marzo. Forse, conclude la Repubblica, non è una casualità che questa scelta gastronomica sia stata presentata proprio pochi giorni prima di questa importante visita…

Italia dall’Estero

28 febbraio 2009 at 11:01 Lascia un commento

“Apartheid“ antirumeno in Italia

I Rom vengono tolti alla vista dell’opinione pubblica e costretti in campi

In Italia cresce il malumore contro gli immigrati rumeni: fiaccolate, guardie civiche, appelli a farsi giustizia da sé, tentativi di linciaggio, slogan razzisti – un’atmosfera da pogrom che viene sistematicamente fomentata dai media e da partiti come la Lega Nord. Dopo un episodio di violenza sessuale nella periferia di Roma sono stati incendiati negozi di rumeni.

Molti, ma non tutti i rumeni sono Rom e questi devono scomparire dal paesaggio urbano. Non sempre si differenzia tra rumeni e Rom. Soprattutto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, stringe la morsa attorno agli zingari. Anche famiglie Rom bene integrate, come quelle del quartiere Testaccio, che vivono in roulotte sulle rive del Tevere, sono state “trasferite”. La polizia le ha scortate ai margini della città, dove hanno dovuto piazzare le roulottes presso la tangenziale, senza acqua né corrente elettrica.

“Siamo italiani di terza generazione”, lamenta Aldo Udorovic. “Non rubiamo, ci guadagniamo da vivere onestamente, i nostri bambini vanno a scuola. Poiché abbiamo uno stile di vita diverso, veniamo trattati come cittadini di quarta classe”.

Promesse di espulsione

Non avendo potuto mantenere la sua promessa elettorale di “espellere almeno 5.000 Rom rimandandoli in Romania”, ora Alemanno persegue un obiettivo: i Rom devono essere tolti alla vista dei cittadini e spinti ai margini della città.

La conseguenza: campi nomadi come quello di Castel Romano, nel quale vivono più di 800 Rom regolarmente registrati, sono ormai completamente isolati.

Nei container del polveroso campo in inverno fa freddo e in estate fa un caldo insopportabile. Per evitare le proteste dei genitori delle zone circostanti, i bambini Rom vengono trasportati quotidianamente in autobus verso otto scuole diverse. Gli ultimi arrivano in classe due ore dopo l’inizio delle lezioni. La comunità cattolica di Sant’Egidio per questo accusa il governo di “apartheid”. “L’idea di relegare a vita degli esseri umani in campi è assurda”, si scalda Paolo Ciani, portavoce della comunità.

L’alloggio, per i Rom italiani, resta un sogno irraggiungibile. Quando il comune di Venezia volle costruire un piccolo insediamento sulla terraferma presso Mestre per 40 famiglie italiane di etnia Sinti, sostenitori della Lega bloccarono il cantiere e raccolsero firme contro il progetto, approvato già nel 1997. Del fatto che i Sinti vivessero lì ormai da 40 anni i manifestanti non si erano mai accorti.

Italia dall’Estero

26 febbraio 2009 at 11:56 Lascia un commento

Roma, spot shock di Gore vietato sugli autobus

Roma, spot shock di Gore vietato sugli autobus

ROMA – Una bibbia bucata da tre fori di proiettile accompagnata da una scritta: “Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?”. E una seconda immagine, un kalashnikov con una domanda: “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?”.

Da ieri i due manifesti pubblicitari dovevano girare all’esterno degli autobus di Roma per lanciare “Vanguard”, il programma di punta della nuova stagione di Current tv, il canale fondato da Al Gore. Ma l’Atac, l’azienda di trasporto della capitale, li ha bloccati in extremis. “Immagini pesanti, inopportune, che avrebbero potuto offendere la sensibilità dei cittadini, peraltro in un momento di grave tensione sociale, e per di più in una città come Roma, che è sede della Chiesa cattolica”, spiega Massimo Tabacchiera, presidente dell’azienda, che ha preso la decisione di bloccare la campagna. La stessa campagna, realizzata dall’agenzia milanese Cookies Adv, è stata approvata dal Comune di Milano, dove partirà il prossimo 26 febbraio, fa sapere Current tv. Dal Campidoglio arriva immediatamente il sostegno alla decisione di Tabacchiera: “La campagna utilizzava immagini inopportune e non adatte ad essere apposte sui mezzi pubblici”. E poi una precisazione: “Nella scelta non ha avuto un ruolo il problema della sicurezza”.

“Non volevamo certo turbare il clima sociale della capitale – replica l’emittente, dove la decisione dell’Atac ha colto tutti di sorpresa – ma semplicemente ottenere l’attenzione dei cittadini su temi di attualità di respiro globale, che non riguardano solo la città di Roma”. “Capiamo la reazione, visto anche il clima. Tuttavia cercheremo altri circuiti privati che possano distribuirla”, aggiungono.


“Quei manifesti non vanno bene per dei mezzi in movimento – riprende il presidente dell’Atac, che ha visto in anteprima le immagini per dare il via libera dell’azienda – la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio. Sotto l’immagine della Bibbia c’è scritto “Vanguard. I martiri della camorra”, che è l’argomento di una puntata. Sotto il kalashnikov, rappresentato insieme a dollari arrotolati e con il calcio dai colori della bandiera americana, c’è scritto “La guerra segreta all’Iran”. Ma i caratteri sono troppo piccoli per poterli leggere mentre l’autobus si sposta”.

Repubblica.it

21 febbraio 2009 at 10:50 Lascia un commento

Roma, il regista del film su Liboni gambizzato

Roma, 18 feb. (Adnkronos) – Stava uscendo dal teatro Anfitrione, in via San Saba, a Roma, quando e’ stato ferito alla gamba con un colpo di pistola. La vittima e’ un regista romano di 39 anni, Stefano Calvagna che due anni fa ha girato un film su Luciano Liboni detto ‘il Lupo’.

Due uomini, secondo le prime ricostruzioni, lo avrebbero aspettato a bordo di una moto fuori dal teatro e gli avrebbero sparato 5 colpi di cui solo uno ha colpito la gamba.

Sul caso indaga la Polizia.

Adnkronos Cronaca

18 febbraio 2009 at 10:37 Lascia un commento

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