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G20, video incastra agenti “L’uomo morto fu spinto”

Londra – Ian Tomlinson, l’uomo morto per infarto durante una manifestazione di protesta a Londra in occasione del vertice del G20, sarebbe stato spinto a terra da alcuni poliziotti, secondo le immagini riprese da una telecamera di un turista americano. Il 47enne Tomlinson, che lavorava in una vicina edicola, non stava manifestando, ma era semplicemente di ritorno a casa e cercava di superare il cordone degli agenti: la Commissione Indipendente che vigila sull’operato della polizia ha aperto un’inchiesta per accertare se gli agenti abbiano avuto una parte di responsabilità in quanto accaduto.

Il video che incrimina la polizia Spunta un video che prova le responsabilità della polizia nella morte del 47enne negli scontri durante il G20 di Londra. Nel filmato, pubblicato dal Guardian sul sito web, mostra la vittima, Ian Tomlinson, camminare con le mani in tasca di fronte ai poliziotti schierati, quando un agente lo spintona facendolo cadere a terra. Il 47enne è morto mercoledì dopo aver accusato un collasso mentre tornava a piedi a casa dal lavoro attraversando le strade del centro di Londra in cui in quel momento imperversavano gli scontri tra agenti e manifestanti.

Le riprese del manager di New York Il quotidiano, ha riferito che il video è stato girato da un manager di New York e ha scritto che un agente ha colpito Tomlinson alla gamba con un manganello sorprendendolo alle spalle. Questo particolare però non è chiarito dallle immagini. La polizia aveva raccontato di essere stata allertata da un passante secondo il quale Tomlison aveva avuto un collasso e non respirava più, che i manifestanti aveno lanciato oggetti contro gli agenti che cercavano di rianimarlo, e che l’uomo era poi morto in ospedale. “Stiamo cercando di recuperare questa prova”, ha detto un portavoce della polizia.

IlGiornale.it

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9 aprile 2009 at 10:26 Lascia un commento

La Green…list! Ma è verde l’economia o i dollari?

E’ questione di gusti. Con i colori poi il gradimento è assolutamente soggettivo. Alcuni però sembrano essere più fortunati di altri, forse per il fascino che esercitano sulla gran parte degli esseri umani le immagini che questi fanno tornare in mente. Intendiamoci, non c’è niente di male nel prediligere l’uno o l’altro, quando però l’amore per l’ambiente (che più verde non si può) trova corrispondenza nel verde delle banconote d’oltremare viene qualche sospetto che quest’amore possa essere -come dire- interessato. Anche qui nulla di male, del resto una delle accuse che viene mossa più frequentemente a chi nutre qualche dubbio sulla teoria del riscaldamento globale di origine antropica è proprio quella di essere al soldo dei perfidi inquinatori. Per par condicio, uno dei nostri lettori, Marco Pallecchi, ha scovato un articolo dal quale forse si capisce chi è al soldo di chi. Una valanga di soldi dai quali speriamo che si produca un pò di sano ambientalismo privo di pregiudizi (visto che chi ce li mette è spesso vittima degli stessi). Sorge però il sospetto che per accudire questi corposi investimenti si possa esagerare un pò con la comunicazione efficace. Vi lascio a questa istruttiva lettura, devo scappare perchè ho la Ferrari in doppia fila.

Lo scorso 1 marzo è apparso su The Times di Londra un articolo estremamente interessante che però non ha trovato molta fortuna dalle nostre parti. Il titolo non può deludere le attese: “The Green Rich List”.

Si discute molto infatti sull’importanza mediatica che ha assunto negli ultimi anni il Global Warming: lo troviamo dovunque!!! Su internet, alla TV, sui giornali, sulle pubblicità e persino come vessillo della verginità e della purezza sulle auto e sugli elettrodomestici che lo combattono. In poche parole: oggi tutti siamo tempestati da ogni parte dalle vicende che affliggono questo povero pianeta in preda alla fornace globale.

Ed allora sarà curiosità di tutti sapere che il Times ha redatto una lista dei più ricchi uomini al mondo quantificando i loro investimenti proprio nel settore delle energie rinnovabili. Vediamo chi sono, cercando di capire cosa rappresentano e soprattutto evitando di cadere nel Legittimo Sospetto.

Primo nella classifica: Mr Warren Buffet.
Ai più risulterà sconosciuto ma questo simpatico vecchietto è il titolare della Berkshire Hathaway che con i suoi 100 miliardi di dollari di fatturato annui è una delle holding più grandi al mondo: le società all’interno di questa holding spaziano in qualsiasi settore. Non c’è area che sia scoperta: assicurativi, bancari, mediatici,alimentare, industriale, petrolifero, energetico ecc.. Un autentico colosso da 40 miliardi di dollari di valore: qualcosa come tre finanziarie dello Stato Italiano!! Non v’è ovviamente da dubitare che i miliardi di dollari di Buffet nell’eolico siano remunerativi e non v’è ovviamente da dubitare che il peso mediatico del sig. Buffet e della sua company sia rilevante.

Secondo posto: udite udite, è con noi Mister Bill Gates!!!
Il poveretto di windows si è fatto fregare da Buffet per un solo miliarduccio di dollari: Bill Gates con i suoi 29 miliardi di dollari, investe nelle energie rinnovabili e soprattutto nei carburanti alternativi. Non mi pare il caso di dilungarsi sul peso mediatico di questa raffinata figura di imprenditore.

Terzo posto: Mr Ingvar Kamprad!!
Qualcuno lo ricorda? Ma dai!!! il proprietario dell’IKEA!!! Uomo da 25 miliardi dollari!!

Ma proseguiamo pure…

Udite udite!! MR Bloomberg…Michael Bloomberg ! Ex Sindaco di New York ma soprattutto , molto più interessante, fondatore e proprietario di una delle più importanti riviste finanziarie al mondo, “ Bloomberg” appunto, e uno dei più importanti gruppi d’informazione:la Bloomberg L.P. Mr Bloomberg è uno tra gli uomini più ricchi al mondo con televisioni, radio, quotidiani, riviste, network e chi più ne ha, più ne metta!
Forse da un punto di vista mediatico qualche parolina sul Gw gli sarà sfuggita…giusto per far andar un po’ meglio gli ingenti investimenti sulle energie rinnovabili che ha fatto.

Questa poi è bellina!! Sentite chi troviamo al 7° posto: Micheal Otto!!! per chi non lo conosce sarà sufficiente sapere che la Otto GmbH & Co KG è la più grande multinazionale nel settore della pubblicità sia mediatica (spam) che postale di prodotti e servizi!! Anche qui quindi un pizzico di sospetto che il peso mediatico di Otto finisca per agevolare gli investimenti della vecchiaia nel settore delle rinnovabili, pare ci sia…

Abbiamo poi Paul Allen, co-fondatore con Gates della Microsoft… Nulla da aggiungere…

Troviamo poi una paio di personaggiucci del cui peso mediatico forse si può dubitare….
Mr. Larry Page e Mr. Sergey Brin: Page non è ovviamente il chitarrista dei led Zeppelin! Insieme a Brin sono i modestissimi proprietari della macchina pubblicitaria più grande ed efficace al mondo: conoscete Google? Ne sono fondatori! Il più potente strumento di informazione e pubblicità al mondo è di proprietà di due persone che fanno importanti investimenti nel settore delle rinnovabili. Possiamo davvero qui dubitare che qualche riferimentuccio al GW e ai cambiamenti climatici non vi sia? Possiamo dubitare che la macchina d’informazione per eccellenza, il motore di ricerca per antonomasia, sia fuori dal conflitto d’interessi?

Volgiamo davvero proseguire questa classifica? Qualcuno si sta annoiando? Qualcuno farà brutti sogni stasera? Ma soprattutto: è davvero la Co2 il nostro problema?
E va beh! Proseguiamo pure:

Mr. T. Boone Pickens uno dei più grandi petrolieri americani.
Mr.Philip Anschutz proprietario di uno dei più importanti giacimenti petroliferi americani.
Mr. David Rockefeller nipote del celebre nonnetto e proprietario di una delle più importanti holding nel settore petrolifero del mondo.
Insomma…mi pare inutile proseguire. Qui trovate la lista completa. Sta a voi spulciarvi ogni singolo nome.
Una delle più delicate faccende del 21° secolo rischia di ridicolizzarsi. Altro che economia verde!! Qui di verde c’è solo l’odore di dollari. La grande truffa mediatica è servita: petrolieri, media-bussines, pubblicitari, holding tra le più grandi al mondo…ecc.. tutti gli uomini più ricchi e mediaticamente influenti hanno investimenti da centinaia di milioni di dollari…miliardi di dollari…tutti nei nuovi settori dell’economia verde!!! L’unico settore che non è in recessione è proprio quello dell’ecocompatibile, delle rinnovabili…del verde!
E noi che stiamo qui a discutere sulla Co2! Dalla mattina alla sera veniamo rimbambiti da messaggi a dir poco subliminali. Messaggi che nel migliore dei casi parlano del clima con l’unica vera ragione di fomentare la domanda globale nei settori delle energie rinnovabili.
Qualcuno potrebbe obbiettare: ma i centri di ricerca cosa c’entrano con la televisione, i giornali ecc…
Sapete dove finiscono un buon 20% dei guadagni delle grandi Holding mondiali? Ricerca e sviluppo. E’ un pratico modo per abbattere l’imponibile fiscale ed ottenere ottimi sgravi. Ogni grande holding finanzia decine di centri di ricerca in tutti i settori.
Ai centri di ricerca pubblici ci pensano ovviamente gli Stati…e già questo la dice lunga se si pensa che i maggiori investitori nelle energie rinnovabili sono proprio alcuni stati: Germania e Spagna sono ai vertici mondiali. E se non sono gli Stati direttamente ad investire, sono le società da essi partecipate.

Una delle più colossali truffe mediatiche è servita! Sta ad ognuno di noi credere a chi vuole. Comportarsi secondo un etica ambientale è obbligatorio; ma cosa c’è di etico in tutto ciò?”

Marco Pallecchi

Climate Monitor

20 marzo 2009 at 12:12 1 commento

Da Londra a discarica africana viaggio illegale del televisore

Il televisore arriva al grande mercato dell’usato di Alaba, a Lagos

Una Gomorra in versione anglosassone porta alla luce quello che molti sospettavano, pur senza conoscerne l’esatto meccanismo: lo smaltimento illegale dei rifiuti è un problema globale e riguarda molti Paesi ricchi che usano il sud del mondo come una discarica abusiva, in sfregio alle leggi europee. Un’indagine di Greenpeace, portata avanti in collaborazione con il quotidiano The Independent e l’emittente Sky News, ha tracciato il percorso di un televisore rotto attraverso un sistema satellitare. L’apparecchio, che per legge non avrebbe potuto uscire dalla Ue, ha invece percorso un viaggio di 4500 miglia, dal porto Tilbury nell’Essex, fino a Lagos, capitale della Nigeria, dove l’équipe lo ha recuperato prima che finisse in un sito a cielo aperto, che accoglie ogni giorno montagne di scarti del mondo occidentale.

L’inchiesta dell’organizzazione ambientalista è durata tre anni. Nell’elettrodomestico, danneggiato e impossibile da aggiustare, è stato piazzato un trasmettitore satellitare. In questo modo, il suo percorso è stato ricostruito grazie a un sistema Gps.

L’itinerario inizia nella cittadina inglese di Hampshire, dove il televisore viene consegnato alla locale compagnia di riciclaggio. E’ rotto. Secondo una direttiva europea, non potrebbe essere esportato, perché considerato rifiuto pericoloso. Invece la Bj Eletronics, l’impresa che gestisce l’appalto, tratta il dispositivo come se fosse di seconda mano e lo rivende a un’altra compagnia. Questa a sua volta lo caricherà su container, insieme ad altre tonnellate di materiale elettronico, destinazione il continente africano. E’ qui il passaggio fondamentale, perché fotografa la zona grigia in cui matura il traffico illecito.


Il carico attraversa l’equatore e giunge a Lagos, dove finisce nell’immenso mercato di seconda mano di Alaba. Un suk che raccoglie ogni giorno fino a 15 container pieni di materiale elettronico di seconda mano, di provenienza asiatica ed europea. Il televisore viene ricomprato qui per pochi soldi. Ma la maggior parte del materiale fuori uso finisce direttamente in discariche a cielo aperto. In questo inferno decine di ragazzi tra i 15 e i 20 anni recuperano i componenti, bruciano la plastica e trafugano il rame che poi rivenderanno. Una pratica che li espone ad agenti tossici e cancerogeni.

L’indagine porta alla luce un meccanismo che ha una dimensione quasi inimmaginabile se si considera l’impatto dei Paesi sviluppati. Solo nel Regno Unito si perdono ogni anno le tracce di circa 500mila tonnellate di prodotti elettronici. Un affare da decine di milioni di euro. Ma qual è la situazione in Italia? Secondo Vittoria Polidori, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia, non c’è da stare molto allegri: “Non sappiamo la fine dell’80-85% dei nostri scarti tecnologici. Per 800mila di questi rifiuti prodotti ogni anno, solo 100mila sono sotto controllo. Del resto sappiamo poco o nulla. In questo numero possiamo ipotizzare che alcuni rimangano nelle case, altri finiscano impropriamente in discariche o inceneritori, ma non possiamo escludere che il resto venga esportato nei Paesi in via di sviluppo”.

Repubblica.it

20 febbraio 2009 at 10:05 Lascia un commento

Gb: piu’ spese per Iraq- Afghanistan

2, 6 mld sterline per guerra Afghanistan e 2 mld in Iraq nel 2008 (ANSA) – LONDRA, 13 FEB – Il costo delle operazioni militari dell’esercito britannico in Iraq e in Afghanistan durante lo scorso anno e’ aumentato del 50%. Lo rende noto il ministero della Difesa precisando che le spese totali ammontano a 4,5 miliardi di sterline: 2,6 miliardi contro gli 1,5 del 2007 per la missione afghana e 2 miliardi contro gli 1,5 del 2007 per quella irachena. L’aumento della somma e’ dovuta anche all’introduzione di nuovi veicoli blindati per proteggere i soldati da agguati kamikaze.

ANSA.it

14 febbraio 2009 at 11:02 Lascia un commento

GB: PREMIER CINESE A LONDRA, ARRESTATI MANIFESTANTI PRO-TIBET

(AGI) – Londra, 1 feb. – Cinque attivisti pro-Tibet, che hanno cercato di forzare il cordone della polizia all’arrivo del premier cinese Wen Jiabao, sono stati fermati davanti all’ambasciata cinese a Londra. I manifestanti sventolavano bandiere tibetani e protestavano contro la politica cinese di repressione contro la regione. “I tibetani sono determinati a denunciare la responsabilita’ di Wen Jiabao nei confronti dell’attuale e sempre piu’ critica situazione del Tibet”, ha affermato Matt Whitticase, attivista del gruppo Free Tibet. I manifestanti hanno voluto mandare un messaggio anche al premier britannico, Gordon Brown, che, a loro giudizio, “deve adottare una linea ferma e dimostrare di credere nei diritti umani e nella liberta’, anche quando politicamente sconveniente”. Il premier cinese rimarra’ a Londra tre giorni, Brown ha in programma diversi incontri con lui.

AGI News

1 febbraio 2009 at 21:37 Lascia un commento

L’Independent: verso la settimana lavorativa di tre giorni per salvare le imprese in Gran Bretagna

Magazzino britannico

La Gran Bretagna fa ormai i conti con la recessione e il governo cerca di correre ai ripari. Torna ad affacciarsi la prospettiva della settimana lavorativa di tre giorni.

Secondo l'”Independent”, che cita fonti governative, Londra starebbe considerando la possibilita’ ridurre l’orario di lavoro per salvare le imprese. Sono gia’ decine di migliaia le aziende che hanno manifestato l’intenzione di ridurre la settimana lavorativa. Molte, soprattutto nel comparto automobilistico, sono pronte a introdurre la settimana di tre giorni.

Il governo sarebbe orientato a introdurre degli incentivi per i lavoratori anche se fonti ministeriali negano che ci sia un piano “imminente” in questo senso. L’obiettivo e’ comunque quello di evitare il boom della disoccupazione che gia’ tra settembre e dicembre e’ balzata ai massimi dal 1997, al 6,1%.

Proprio nei giorni scorsi la mitica casa automobilistica Bentley, che annovera la Regina Elisabetta tra i piu’ prestigiosi clienti e le cui vetture si vendono a listino attorno alle 250 mila sterline (264 mila euro), ha annunciato la sospensione della produzione per sette settimane a causa della caduta della domanda.

La settimana corta era gia’ stata introdotta nel Regno Unito negli anni ’70. Nel ’73 lo sciopero dei minatori delle miniere di carbone aveva costretto il governo a imporre una settimana di tre giorni di emergenza. L’orario ridotto era rimasto in vigore per tre-quattro mesi.

RaiNews24

25 gennaio 2009 at 12:22 Lascia un commento


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