Posts tagged ‘hamas’

Si dimette il premier palestinese verso il governo di unità con Hamas

Si dimette il premier palestinese verso il governo di unità con Hamas
GERUSALEMME – Il primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese, Salam Fayyad, ha presentato oggi le sue dimissioni al presidente Abu Mazen.

Fayyad ha annunciato di avere presentato le sue dimissioni al presidente palestinese Abu Mazen per aprire la strada a un governo di “unità nazionale”, nel quadro del processo di riconciliazione con il movimento radicale Hamas.

Le dimissioni, ha spiegato il premier in un comunicato, avranno effetto dopo la formazione di un governo di unità nazionale palestinese, ma non più tardi della fine di marzo.

L’annuncio di Fayyad giunge alla vigilia dei nuovi negoziati per la riconciliazione tra il partito Fatah, che fa riferimento al presidente Abu Mazen, e l’organizzazione di Hamas. Quest’ultima aveva chiesto ripetutamente le dimissioni del premier dell’Anp, come primo gesto di buona volontà in vista del processo di riconciliazione.

Repubblica.it

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7 marzo 2009 at 10:19 Lascia un commento

La tv di Hamas ingaggia un orsacchiotto per promuovere la guerra santa

Nassur

“Ora mi arruolo nelle Brigate Ezzedin al-Qassam”, il braccio armato di Hamas: dichiara un orsacchiotto di pelouche di nome Nassur all’interno di un  programma per bambini trasmesso da al-Aqsa Tv di Hamas a Gaza. A spingerlo all’azione e’ stata l’operazione Piombo Fuso di Israele a Gaza. “Saro’ un combattente della Jihad (guerra santa), avro’ il mio fucile” aggiunge Nassur.

Come gia’ in passato, attualita’ politica ed attivita’ ricreative vanno di pari passo nei programmi televisivi di al-Aqsa Tv. La formula degli educatori di Hamas e’ di utilizzare pupazzi accattivanti – Farfur il Topolino, Nahul l’ape regina, Assud il coniglietto – per veicolare messaggi estremamente crudi: la necessita’ della lotta ad oltranza contro Israele, la disposizione al ‘martirio’, la fiducia che l’Islam sia destinato a prevalere. Un anno fa uno dei pupazzi si era anche scagliato contro il presidente degli Stati Uniti George W. Bush e lo aveva trafitto a morte.

Le scorse settimane i piccoli telespettatori erano stati costretti a rinunciare ai loro beniamini di pelouche perche’ – era stato detto – anch’essi erano ‘caduti’ durante i combattimenti di Gaza. Adesso pero’ e’ comparso il nuovo eroe: Nassur, l’orsacchiotto che vendichera’ “tutti i bambini uccisi, feriti o rimasti orfani”.
“Ho dichiarato guerra ai criminali sionisti” ha annunciato, per poi chiedere alla piccola conduttrice: “Sei pronta anche tu, Sarah?”. “Siamo tutti pronti al sacrificio per la patria” ha risposto la bambina.

RaiNews24

17 febbraio 2009 at 14:42 Lascia un commento

Israele: nessuna tregua con Hamas senza il rilascio del soldato Shalit

Ehud Olmert

Il premier israeliano Ehud Olmert ha detto che lo Stato ebraico non accettera’ di siglare alcuna tregua con il Movimento islamico Hamas senza il rilascio di Gilad Shalit, il caporale israeliano catturato dai miliziani palestinesi nel 2006.

RaiNews24

14 febbraio 2009 at 13:48 Lascia un commento

Gaza: UE, Hamas ha “schiacciante responsabilità” per guerra

Jabaliya, 26 gen. – Hamas e’ un “movimento terroristico” e ha una “schiacciante responsabilita’” per il conflitto nella Striscia di Gaza. Lo ha detto il Commissario europeo per lo sviluppo e gli aiuti umanitari, Louis Michel, in visita a Gaza.

“Hamas e’ un movimento terrorista e deve essere denunciato come tale”, ha detto Michel da Jabaliya, citta’ settentrionale della Striscia, una delle piu’ colpite dalla offensiva israeliana durata 22 giorni.

AGI News

26 gennaio 2009 at 11:14 Lascia un commento

Gaza: Hamas risarcisce famiglie vittime offensiva israeliana

(AGI) – Gaza, 23 gen. – Hamas ha annunciato che a partire da domenica versera alle famiglie colpite dall’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza mille euro per ogni persona uccisa e 4.000 euro per ogni casa completamente distrutta. Lo ha reso noto il portavoce governativo dell’organizzazione, Taher al Nono, secondo cui il movimento ha disposizione per i risarcimenti 28,6 milioni di euro. “Il governo versera’ 4.000 euro ai proprietari delle case che sono state completamente distrutte, 2.000 euro per ogni abitazione parzialmente distrutta, mille euro alla famiglia di ogni martire e 500 euro per ogni ferito”.

AGI News On

23 gennaio 2009 at 10:36 Lascia un commento

Gaza, la collina della vergogna “Contro di noi ogni sopruso”

Gaza, la collina della vergogna "Contro di noi ogni sopruso"GAZA – La collina ha un nome mite: Hai el-Zaitun, il Posto delle Olive. Molteplice è l’origine della sua sfortuna. Hai el-Zaitun è alla periferia di Gaza, e dall’alto domina la città. Ma non meno di questa posizione strategica è stata fatale ai suoi abitanti la coincidenza di interessi tra Hamas e il governo Olmert, poiché a entrambi una guerra conveniva. In ogni caso, due settimane fa, nel pieno della battaglia di Gaza, ad Hai el-Zaitun trentacinque palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani.

E le testimonianze dei sopravvissuti concordano: alcuni sono stati ammazzati a sangue freddo, quando si erano già arresi.

A Hai el-Zaitun vivevano i membri di un grande clan palestinese, i Samuni (Samooni secondo la trascrizione inglese). Abitavano15 edifici di due o tre piani sparsi per un’area di circa tre ettari. Avevano olivi, orti, anatre, un allevamento di galline e una piccola moschea. I tank israeliani e la fanteria arrivarono lassù nei primi giorni di gennaio e si attestarono tra le case. E’ probabile che uno o più Samuni abbiano sparato sui soldati. Ma neppure questo giustificherebbe quel che accadde in seguito.

La collina adesso è immersa in un fetore di galline morte. Sulla sabbia pressata dai cingoli dei carri armati si svolge da due giorni un andirivieni di sopravvissuti, impegnati a tentare di recuperare qualcosa dalle case, tutte colpite da pallottole e da granate, le più totalmente distrutte.

Atia Samuni, 47 anni, e suo figlio Ahmed, 4 anni, morirono in questa palazzina a tre piani, un edificio rudimentale di cemento nudo, con un tetto di lamiera, stanze senza porta e al piano terra, sabbia per pavimento. La moglie di Atia, Zeinat, non ricorda esattamente quale giorno fosse, probabilmente il 3 gennaio. Gli israeliani spararono una granata contro la casa, distruggendone una parte. Poi entrarono all’interno. Quasi tutti gli abitanti, venti in tutto, si era radunati in una stanza di tre metri per tre, con stuoie sulla sabbia. “Chi è il proprietario?, gridarono i soldati. Allora mio marito avanzò con le mani alzate”, mi racconta Zeinat Samuni. “Era sulla porta quando gli israeliani lo ammazzarono con una pallottola tra gli occhi. Cadde all’indietro, in questa stanza. Poi gli israeliani ci mitragliarono”.

Le pallottole ferirono cinque palestinesi, tra i quali i due figli di Zeinat Samuni: un neonato e Ahmed, il bambino di quattro anni. “Li sentivamo ridere, mentre rovistavano nella stanza accanto, per rubare quel che avevamo. Quando diedero fuoco ai materassi, il fumo invase questa stanza e non riuscivamo a respirare. In nome di tutti i libri sacri, li invocammo, lasciateci vivere, per pietà. Infine ci puntarono le loro luci laser e ci ordinarono di spostarci nella cucina. Fatemi prendere mio marito, dissi. Ma non vollero. Più tardi accadde qualcosa che non so, perché uscirono dalla casa. Provai a uscire anch’io, Ahmed perdeva molto sangue, ma i soldati presero a sparare fin quando non rientrai. Allora chiamai la Croce Rossa, gli ospedali. Mi dissero che non potevano mandare un’ambulanza, gli israeliani avevano già ammazzato due autisti. Mio figlio morì di emorragia. Vede quella striscia rossa sulla parete? Quello è il sangue del mio povero bambino”.

Secondo altre donne Samuni che trovo ad Hai al-Zaitun, almeno un altro palestinese sarebbe stato ammazzato a sangue freddo. Quando ne raccontano, sono inarrestabili come un fiume in piena. Si erano rifugiati in 80 in una palazzina prossima alle casa di Ahmed Samuni, quando gli israeliani ordinarono di uscire, prima con un razzo di avvertimento, poi con un altoparlante. “Strappammo strisce di lenzuola bianche, e agitando quelle sulla testa uscimmo. Gridavamo “Katàn, katàn”, bambini, e mostravamo i nostri figli. Eppure ci spararono. Da quella casa, la vede? Ammazzarono un uomo e ne ferirono altri due”.

Ricorre in questi racconti il saccheggio delle case. I soldati trasformarono in “centro di interrogatorio” la casa di Assad al Samuni, 50 anni, poliziotto, e per primo interrogarono lui, disteso su assi poggiate su una branda, bendato e legato con manette di plastica. Volevano sapere chi apparteneva ad Hamas, in quella zona. Nel frattempo perquisirono la casa e trovarono il bottino – qualche oggetto d’oro e circa 4000 euro in dinari giordani – in un cassetto segreto dell’armadio. Rubarono anche gli 800 shekel che Mahmud al Samuni, 11 anni, aveva nascosto tra i vestiti. E questo ora indispone Mahmud molto più del fatto che quando andava in cucina, per prendere cibo per il resto della famiglia, aveva sempre un mitra puntato nella schiena: “Avevo impiegato un anno per metterli insieme, accidenti!”.

Hai al-Zaitùn è una Mi-Lai israeliana? Recitavano, quelle donne straziate dal dolore? Non è difficile verificare se questi racconti sono veri. Israele sostiene che nell’offensiva mai il comportamento dei suoi soldati è stato disonorevole. Però rifiuta per principio un’inchiesta internazionale (nel caso affidata alla Corte penale internazionale) e ignora i dettagliati rapporti dell’americana Human Rights Watch, la più attendibile organizzazione per i diritti umani. Val la pena di rileggere un’indagine condotta da Hrw sulla penultima offensiva israeliana a Gaza, l’operazione Inverno Caldo, condotta a cavallo tra il febbraio e il marzo 2008, e conclusa con l’uccisione di 102 palestinesi, per la metà civili. Secondo Hrw i soldati israeliani si macchiarono di “gravi violazioni, incluso l’uccisione di un ferito trasportato in ambulanza, l’uccisione di due conducenti di carretti trainati da asini, il ferimento con armi da fuoco di due prigionieri. Tutti questi incidenti sono avvenuti in aree saldamente in controllo delle Forze armate israeliane”. Che tra i soldati israeliani ve ne sia qualcuno dal grilletto facile, è da mettere nel conto, considerando l’asprezza dello scontro e la sua durata. Ma secondo Hrw la questione è un’altra. “Un problema centrale è stato l’impunità” (rispetto alle leggi internazionali) che Israele accorda ai suoi militari. Hrw cita questo esempio: dopo “Inverno Caldo” Israele ha aperto indagini su tre furti che chiamavano in causa suoi soldati, ma non su presunti assassinii. Va da se che l’impunità distrugge i codici di un esercito. Anche di un esercito come quello israeliano, che trent’anni fa era il più etico (e il più motivato) del pianeta.

Ovviamente Hrw è durissima anche con Hamas, di cui condanna nei termini più nitidi i metodi di lotta. Se poi si aggiunge l’indifferenza di europei e americani alle violazioni più plateali, non sorprende che lo scontro arabo-israeliano abbia un carattere così sregolato. Poiché considera il nemico “terrorista, nazista e genocida”, ciascuno dei contendenti si accorda il diritto di derogare dalle leggi di guerra ed è tentato di puntare tutto sulla soluzione militare. Anche per questo è possibile che il cessate-il-fuoco non duri. Tanto più perché Hamas ora sembra ubriacata da quello che considera un successo.
L’esito finora inconcludente dell’offensiva israeliana ieri ha permesso all’organizzazione fondamentalista di dichiarare la vittoria. Davanti alle cineprese di molte tv, due incappucciati, entrambi capi delle Brigate Qassam, hanno millantato di aver ucciso 49 israeliani, uno in più dei loro guerrieri “martirizzati nello scontro” e di essere pronti ad attaccare il nemico se nel tempo di una settimana non uscirà completamente dalla Striscia e non riaprirà il confine. In quel caso “la guerra ricomincerà”, con “nuove sorprese” perché la “nostra capacità militare non è stata indebolita” e le Brigate Qassam sono in grado di elevare la qualità tecnologica della propria missilistica. I due incappucciati hanno concluso con un avvertimento ad Israele: “Non riuscirete a concludere la pace ai vostri termini”. Oltre milleduecento palestinesi sono morti anche perché Hamas potesse allestire questo spettacolino grottesco e velleitario, il suo debutto sulla scena internazionale. Un palcoscenico su cui conta di restare a qualsiasi prezzo.

Repubblica.it

20 gennaio 2009 at 11:04 Lascia un commento

Roma: manifestazione spontanea al ghetto, anche cartelli contro Santoro

Roma, 17 gen. – (Adnkronos) – Contemporaneamente alla manifestazione pro Palestina a Roma, al Ghetto di Roma si sono riunite spontaneamente circa 600-700 persone per dire ”basta alle continue intimidazioni e minacce che gli ebrei romani e non solo, ricevono ogni giorno”. Alla protesta hanno partecipato molti membri della comunita’ ebraica. Oltre alle bandiere di Israele, affissi sui muri del ghetto anche una bandiera italiana con sopra una stella di David e cartelli contro il conduttore di ‘Anno Zero’, Michele Santoro: ‘Santoro servo di Hamas’ o ‘Santoro e’ un razzo contro l’informazione’.

Adnkronos Cronaca

17 gennaio 2009 at 20:00 Lascia un commento


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