Posts tagged ‘grecia’

Menu religioso nelle scuole di Roma fino a Pasqua

La decisione è stata presa da Laura Marsilio, assessore al comune di Roma per le politiche educative e scolastiche.

L’ordine di non servire la carne agli studenti fino alla fine della Quaresima cattolica è arrivato alle scuole elementari e medie di Roma via fax con la firma dell’assessore comunale Laura Marsilio, responsabile alle politiche educative.

Il divieto non riguarda la dieta quotidiana degli studenti, ma si applica solo il venerdì proprio come imposto dalla tradizione cristiana in vista della Pasqua che quest’anno, per i cattolici, cade il 12 aprile.

Molti dirigenti delle scuole pubbliche, finanziate con i fondi del Comune della Città Eterna, si dichiarano sorpresi.

«Nel corso della mia carriera, non avevo mai ricevuto un simile ordine. Per la prima volta vedo che viene pianificata l’alimentazione dei bambini secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica romana, piuttosto che in base alle loro esigenze» riferisce Bruno Perziani, direttore dell’istituto comprensivo «Visconti».

Come sottolinea il quotidiano “La Repubblica”, la decisione dell’assessore non ha tenuto conto delle indicazioni dalla conferenza episcopale italiana, che avrebbero potuto risolvere il problema prima che si verificasse.

I vescovi cattolici hanno chiarito in una circolare che i bambini fino a 14 anni, gli anziani e gli ammalati sono esentati dal rispetto della «dieta religiosa». Alcuni commentatori sottolineano che ora bisognerebbe probabilmente prendere iniziative analoghe anche per gli studenti musulmani ed ebrei che studiano nelle scuole italiane.

L’assessore comunale che ha ideato questa «riforma nutrizionale» difende tuttavia la propria decisione.

«Abbiamo cambiato solo l’ordine in cui i piatti vengono proposti. Abbiamo mostrato un po’ di sensibilità, in quanto il 90% delle famiglie sono cattoliche» dice Laura Marsilio. «I bambini, comunque, non mangiavano neanche prima la carne tutti i giorni. Solo che ora, fino a Pasqua, saranno servite uova e pesce il Venerdì».

L’opposizione di centrosinistra però la considera una «iniziativa pericolosa che rischia di creare ancora più problemi per l’integrazione degli studenti stranieri e di altre fedi religiose, in un momento in cui le tensioni sono in continuo aumento».

Nel frattempo, il sindaco di Roma Gianni Alemanno si sta preparando per ospitare il Papa Benedetto XVI al palazzo comunale il 3 marzo. Forse, conclude la Repubblica, non è una casualità che questa scelta gastronomica sia stata presentata proprio pochi giorni prima di questa importante visita…

Italia dall’Estero

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28 febbraio 2009 at 11:01 Lascia un commento

Ecco come è regolata la prostituzione negli altri Paesi europei

Roma, 26 feb. – (Adnkronos) – Germania, Olanda e Svizzera sono in Europa i Paesi più tolleranti verso le lucciole e i loro clienti. Al contrario della Svezia, la nazione più severa con chi cerca il sesso a pagamento. Ecco come è regolata la prostituzione negli altri Paesi europei.

Germania: La prostituzione è regolata da una legge che di fatto legalizza l’attività delle 400.000 lavoratrici del sesso del Paese. La nuova normativa assegna alle prostitute tutte le garanzie assicurative in materia di malattia, disoccupazione e pensione. L’attivita’ dei bordelli e’ consentita legalmente e il favoreggiamento non e’ piu’ punibile, a condizione che non vi sia sfruttamento.

Svizzera: Nella Confederazione elvetica la prostituzione è legale; nel Cantone Ticino, in particolare, viene esercitata in bar-alberghi. Nel Paese è stata introdotta la patente per affittacamere.

Olanda: La prostituzione è legale fin dal1815. Dall’ottobre 2000 sono diventati legali anche i bordelli. L’Olanda dispone inoltre di undici zone ‘speciali‘, dove le professioniste del piacere lavorano all’aperto. La polizia però le può arrestare se lavorano fuori da queste zone. Le prostitute in regola sono tenute a pagare le tasse, ma non a sottoporsi regolarmente a controlli sanitari.

Svezia: è uno dei Paesi europei più severi nei confronti del sesso a pagamento: pur non considerandolo un reato, con la legge in vigore dal gennaio 1999, finalizzata alla protezione della donna, è stata scelta la strada delle maniere forti con i clienti delle lucciole. Se vengono colti in flagrante rischiano da sei mesi a un anno di carcere. La stessa legge stabilisce la non punibilità di chi si prostituisce, ma sanziona l’adescamento, sia esso compiuto da chi vuole vendere o da chi vuole comprare una prestazione sessuale.

Irlanda: la prostituzione è reato. Non esistono case chiuse e sono previste ammende ed arresto per le prostitute ed i clienti.

Belgio: La prostituzione è legale fin dal 1948, ma viene perseguita quando turba l’ordine pubblico anche se l’adescamento viene condotto in forme poco appariscenti. E’ perseguito per legge lo sfruttamento. Il grosso dell’attività economica legata al sesso si svolge in bar a luci rosse e case private. Le prostitute sono tenute a dichiararsi al fisco come lavoratici autonome e possono godere di assistenza sociale.

Gran Bretagna: fornire sesso a pagamento non è illegale, ma lo sono l’adescamento e lo sfruttamento della prostituzione. Le prostitute prevalentemente lavorano in locali e abitazioni private, ma anche in strada. La politica verso il meretricio è di fatto definita a livello locale, dai Consigli comunali e dalla polizia.

Francia: le case di tolleranza sono state chiuse nel 1946 con la legge Marthe Richard. La legge non considera reato la prostituzione di adulti sulle strade. Secondo le nuove regole la prostituzione viene definita ‘attività che viola la tranquillità e l’ordine pubblico’. Sanzioni, quindi, contro l’adescamento e i clienti.

Spagna: le case chiuse sono state dichiarate illegali nel 1956 ma gli antichi bordelli sono diventati ‘club‘. Dal ’95 la legge non proibisce la prostituzione, ma è punito chi ricatta e sfrutta le prostitute. Il governo della Catalogna, il primo nel Paese, ha approvato un decreto che stabilisce regole sanitarie, d’orario e di collocazione dei locali dove si esercita la prostituzione.

Grecia: Chi esercita la prostituzione ha l’obbligo di iscriversi in appositi registri e deve sottoporsi periodicamente a visite mediche che autorizzano a svolgere il lavoro in veste quasi ufficiale.

Adnkronos Politica

27 febbraio 2009 at 11:21 Lascia un commento

Australia: Berlusconi si espande nel mercato australiano

Pubblicato mercoledì 21 gennaio 2009 in Grecia

[Express]

“Berlusconi sarà il nuovo proprietario della società di produzione televisiva australiana Fairfax”: con questo titolo, un articolo del quotidiano “The Australian” (di proprietà di Rupert Murdoch) afferma oggi che il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi deterrà indirettamente una delle più grandi società di produzione televisive in Australia, la “Southern Star”, in quanto la “Fairfax Media” ha venduto la maggior parte delle produzioni della prima alla “Endemol” per un importo di 75 milioni di dollari australiani.

Questo accordo significa che la società che ha prodotto alcune delle più note serie televisive australiane passerà in mani straniere… La famiglia del signor Berlusconi controlla Mediaset, il colosso televisivo italiano che ha guidato un consorzio che nel 2007 prese in mano le redini di Endemol [produttore del Grande Fratello e Affari tuoi, N.d.T.].

L’articolo rileva che il recente accordo segna la fine della decennale proprietà australiana della Southern Star, che è stata fondata nel 1974 e divenne il più grande produttore e distributore indipendente di programmi televisivi, nazionali e internazionali, oltre ad essere stata un grande distributore internazionale di film e programmi televisivi in lingua inglese. Fairfax aveva assunto il controllo della società alla fine del 2007.

La vendita della Southern Star a Endemol fa parte dello sforzo della Fairfax – proprietaria, tra gli altri, dei quotidiani “The Sydney Morning Herald” e “The Age” di Melbourne – di rimborsare i debiti di 2,5 miliardi di dollari australiani, accumulati durante il mandato del precedente presidente della società.

Italia dall’Estero

22 gennaio 2009 at 10:27 Lascia un commento

I mafiosi italiani sono estremamente religiosi

I mafiosi italiani sono estremamente religiosi

Pubblicato mercoledì 14 gennaio 2009 in Grecia

Due incursioni nei nascondigli dei mafiosi sono state realizzate lunedi dalla polizia italiana ed entrambe le volte si è trovata di fronte lo stesso spettacolo: statuette della Vergine Maria, libri e altri oggetti religiosi ma dei mafiosi neanche l’ombra…

Nel primo caso, Giuseppe Setola, appartenente alla famiglia mafiosa dei Casalesi, era nascosto in una casa di 50 metri quadrati a 20 km da Napoli. Non appena ha visto arrivare la polizia attraverso le telecamere che aveva installato nell’ingresso, ha spostato il letto, ha aperto una botola ed è fuggito insieme alla sua guardia del corpo attraverso la rete delle fognature. I poliziotti lo hanno inseguito senza successo perché rallentati dalle serrature di sicurezza con le quali Setola aveva fatto in tempo ad assicurare la botola. Il trentottenne mafioso, che è accusato dell’esecuzione di sei immigrati clandestini ghanesi a Settembre, si è lasciato dietro la moglie e l’autobiografia di Papa Giovanni Paolo II.

Il secondo blitz da parte della polizia è avvenuto nel centro di Napoli, in una soffitta al settimo piano, che era stata trasformata in un lussuoso alloggio mafioso. Il giornale Corriere della Sera descrive gli ostacoli, le microcamere e la stanza segreta che aveva costruito il mafioso Franco Imparato nel suo sottotetto, dove infatti non arrivava l’ascensore. Imparato è accusato di aver gestito da casa sua il narcotraffico per conto del clan dei Mazzarella. Nella soffitta c’erano stanze separate dove all’occorrenza trovavano ospitalità latitanti mafiosi, ma anche un grande schermo sul quale erano trasmesse le immagini riprese dalle microcamere all’ingresso, oltre a un biliardo e a un solarium privato (nel film Gomorra, di Matteo Garrone, che parla della mafia napoletana, compare la scena del regolamento di conti tra mafiosi dentro il solarium, proprio perché l’abbronzatura artificiale è considerata una delle occupazioni preferite dai mafiosi napoletani).

Oltre a tutto questo, le mura della soffitta erano scavate con icone sacre, come se fosse una piccola grotta, nella quale si trovavano statuine della Madonna e dei santi padri della Chiesa Cattolica. “Dio è come la tua mamma, non lo abbandonare mai” era scritto su una delle pareti.

Forse alla fine la proposta del cardinale cattolico Tarcisio Bertone, ministro degli Esteri vaticano, per contrastare il cartello della criminalità organizzata messicana potrà essere applicata anche alla mafia italiana. La soluzione proposta da Bertone non è altro che la scomunica, ovvero l’interdizione dalla Sacra Comunione per tutti i trafficanti di droga.

Italia dall’Estero

19 gennaio 2009 at 23:05 Lascia un commento

Laureati ma declassati, i giovani del sud Europa accumulano le difficoltà

Pubblicato lunedì 12 gennaio 2009 in Francia

[Le Monde]

“Milleuristi” spagnoli, “generazione mille euro” in Italia, quella dei 650 euro in Grecia, CPE (Contrat de Première Ebauche, contratto di primo impiego, N.d.T.) in Francia… I giovani laureati in piena rivolta in Grecia condividono, insieme ai loro vicini d’Europa del Sud, il triste record di essere mal pagati quando trovano un lavoro, spesso precario.

Laureati ma sottovalutati, questi giovani vivono a casa di mamma e papà fino a 30 anni e anche più. Per ragioni economiche, ma anche, il Mediterraneo impone, per attaccamento alla famiglia.

“Alcune società condividono il peso della precarietà tra le generazioni, là tutta la precarietà si concentra nei giovani”, riassume il ricercatore del CNRS (Centro Nazionale della Ricerca Scientifica, N.d.T.), Olivier Galland. Egli prende come prova la percentuale di salariati in Francia con contratto a tempo indeterminato tra i 30 ed i 50 anni “che non è cambiata da venti anni a questa parte”.

Allarme rosso in materia di disoccupazione dei giovani, con il 25,2 % dei giovani dai 15 ai 24 anni senza lavoro (Eurostat 2006), la Grecia è seguita da Francia (22,6 %) ed Italia (21,6 %). In preda a una disoccupazione ridiventata di massa, la Spagna corre il forte rischio di far subire ai suoi giovani la stessa sorte.

Tra studi che si protraggono e lavori al ribasso, questi nuovi declassati sono le vittime di una “promessa non mantenuta” quando si vedono attribuire un impiego non proporzionato al loro investimento educativo, riassume la sociologa Cécile Van de Velde.

La delusione è tanto più forte per il fatto che questi paesi hanno vissuto in pochi anni “un salto” notevole tra la generazione dei genitori, che non hanno compiuto studi, e quella dei loro figli ultra-laureati. “Questi paesi hanno visto un improvviso e forte aumento dei livelli di istruzione per riparare al loro ritardo”, ricorda la ricercatrice Marie Duru-Bellat. Un dramma in una Europa del Sud che ha in comune la religione della laurea e una frattura tra università e mondo del lavoro, agli antipodi rispetto ai paesi anglosassoni e scandinavi.

Generazione Canguro

In Danimarca, paese modello in materia di politiche giovanili, la vicinanza di imprese e giovani è maggiore grazie agli stage e alla presenza delle imprese nelle università. Ma in questi paesi, ogni giovane all’età di 18 anni beneficia di una borsa di studio elargita sotto forma di 72 buoni mensili (dal valore complessivo di circa 1000 euro) dei quali ognuno è libero di disporne come vuole e senza limite d’età.

Come in Gran Bretagna, il lavoro degli studenti è la regola, e l’autonomia la norma.

Niente di tutto ciò alle latitudini più meridionali. Proprio come la Francia, che ha sempre respinto l’idea di una borsa di studio, la Spagna, l’Italia o la Grecia non hanno sviluppato politiche d’aiuto specifiche per l’accesso dei giovani all’autonomia. Questi paesi tendono, come dicono gli esperti, ai “trasferimenti in ambito familiare”, altrimenti detto, essi preferiscono aiutare le famiglie che, a loro volta, aiuteranno i giovani.

Niente di sorprendente, quindi, se queste generazioni canguro si aggrappano alla loro famiglia, rimandando il momento di crearne una propria. Il tasso di natalità si fissa all’ 1,32% di neonati per donna in Italia, 1,39% in Grecia o ancora 1,38% in Spagna. I bamboccioni (in italiano nel testo, N.d.T.) raramente lasciano casa prima dei 30 anni.
I giovani Greci, Spagnoli e Portoghesi si sovrappongono, con un’eta media di allontanamento da casa di 27 anni. La Francia, malgrado tutto, sfugge al fenomeno, con un’età media di separazione (dalla famiglia) di 23 anni. In Spagna, dove si aggiunge l’ossessione dell’accesso alla proprietà “non c’è alcun passaggio dalla famiglia che si lascia alla famiglia che si forma”, sintetizza Olivier Fernand, autore, insieme ad Alessandro Cavalli e Vincenzo Cicchelli, di “Due Paesi, due gioventù?” (Stampa universitaria di Rennes). Davanti a questo accumulo di difficoltà, quello che sorprende gli osservatori è il fatto che i giovani non si ribellino più. Ma quando si infiammano, questi incendi esprimono sicuramente molto di più, secondo il sociologo italiano, “non più la lotta per il domani ma la paura di perdere quello che si ha”.

Articolo originale di Brigitte Perucca

Italia dall’Estero

18 gennaio 2009 at 18:49 2 commenti


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