Posts tagged ‘google’

Google, musica gratis per cinesi

Iniziativa per accrescere mercato e frenare pirateria (ANSA) – ROMA, 30 MAR – Google lancera’ un servizio che consente agli utenti cinesi di scaricare in modo gratuito brani musicali di Emi, Sony, Universal e Warner. La mossa servira’ a guadagnare terreno nel mercato delle ricerche internet, che in Cina vede trionfare Baidu.com. Il catalogo musicale di Google conta attualmente 350 mila canzoni di artisti cinesi e internazionali, e arrivera’ a 1,1 milioni di brani nei

ANSA.it

Annunci

30 marzo 2009 at 18:07 1 commento

La Green…list! Ma è verde l’economia o i dollari?

E’ questione di gusti. Con i colori poi il gradimento è assolutamente soggettivo. Alcuni però sembrano essere più fortunati di altri, forse per il fascino che esercitano sulla gran parte degli esseri umani le immagini che questi fanno tornare in mente. Intendiamoci, non c’è niente di male nel prediligere l’uno o l’altro, quando però l’amore per l’ambiente (che più verde non si può) trova corrispondenza nel verde delle banconote d’oltremare viene qualche sospetto che quest’amore possa essere -come dire- interessato. Anche qui nulla di male, del resto una delle accuse che viene mossa più frequentemente a chi nutre qualche dubbio sulla teoria del riscaldamento globale di origine antropica è proprio quella di essere al soldo dei perfidi inquinatori. Per par condicio, uno dei nostri lettori, Marco Pallecchi, ha scovato un articolo dal quale forse si capisce chi è al soldo di chi. Una valanga di soldi dai quali speriamo che si produca un pò di sano ambientalismo privo di pregiudizi (visto che chi ce li mette è spesso vittima degli stessi). Sorge però il sospetto che per accudire questi corposi investimenti si possa esagerare un pò con la comunicazione efficace. Vi lascio a questa istruttiva lettura, devo scappare perchè ho la Ferrari in doppia fila.

Lo scorso 1 marzo è apparso su The Times di Londra un articolo estremamente interessante che però non ha trovato molta fortuna dalle nostre parti. Il titolo non può deludere le attese: “The Green Rich List”.

Si discute molto infatti sull’importanza mediatica che ha assunto negli ultimi anni il Global Warming: lo troviamo dovunque!!! Su internet, alla TV, sui giornali, sulle pubblicità e persino come vessillo della verginità e della purezza sulle auto e sugli elettrodomestici che lo combattono. In poche parole: oggi tutti siamo tempestati da ogni parte dalle vicende che affliggono questo povero pianeta in preda alla fornace globale.

Ed allora sarà curiosità di tutti sapere che il Times ha redatto una lista dei più ricchi uomini al mondo quantificando i loro investimenti proprio nel settore delle energie rinnovabili. Vediamo chi sono, cercando di capire cosa rappresentano e soprattutto evitando di cadere nel Legittimo Sospetto.

Primo nella classifica: Mr Warren Buffet.
Ai più risulterà sconosciuto ma questo simpatico vecchietto è il titolare della Berkshire Hathaway che con i suoi 100 miliardi di dollari di fatturato annui è una delle holding più grandi al mondo: le società all’interno di questa holding spaziano in qualsiasi settore. Non c’è area che sia scoperta: assicurativi, bancari, mediatici,alimentare, industriale, petrolifero, energetico ecc.. Un autentico colosso da 40 miliardi di dollari di valore: qualcosa come tre finanziarie dello Stato Italiano!! Non v’è ovviamente da dubitare che i miliardi di dollari di Buffet nell’eolico siano remunerativi e non v’è ovviamente da dubitare che il peso mediatico del sig. Buffet e della sua company sia rilevante.

Secondo posto: udite udite, è con noi Mister Bill Gates!!!
Il poveretto di windows si è fatto fregare da Buffet per un solo miliarduccio di dollari: Bill Gates con i suoi 29 miliardi di dollari, investe nelle energie rinnovabili e soprattutto nei carburanti alternativi. Non mi pare il caso di dilungarsi sul peso mediatico di questa raffinata figura di imprenditore.

Terzo posto: Mr Ingvar Kamprad!!
Qualcuno lo ricorda? Ma dai!!! il proprietario dell’IKEA!!! Uomo da 25 miliardi dollari!!

Ma proseguiamo pure…

Udite udite!! MR Bloomberg…Michael Bloomberg ! Ex Sindaco di New York ma soprattutto , molto più interessante, fondatore e proprietario di una delle più importanti riviste finanziarie al mondo, “ Bloomberg” appunto, e uno dei più importanti gruppi d’informazione:la Bloomberg L.P. Mr Bloomberg è uno tra gli uomini più ricchi al mondo con televisioni, radio, quotidiani, riviste, network e chi più ne ha, più ne metta!
Forse da un punto di vista mediatico qualche parolina sul Gw gli sarà sfuggita…giusto per far andar un po’ meglio gli ingenti investimenti sulle energie rinnovabili che ha fatto.

Questa poi è bellina!! Sentite chi troviamo al 7° posto: Micheal Otto!!! per chi non lo conosce sarà sufficiente sapere che la Otto GmbH & Co KG è la più grande multinazionale nel settore della pubblicità sia mediatica (spam) che postale di prodotti e servizi!! Anche qui quindi un pizzico di sospetto che il peso mediatico di Otto finisca per agevolare gli investimenti della vecchiaia nel settore delle rinnovabili, pare ci sia…

Abbiamo poi Paul Allen, co-fondatore con Gates della Microsoft… Nulla da aggiungere…

Troviamo poi una paio di personaggiucci del cui peso mediatico forse si può dubitare….
Mr. Larry Page e Mr. Sergey Brin: Page non è ovviamente il chitarrista dei led Zeppelin! Insieme a Brin sono i modestissimi proprietari della macchina pubblicitaria più grande ed efficace al mondo: conoscete Google? Ne sono fondatori! Il più potente strumento di informazione e pubblicità al mondo è di proprietà di due persone che fanno importanti investimenti nel settore delle rinnovabili. Possiamo davvero qui dubitare che qualche riferimentuccio al GW e ai cambiamenti climatici non vi sia? Possiamo dubitare che la macchina d’informazione per eccellenza, il motore di ricerca per antonomasia, sia fuori dal conflitto d’interessi?

Volgiamo davvero proseguire questa classifica? Qualcuno si sta annoiando? Qualcuno farà brutti sogni stasera? Ma soprattutto: è davvero la Co2 il nostro problema?
E va beh! Proseguiamo pure:

Mr. T. Boone Pickens uno dei più grandi petrolieri americani.
Mr.Philip Anschutz proprietario di uno dei più importanti giacimenti petroliferi americani.
Mr. David Rockefeller nipote del celebre nonnetto e proprietario di una delle più importanti holding nel settore petrolifero del mondo.
Insomma…mi pare inutile proseguire. Qui trovate la lista completa. Sta a voi spulciarvi ogni singolo nome.
Una delle più delicate faccende del 21° secolo rischia di ridicolizzarsi. Altro che economia verde!! Qui di verde c’è solo l’odore di dollari. La grande truffa mediatica è servita: petrolieri, media-bussines, pubblicitari, holding tra le più grandi al mondo…ecc.. tutti gli uomini più ricchi e mediaticamente influenti hanno investimenti da centinaia di milioni di dollari…miliardi di dollari…tutti nei nuovi settori dell’economia verde!!! L’unico settore che non è in recessione è proprio quello dell’ecocompatibile, delle rinnovabili…del verde!
E noi che stiamo qui a discutere sulla Co2! Dalla mattina alla sera veniamo rimbambiti da messaggi a dir poco subliminali. Messaggi che nel migliore dei casi parlano del clima con l’unica vera ragione di fomentare la domanda globale nei settori delle energie rinnovabili.
Qualcuno potrebbe obbiettare: ma i centri di ricerca cosa c’entrano con la televisione, i giornali ecc…
Sapete dove finiscono un buon 20% dei guadagni delle grandi Holding mondiali? Ricerca e sviluppo. E’ un pratico modo per abbattere l’imponibile fiscale ed ottenere ottimi sgravi. Ogni grande holding finanzia decine di centri di ricerca in tutti i settori.
Ai centri di ricerca pubblici ci pensano ovviamente gli Stati…e già questo la dice lunga se si pensa che i maggiori investitori nelle energie rinnovabili sono proprio alcuni stati: Germania e Spagna sono ai vertici mondiali. E se non sono gli Stati direttamente ad investire, sono le società da essi partecipate.

Una delle più colossali truffe mediatiche è servita! Sta ad ognuno di noi credere a chi vuole. Comportarsi secondo un etica ambientale è obbligatorio; ma cosa c’è di etico in tutto ciò?”

Marco Pallecchi

Climate Monitor

20 marzo 2009 at 12:12 1 commento

Google cambia modo di fare spot

Arriva la pubblicita’ mirata sugli interessi degli utenti (ANSA) – ROMA , 11 MAR – La pubblicita’ di Google sara’ d’ora in poi calibrata sugli interessi degli utenti, dedotti in base alle loro attivita’ online.Lo annuncia l’azienda che oggi ha dato il via al progetto. Gli annunci pubblicitari di Google, quindi, non si baseranno piu’ solo sulle parole usate nella ricerca o sui contenuti della pagina di risposta visualizzata, ma faranno riferimento ai siti abitualmente visitati dal navigatore di cui resta traccia nel browser se non si disabilita questa opzione.

ANSA.it

13 marzo 2009 at 10:19 Lascia un commento

Google: videoclip su YouTube

Stando a Wall Street Journal, intesa vicina con Universal (ANSA) – ROMA, 5 MAR – Google starebbe per accordarsi con la Universal Music per portare i video musicali su YouTube. Lo scrive oggi il Wall Street Journal.Il quotidiano cita persone vicine alla trattativa. In base all’intesa, il sito di condivisione video fornirebbe alla Universal anche la tecnologia e un supporto alla vendita di pubblicita’, per consentire alla casa discografica di distribuire contenuti video su altri siti internet. I dettagli finanziari dell’accordo, in fase di negoziazione, non sono noti.

ANSA.it

6 marzo 2009 at 00:39 Lascia un commento

Twitter, l’anti-Facebook che piace tanto a Google

Ha per simbolo un uccellino, vuol dire “cinguettio”: è un social network di sms, mail e messaggi. Dal 2006 ha messo insieme sei milioni di utenti di ALESSANDRA RETICO

Twitter, l'anti-Facebook che piace tanto a Google

PIACE a Barack Obama, e a Britney Spears. Il presidente ci ha fatto campagna elettorale, lei l’ha usato per parlare di frullati e paparazzi. Entrambi sono stati ugualmente brevi: centoquaranta caratteri non uno di più. I loro messaggi sono passati sulla piattaforma di microblogging Twitter, dove tutto ruota attorno alla domanda: “Che stai facendo adesso?”. Si risponde con sms, messaggeria istantanea, e-mail, feed RSS. Subito, sull’onda. “Utente cucina strepitosa torta di mele”. Sei milioni di utenti registrati dal 2006 quando è nato. Facebook ha cercato di comprarlo, ora è Google che si fa avanti. Perché tanto interesse?

Mentre uno chef entusiasta del New Jersey infornava il suo dolce, dall’altro capo del mondo “utente in hotel Mumbai è sotto attacco terroristi”. Ottanta messaggi ogni cinque secondi sono partiti da testimoni dell’attentato nell’albergo indiano nel novembre scorso. Cronaca per istantanee, flash di informazioni, socialità e business, amicizia e politica. Durante il discorso di insediamento di Obama, con perfetto contrappasso mediatico, una ventina di senatori e oltre 60 deputati hanno digitato per fare i loro (non sempre elogiativi) commenti.

Ecco, in poche parole Twitter è molto. Un po’ Facebook, ma più leggero e immediato. Spartano nella grafica come Google, ma adesso: non archivia notizie, le dà subito. È social network, mette in contatto. Ma anche microgiornalismo, haiku di articoli che possono persino cambiare il corso degli eventi. Come appunto a Mumbai, o a New York: “utente su aereo vittima di bird strike atterra sull’Hudson””. 140 battute di testo per segnalare prima di chiunque altro l’inusitato ammaraggio.

Brevi cinguettìi nel coro informatico: questo significa twitter che ha come logo un uccellino. Versi di informazioni sul qui e ora nell’esatto qui e ora di tutti i “followers”, gli interlocutori che ognuno può accettare di ascoltare (ma è possibile anche dialogare con tutti, senza restrizioni, un’eco pazzesca). Registrazione gratuita, poco altro da imparare per entrare nel concerto. Si pubblicano i twitt, frasi minimali(ste) su cosa si sta facendo in quell’esatto momento. Chi ha scelto di seguire legge, e risponde, e riceve, e rimanda in un’interminabile sequenza frazionata del tempo. Tutte le schegge di testo vengono pubblicate sulla Pubblic Timeline, dove ci sono i cinguettìi provenienti da ovunque, all’unisono.

Lo scopo. La socialità, la tracciabilità, l’iperconnessione. Il mezzo più breve per il flusso di coscienza internettiano, la geografia delle emozioni proprio in quell’unico transitorio istante che non tornerà più, la manìa del tempo reale. Chi twitta vuole iconizzare il proprio status, la propria attualità sincronica, anche quando informa su propri gusti e disponibilità economiche: “Utente compra scarpe da mille euro”. Dal settembre 2007 a quello successivo Twitter è diventato il social network che ha registrato il più alto incremento di utenti (+600%) e di visitatori unici (+343%). È molto indietro rispetto ai big del genere, ma a febbraio Compete. com, misuratore di accessi web, nella sua classifica l’ha piazzato per terzo: davanti ha solo MySpace e al primo posto Facebook, il più popolare di tutti (ieri di nuovo attaccato da hacker, la quinta volta in una settimana).

A novembre FB ha provato a comprare Twitter per 500 milioni di dollari, ma l’Obvious Corp, la società di San Francisco che fa capo ai tre 30enni californiani (Jack Dorsey, Evan Williams, Biz Stone) che l’hanno creato, hanno detto no grazie: “Vogliamo mantenere la nostra indipendenza”. Pare che in realtà il rifiuto sia stato dovuto alle modalità di pagamento: stock options FB, troppo volatili anche per i tre che hanno inventato lo svolazzante cinguettìo. Ma le trattative vanno avanti, e adesso anche rumors sull’interesse all’acquisto di Google. La disarmante facilità è una sua dote, e anche quell’intimità digitale che consente. Ma pure lo “stato d’ansia”, altro significato di twitter, è interessante. Compulsivo desiderio della diretta, per dire i frammenti della vita in onda.

Repubblica.it

3 marzo 2009 at 12:29 Lascia un commento

Microsoft rischia multa da Ue

Se non consentira’ a utenti Windows la scelta tra navigatori (ANSA)- BRUXELLES, 25 FEB -Se Microsoft non consentira’ agli utenti di Windows di scegliere tra diversi navigatori Internet, rischia una multa dalla Commissione Ue. Bruxelles decidera’ se procedere o meno contro Microsoft se non rispondera’ in modo soddisfacente entro il 12 marzo. In sostanza le si chiede, invece di fornire assieme al suo sistema operativo solo Internet Explorer installato di default, di lasciare libera scelta agli utenti di usarne altri, come Firefox di Mozilla o Chrome di Google.

ANSA.it

26 febbraio 2009 at 11:48 Lascia un commento

Il futuro secondo Google e NASA: ci salveranno macchine più intelligenti di noi

Google scommette sul futuro con NASA

Il futuro? Per Google e Nasa saranno le macchine a disegnarlo, e bisogna prepararsi per tempo: ecco allora a Silicon Valley la Singularity University di Ray Kurzweil, uno che nella comunità scientifica è noto per le sue visioni ‘futuribili’ del cambiamento tecnologico.

Kurzweil è convinto che prima della metà del XXI secolo l’intelligenza artificiale avrà ‘sorpassato’ quella umana e saranno le macchine a dettare le linee guida della civilizzazione in una fase definita, appunto ‘Singularity’.
Alla Singularity University gli studenti potranno seguire corsi di biotecnologie, nano-technologie e intelligenza artificiale.

La Singularity University sarà ospitata nella base NASA di Mountain View e inizierà i suoi corsi a giugno: pioggia di premi Nobel fra i docenti, di ingegneri NASA e di super manager di aziende come Google, che in questa iniziativa investe un bel gruzzulo di dollari. Per uno dei fondatori di Google, Larry Page, l’università sovrà fornire risposte ad alcune delle grandi sfide dei nostri tempi: surriscaldamento del pianeta, fabbisogno energetico, energie rinnovabili. I corsi avranno una durata di 9 settimane e impegneranno complessivamente 120 studenti, alla modica cifra di 25mila dollari di retta. Rigida e rigorosa la selezione dei candidati, che arriveranno da ogni parte del mondo segnalati da master e istituzioni accademiche.

RaiNews24

3 febbraio 2009 at 10:53 Lascia un commento

Articoli meno recenti


Feeds

Categorie

novembre: 2017
L M M G V S D
« Apr    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Visite totali

  • 14,495