Posts tagged ‘europa’

Pena morte: mondo verso abolizione

2390 messi a morte in 2008, Bielorussia ultimo in Europa (ANSA) – ROMA, 24 MAR – Due terzi dei Paesi hanno abolito la pena di morte e solo 25 di 59 di quelli che ancora la mantengono hanno eseguito condanne nel 2008. Sono dati di Amnesty International. Il 93% di tutte le esecuzioni e’ avvenuto in 5 paesi: Cina, Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Usa. In Iran sono stati giustiziati anche 8 persone minorenni all’epoca dei fatti. Nel 2008 almeno 2390 persone sono state messe a morte nel mondo. La Bielorussia e’ l’ultimo Paese in Europa che ancora esegue condanne a morte.

ANSA.it

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25 marzo 2009 at 10:19 Lascia un commento

Parigi sfida l’Europa “Renault fa protezionismo”


“La Commissione europea è stupefatta del comportamento della Francia”: si apre una profonda frattura fra Parigi e la Ue perché queste sono le parole del portavoce della commissaria Ue alla concorrenza Neelie Kroes.

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Tutto è nato quando il sottosegretario all’Industria francese Luc Chatel ha annunciato che Renault ha intenzione di voler riportare in patria la produzione della Clio, finora delocalizzata nell’impianto di Novo Mesto in Slovenia. Un annuncio che è in piena e totale contraddizione con quanto aveva precedentemente dichiarato la Renault stessa.

La Ue così si appresta a chiedere spiegazioni alla Francia, anche perché già il mese scorso aveva espresso forti dubbi sul piano francese di aiuti all’auto ponendo come condizione all’approvazione che non fossero chiusi impianti di produzione al di fuori della Francia. Parigi aveva poi provveduto a rassicurare la Commissione con una lettera.

“Non spetta alla Commissione commentare sul fatto che un’impresa sposti i suoi siti di produzione – ha detto Todd – tuttavia e’ sconcertante che il sottosegretario (francese) dell’Industria Luc Chatel abbia detto che questa decisione sia legata al piano industriale” della Francia a sostegno dell’auto. “Questo – ha tuonato il portavoce – e’ in contraddizione totale con la lettera che lo stesso Chatel aveva inviato qualche settimana fa al commissario Kroes e che la Commissione aveva accolto con favore. C’e’ una contraddizione evidente tra la lettera del ministro e le sue dichiarazioni di oggi”.


La Renault ha subito cercato spegnare le polemiche, specificando che la compagnia automobilistica francese non intende rilocalizzare in Francia tutta la sua produzione all’estero. Secondo il colosso d’oltralpe insomma il trasferimento in Francia della Clio II risponde solo a un’esigenza industriale e non politica, poiché gli impianti sloveni di Novo Mesto lavorano già a pieno regime per assemblare la Twingo.

Repubblica.it

20 marzo 2009 at 17:09 Lascia un commento

Ecco come è regolata la prostituzione negli altri Paesi europei

Roma, 26 feb. – (Adnkronos) – Germania, Olanda e Svizzera sono in Europa i Paesi più tolleranti verso le lucciole e i loro clienti. Al contrario della Svezia, la nazione più severa con chi cerca il sesso a pagamento. Ecco come è regolata la prostituzione negli altri Paesi europei.

Germania: La prostituzione è regolata da una legge che di fatto legalizza l’attività delle 400.000 lavoratrici del sesso del Paese. La nuova normativa assegna alle prostitute tutte le garanzie assicurative in materia di malattia, disoccupazione e pensione. L’attivita’ dei bordelli e’ consentita legalmente e il favoreggiamento non e’ piu’ punibile, a condizione che non vi sia sfruttamento.

Svizzera: Nella Confederazione elvetica la prostituzione è legale; nel Cantone Ticino, in particolare, viene esercitata in bar-alberghi. Nel Paese è stata introdotta la patente per affittacamere.

Olanda: La prostituzione è legale fin dal1815. Dall’ottobre 2000 sono diventati legali anche i bordelli. L’Olanda dispone inoltre di undici zone ‘speciali‘, dove le professioniste del piacere lavorano all’aperto. La polizia però le può arrestare se lavorano fuori da queste zone. Le prostitute in regola sono tenute a pagare le tasse, ma non a sottoporsi regolarmente a controlli sanitari.

Svezia: è uno dei Paesi europei più severi nei confronti del sesso a pagamento: pur non considerandolo un reato, con la legge in vigore dal gennaio 1999, finalizzata alla protezione della donna, è stata scelta la strada delle maniere forti con i clienti delle lucciole. Se vengono colti in flagrante rischiano da sei mesi a un anno di carcere. La stessa legge stabilisce la non punibilità di chi si prostituisce, ma sanziona l’adescamento, sia esso compiuto da chi vuole vendere o da chi vuole comprare una prestazione sessuale.

Irlanda: la prostituzione è reato. Non esistono case chiuse e sono previste ammende ed arresto per le prostitute ed i clienti.

Belgio: La prostituzione è legale fin dal 1948, ma viene perseguita quando turba l’ordine pubblico anche se l’adescamento viene condotto in forme poco appariscenti. E’ perseguito per legge lo sfruttamento. Il grosso dell’attività economica legata al sesso si svolge in bar a luci rosse e case private. Le prostitute sono tenute a dichiararsi al fisco come lavoratici autonome e possono godere di assistenza sociale.

Gran Bretagna: fornire sesso a pagamento non è illegale, ma lo sono l’adescamento e lo sfruttamento della prostituzione. Le prostitute prevalentemente lavorano in locali e abitazioni private, ma anche in strada. La politica verso il meretricio è di fatto definita a livello locale, dai Consigli comunali e dalla polizia.

Francia: le case di tolleranza sono state chiuse nel 1946 con la legge Marthe Richard. La legge non considera reato la prostituzione di adulti sulle strade. Secondo le nuove regole la prostituzione viene definita ‘attività che viola la tranquillità e l’ordine pubblico’. Sanzioni, quindi, contro l’adescamento e i clienti.

Spagna: le case chiuse sono state dichiarate illegali nel 1956 ma gli antichi bordelli sono diventati ‘club‘. Dal ’95 la legge non proibisce la prostituzione, ma è punito chi ricatta e sfrutta le prostitute. Il governo della Catalogna, il primo nel Paese, ha approvato un decreto che stabilisce regole sanitarie, d’orario e di collocazione dei locali dove si esercita la prostituzione.

Grecia: Chi esercita la prostituzione ha l’obbligo di iscriversi in appositi registri e deve sottoporsi periodicamente a visite mediche che autorizzano a svolgere il lavoro in veste quasi ufficiale.

Adnkronos Politica

27 febbraio 2009 at 11:21 Lascia un commento

Il soffice rotolo che uccide le foreste

AGLI americani la carta igienica piace soffice, setosa, ma che sia spessa e voluminosa. Il volume però ha un prezzo, che si misura nei milioni di alberi abbattuti nell’America del Nord e Sud, e talvolta nelle rare foreste primarie del Canada. Benché la carta igienica ricavata da materiali riciclati possa avere lo stesso costo, la morbidezza è dovuta in gran parte alla fibra che si ricava direttamente dagli alberi. I clienti “vogliono un prodotto morbido e pratico”, dice James Malone, portavoce della Georgia Pacific, che produce Quilted Northern, uno dei marchi più diffusi. “E non è con la fibra riciclata che lo si ottiene”.

Greenpeace ha diffuso un opuscolo destinato ai consumatori, in cui i marchi di carta igienica sono giudicati in base al rispetto ambientale. Con la recessione che spinge a riadattare ogni sorta di bene, gli ambientalisti sperano di convertire i consumatori alla carta igienica riciclata. “Nessun albero dovrebbe essere abbattuto per quell’uso”, dice Allen Hershkowitz, ricercatore al Consiglio per la difesa delle risorse naturali. Negli Usa, cioè nel più grande mercato mondiale di carta igienica, meno del 2 per cento dei marchi di uso domestico è ricavato del tutto da fibre naturali.

Stando alla Risi, un’agenzia indipendente di indagini di mercato, dalla polpa di un solo eucalipto si possono ricavare sino a mille rotoli di carta igienica. E gli americani impiegano in media ogni anno 23,6 rotoli di carta a testa. Al contrario, in Europa e in America Latina circa il 20 per cento dei marchi contengono materiale riciclato. Perciò gli ambientalisti sperano di sensibilizzare gli americani sulle ripercussioni ambientali delle loro scelte. Per riuscirvi, ad esempio, il dottor Hershkowitz incoraggia le celebrità di cui è consulente, compresa la Major League di baseball, a fare uso di carta riciclata. E durante la cerimonia degli Oscar a Hollywwod, anche se gli abiti da sera erano modelli originali, la carta delle toilette era riciclata.


Gli ambientalisti hanno anche altre preoccupazioni: trasformare un albero in carta richiede più acqua di quanta serva per ottenere fibra dalla carta già prodotta; per garantirsi un bianco più bianco, molti ricorrono a prodotti candeggianti a base di cloro. Lo sfruttamento degli alberi, e la qualità degli alberi abbattuti, continuano a rinfocolare il dibattito. Negli Usa una quantità che oscilla tra il 25 e il 50 per cento della polpa impiegata per produrre carta igienica proviene da foreste coltivate dell’America meridionale e degli Stati Uniti. Il resto, secondo gli ambientalisti, deriva per lo più da antiche foreste di seconda crescita, essenziali nell’assorbire il diossido di carbonio, uno dei maggiori responsabili del riscaldamento globale.

Inoltre, parte della polpa impiegata negli Usa per la produzione di carta igienica proviene dalle ultime foreste vergini dell’America Settentrionale. Greenpeace afferma che la Kimberly Clark – produttrice di Cottonelle e Scott – ricavi sino al 22 per cento della polpa da fornitori che abbattono gli alberi delle foreste boreali del Canada, dove alcuni esemplari hanno duecento anni. Il portavoce della Kimberly Clark, ribatte che solo il 14 per cento della polpa impiegata proviene da foreste boreali, e che l’azienda ha stretto accordi con fornitori che ricorrono esclusivamente a “pratiche forestali certificate sostenibili”.

Gli stessi produttori ammettono però che il motivo principale per cui non sono passati ai materiali riciclati è che da questi non si ottiene una carta soffice. E i consumatori – persino i più sensibili ai problemi ambientali – non vogliono carta riciclata. Con la recessione globale però, le cose potrebbero cambiare. Le vendite di carta da toilette “pregiata” sono scese del 7 per cento, e questo apre nuove opportunità ai produttori di carta riciclata.

Repubblica.it

27 febbraio 2009 at 11:13 Lascia un commento

Prof italiani tra i più vecchi d’Europa

Roma, 6 feb. (Adnkronos/Ign) – “La scuola italiana ha messo i capelli grigi, se non bianchi: l’età media dei docenti all’ingresso è quasi raddoppiata e abbiamo i prof più vecchi d’Europa“. E’ quanto emerge dal ‘Rapporto sulla scuola 2009’ della Fondazione Agnelli che sarà presentato l’11 febbraio a Roma. Il documento sottolinea che “la situazione è bloccata per il futuro, con le scuole di specializzazione chiuse, i concorsi aboliti e le antiche graduatorie dei precari sigillate: così stiamo perdendo una generazione di insegnanti“.

E’ dal 1999 che non si bandiscono più concorsi nelle scuole e, da allora, l’età media dei docenti di ruolo italiani è cresciuta di quasi quattro anni: adesso è sui 50 anni. Addirittura, “un buon 13,7% di neoassunti è fra i 50 e i 60 anni e un 1,2% sta addirittura al di sopra dei 60 anni: potrebbe essere andato in pensione subito dopo essere entrato in ruolo…”.

Più in particolare: l’età media dei docenti di ruolo nella scuola materna, negli ultimi dieci anni, è passata da 44,1 a 48,6 anni; nella scuola elementare da 44,2 a 47,7 anni; nella scuola media da 47,7 a 51,0 anni; nelle scuole superiori da 46,1 a 50,4 anni. In totale, nella scuola italiana si è passati da un’età media di 45,7 anni nell’anno scolastico 1997-1998 a una di 49,4 nel 2007-2008. I docenti ultracinquantenni sono il 55% del totale in Italia contro il 47% della Germania, il 32% della Gran Bretagna, il 30% della Francia e il 28% della Spagna.

Adnkronos Cronaca

6 febbraio 2009 at 11:35 1 commento

Turchia: da Ankara minacce su Nabucco, stop se si ferma processo adesione

Mentre l’Europa attende la soluzione della crisi del gas, la Turchia lancia velate minaccia sul futuro di uno dei progetti piu’ importanti per la sicurezza energetica dell’Ue: il gasdotto Nabucco. Una pipeline di 3.300 chilometri che dovrebbe convogliare il gas delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale all’Ue attraverso il Mar Caspio e la Turchia, evitando sia la Russia, sia l’Ucraina. Nel corso di un’intensa visita a Bruxelles, il premier di Ankara Recep Tayyip Erdogan ha fatto capire che se il processo di adesione della Turchia all’Ue subira’ ulteriori rallentamenti o un’interruzione, il suo paese potrebbe bloccare il progetto Nabucco.

Adnkronos Esteri

19 gennaio 2009 at 18:27 Lascia un commento


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