Posts tagged ‘divieto’

Il figlio del clandestino per lo Stato italiano non esiste

I figli degli immigrati clandestini non potranno essere iscritti all’anagrafe. La norma è nella nuova legge sulla sicurezza: senza la presentazione del permesso di soggiorno i cittadini stranieri non potranno compiere atti di stato civile o accedere ai servizi sanitari.

La gravità della misura è denunciata dall’Associazione Giuristi per l’immigrazione. La norma, probabilmente incostituzionale, avrebbe i seguenti effetti: molti bambini resterebbero senza identità, di fatto “invisibili”. Addirittura i figli nati negli ospedali pubblici potrebbero non essere consegnati ai genitori e dichiarati in stato di abbandono, con conseguente e drammatico aumento dei parti clandestini.

L’Italia rimane uno degli ultimi paesi a subordinare la cittadinanza dei nati sul suo territorio allo “ius sanguinis” invece che allo “ius soli”. La differenza? Negli Usa è americano chi lì nasce, anche se clandestino. Per l’Italia resta italiano chi in Italia non ha mai messo piede purchè di italiano abbia un antenato.

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20 marzo 2009 at 17:26 Lascia un commento

MALESIA: VIETATO AI NON MUSULMANI DIRE ALLAH, PROTESTANO MINORANZE RELIGIOSE

Kuala Lumpur, 6 mar. – (Adnkronos/Dpa) – In Malesia, paese di 25 milioni di persone al 60% di fede musulmana, il governo ha proibito ai non-musulmani l’uso della parola ‘Allah’, suscitando le proteste delle minoranze religiose. Secondo i cristiani, buddisti, induisti, sikh e taoisti che partecipano al Consiglio consultivo malese, si tratta di una violazione della liberta’ religiosa e il governo non ha alcun diritto di bandire l’uso di una parola araba nata prima sia del Corano sia dell’Islam.

Adnkronos Esteri

7 marzo 2009 at 10:25 Lascia un commento

Roma, spot shock di Gore vietato sugli autobus

Roma, spot shock di Gore vietato sugli autobus

ROMA – Una bibbia bucata da tre fori di proiettile accompagnata da una scritta: “Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?”. E una seconda immagine, un kalashnikov con una domanda: “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?”.

Da ieri i due manifesti pubblicitari dovevano girare all’esterno degli autobus di Roma per lanciare “Vanguard”, il programma di punta della nuova stagione di Current tv, il canale fondato da Al Gore. Ma l’Atac, l’azienda di trasporto della capitale, li ha bloccati in extremis. “Immagini pesanti, inopportune, che avrebbero potuto offendere la sensibilità dei cittadini, peraltro in un momento di grave tensione sociale, e per di più in una città come Roma, che è sede della Chiesa cattolica”, spiega Massimo Tabacchiera, presidente dell’azienda, che ha preso la decisione di bloccare la campagna. La stessa campagna, realizzata dall’agenzia milanese Cookies Adv, è stata approvata dal Comune di Milano, dove partirà il prossimo 26 febbraio, fa sapere Current tv. Dal Campidoglio arriva immediatamente il sostegno alla decisione di Tabacchiera: “La campagna utilizzava immagini inopportune e non adatte ad essere apposte sui mezzi pubblici”. E poi una precisazione: “Nella scelta non ha avuto un ruolo il problema della sicurezza”.

“Non volevamo certo turbare il clima sociale della capitale – replica l’emittente, dove la decisione dell’Atac ha colto tutti di sorpresa – ma semplicemente ottenere l’attenzione dei cittadini su temi di attualità di respiro globale, che non riguardano solo la città di Roma”. “Capiamo la reazione, visto anche il clima. Tuttavia cercheremo altri circuiti privati che possano distribuirla”, aggiungono.


“Quei manifesti non vanno bene per dei mezzi in movimento – riprende il presidente dell’Atac, che ha visto in anteprima le immagini per dare il via libera dell’azienda – la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio. Sotto l’immagine della Bibbia c’è scritto “Vanguard. I martiri della camorra”, che è l’argomento di una puntata. Sotto il kalashnikov, rappresentato insieme a dollari arrotolati e con il calcio dai colori della bandiera americana, c’è scritto “La guerra segreta all’Iran”. Ma i caratteri sono troppo piccoli per poterli leggere mentre l’autobus si sposta”.

Repubblica.it

21 febbraio 2009 at 10:50 Lascia un commento

A Lucca vietato aprire ristoranti etnici

Un negozio di kebab a Lucca

Vietato aprire ristoranti etnici a Lucca. Il nuovo regolamento comunale per bar locali e ristoranti prevede che, nel centro storico del capoluogo toscano “al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse”.

E la norma vale anche in caso di subentro. Tra le prime ‘vittime’ ovviamente i venditori di kebab, ma di fatto, la regola si può applicare anche ad altre cucine, come quella messicana, indiana o francese. A Lucca, quindi, si può mangiare solo italiano, anzi, preferibilmente ‘lucchese’. In un altro punto, infatti, è previsto che ‘nei menù deve essere presente almeno un piatto tipico lucchese, preparato esclusivamente con prodotti comunemente riconosciuti tipici della provincia di Lucca’.

Ma il Comune, nel varare il nuovo regolamento ha pensato agli arredi, che devono essere ‘confacenti al centro storico stesso’, e specifica che i locali devono fornire: ‘sedie in legno, arredamento elegante e signorile anche nei dettagli’, al personale che deve essere ‘fornito di elegante uniforme adatta agli ambienti nei quali si svolge il servizio e dovrà essere a conoscenza della lingua inglese’.

A Lucca, come in moltissime città i locali hanno assunto il ruolo di luogo di ritrovo per i giovani, che spesso si fermano a chiacchierare fuori: il Comune ha voluto porre un freno anche a questo, prevedendo che sia il titolare a dover sorvegliare che gli avventori non consumino in strada ‘creando, con questo comportamento, raduni di persone che ostacolino il normale scorrimento veicolare e/o pedonale, impediscano il riposo dei cittadini nelle ore notturne, diano origine a risse e incidenti o ostruiscano il normale accesso alle abitazioni’. Sempre il titolare, poi, dovrà aver cura che i giovani non vadano a sedersi sui gradini di monumenti, in luoghi destinati al culto nei pressi del locale o in luoghi di interesse storico, artistico o aree pubbliche. Un provvedimento che i giovani lucchesi non hanno accettato bene, tanto che già si sono sollevate le prime voci di protesta.

RaiNews24

26 gennaio 2009 at 17:35 1 commento

Senza il permesso di Berlusconi

Pubblicato sabato 17 gennaio 2009 in Spagna

Eluana Englaro, la donna di 37 anni che si trova in stato vegetativo irreversibile da 17 anni a causa di un incidente stradale, ha il consenso di suo padre, tutore legale e depositario legittimo della sua volontà testamentaria, affinchè i medici la stacchino dalla sonda che la tiene in vita. Dispone anche dell’approvazione della Corte Suprema italiana, che considera la disconnessione una pratica medica in accordo con la vigente legge italiana.

Tuttavia Eluna non considerava un ostacolo al momento insormontabile: Berlusconi e il suo Governo non le danno il permesso di morire. La clinica convenzionata disposta a compiere l’atto giudiziario, ieri si è tirata indietro: teme che il Governo ritiri i contratti con la Previdenza Sociale da cui dipende la sopravvivenza dei suoi 300 lavoratori.

Se la funzione del governante democratico, e ciò che la giustifica davanti ai suoi cittadini, è la volontà di risolvere i suoi problemi, nel caso di Eluana e della sua famiglia questa funzione brilla per la sua assenza. Berlusconi e il suo Governo hanno tirato fuori dalla manica una circolare che proibisce al sistema sanitario pubblico e privato di disconnettere le sonde che alimentano e idratano i malati in stato vegetativo con il solo proposito di aggirare lesecuzione della sentenza della Corte Suprema e la volontà di Eluana e della sua famiglia.

Non sarà difficile, per gli avvocati di quest’ultima, dimostrare che una circolare non può sostituire una legge, oltre a costituire una manifesta espressione di arbitrarietà e di abuso di potere.

I diritti di Eluana e della sua famiglia, riconosciuti dal più importante Tribunale dello Stato, continueranno ad essere violati da un Governo sostenuto da forze politiche che si vantano di porre argomenti come la difesa della famiglia e della legalità al centro del loro pensiero politico. Né Berlusconi né il Vaticano, che ha criticato la sentenza del tribunale italiano, hanno l’autorità di mantenere Eluana in una condizione antinaturale, in questa condizione di vita che non è vita. Questa mostruosità vuol dire difendere la famiglia?

Italia dall’Estero

20 gennaio 2009 at 17:49 Lascia un commento

Roma, l’alcol e il sindaco sceriffo piazze semivuote e birre clandestine

Scatta il giro di vite contro la vendita di alcolici in centro storico
e cambia la movida della Capitale. Ma in molti continuano a bere per strada
Roma, l'alcol e il sindaco sceriffo piazze semivuote e birre clandestine

ROMA – Piazze semivuote e raggiri dei divieti. Ecco la prima notte astemia di Roma. È partita sabato sera alle 21 la battaglia di Alemanno allo sballo nella Capitale. Tre ordinanze, una del prefetto e due del sindaco che vietano la vendita di alcol da asporto dopo le 21 e la somministrazione dopo le 2 di notte nel centro storico e nelle zone calde della movida.
Altro che Dolce Vita, Roma città delle regole. Almeno per chi le rispetta.Perché se è vero che le piazze principali hanno un dispiegamento di forze da domenica allo stadio, molto spesso, basta girare l’angolo per poter comprare una birra e riprendere la passeggiata. Se a Campo de’ Fiori, luogo per eccellenza della movida capitolina, i commercianti sono pronti ad imprigionare i clienti ai tavoli e a offrire promozioni per chi consuma dentro al locale, a Trastevere, altra zona calda dello sballo, sembra che le ordinanze del sindaco e del prefetto non siano nemmeno state recapitate. La birra dopo il Tg, come è stata soprannominata in questi giorni, qui si beve eccome.

La beve la cronista che all’1.50 ordina una bionda media in un bar di vicolo del Cinque, proprio nel cuore di Trastevere. Paga e dopo un momento è in strada, drink alla mano, pronta ad una passeggiata per i vicoli, abitudine diffusa ma, da sabato, fuorilegge. Ma non siamo soli: sono tanti i giovani che confusi nelle piccole strade di Trastevere sorseggiano drink. Alcuni ammettano di averli portati da casa, altri, forse ignari, dicono indirizzo e prezzo del locale in cui l’hanno acquistato.

“Non sapevo nulla della nuova regola – ripete un po’ intimorito Luca P. mentre, all’1.40, esce con una birra da un locale su piazza Trilussa, anima del quartiere presidiata da tre pattuglie della polizia di stato e altrettante della municipale – Ma che possono fare la multa anche a me? Io sono solo entrato in un pub, ho chiesto una birra ma non mi hanno detto niente dell’ordinanza”. Pochi metri più in là, ore 1.46, via della Renella, sempre Trastevere, un ragazzo prende una Corona dal frigo di una creperia ed esce.

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Diversa la situazione a Campo dè Fiori dove qualche giovane che beve sulla piazza c’è, ma si tratta di vere e proprie eccezioni. Puntualmente perseguite dalle forze dell’ordine in alcuni momenti addirittura più numerose dei giovani sulla piazza. Anche perché la prima generale del proibizionismo sembra avere il vento in poppa: il clima freddo e qualche goccia di pioggia hanno aiutato l’amministrazione a chiudere la gente nei locali. “Questa misura è inutile, non ha alcun senso – spiega Giuliano Donati mentre sorseggia un amaro inchiodato alla sedia – chi può permetterselo si siederà ai tavoli, chi non può, si porterà l’alcol da casa”.

Locali sotto sorveglianza: quasi 200 quelli controllati da vigili urbani, polizia e carabinieri. Dieci le violazioni delle ordinanze accertate. Controlli che, nel cuore di Roma, sono continuati fino alle 2, ora in cui c’è l’obbligo di abbassare la saracinesca. Rispettato, almeno quello. E così alle 2.15 le forze dell’ordine staccano il servizio. Non i giovani. Per loro la notte è ancora lunga.

Repubblica.it

19 gennaio 2009 at 11:54 Lascia un commento


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