Posts tagged ‘censura’

Internet: Cina blocca YouTube

Non sono note le ragioni della censura (ANSA) – PECHINO, 24 MAR – You Tube e’ inaccessibile dalla Cina, che mantiene uno stretto controllo su Internet. Le ragioni della censura non sono note. In passato i controllori delle rete hanno bloccato singoli video. Una lunga serie di blog cinesi ed americani sono inaccessibili, cosi’ come quelli filo-tibetani e qualsiasi altro sito sia ritenuto dannoso. Il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha affermato di ‘non essere al corrente’ della chiusura del sito. In Cina gli utenti sono 300 milioni.

ANSA.it

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25 marzo 2009 at 10:17 Lascia un commento

Si discute di profilattici e Aids e su Facebook scatta la censura

Si susseguono i casi di contenuti cancellati nel social network più popolare al mondo. L’ultimo riguarda il gruppo Rassegna Stanca, un rotocalco quotidiano che ripubblica le notizie apparse sui media e alimenta il dibattito. E’ stato cancellato

Si discute di profilattici e Aids e su Facebook scatta la censura

ROMA – Scatta la censura di Facebook per oscurare la discussione in rete su condom e Aids accesa dalle parole del Pontefice alla vigilia del suo viaggio in Africa. E sul social network alcune migliaia di persone aderiscono a uno sciopero virtuale di tre giorni, che si conclude oggi, per protestare “contro la santa inquisizione e la caccia alle streghe su internet”.

Nel mirino di Facebook è finita la Rana, uno pseudonimo dietro il quale si cela la miniredazione giornalistica del gruppo Rassegna Stanca, un rotocalco quotidiano che ripubblica le notizie apparse sui
media per stimolare la discussione su temi d’attualità. E negli ultimi giorni lo spazio era monopolizzato dal dibattito su profilattici e Aids, con centinaia di commenti.

“Fila tutto liscio finché sulla home page di Rassegna Stanca non viene caricato, sotto il titolo provocatorio Un editoriale ultrasottile, il corsivo apparso in prima pagina sul quotidiano Avvenire di ieri che spiegava e giustificava le parole di Benedetto XVI”, raccontano i curatori. “L’articolo del giornale di ispirazione cattolica è stato ripreso parola per parola, cambiando appunto soltanto il titolo, e ha messo in moto uno scambio di idee appassionato, ma comunque pacato e non offensivo, coinvolgendo tantissimi utenti di Fb”.

Ma tanto è bastato: di punto in bianco Facebook cancella l’editoriale e tutti i post di commento, avvisando che “questo comportamento può infastidire altri utenti” e – quando la Rana prova a ripubblicarlo – il social network stacca la spina alla redazione, cancella l’account, spiana tutte le altre news con le relative opinioni dei membri del gruppo.

“Abbiamo rimesso in piedi la redazione di Rassegna Stanca – dicono i curatori del gruppo – abbiamo avvertito gli amici della censura e nel giro di poche ore abbiamo ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà, anche se ovviamente non siamo in grado di riallacciare i contatti con tutti i 5.000 lettori della nostra rassegna che Fb ci ha tolto. Questa censura, comunque, è gravissima e per questo abbiamo deciso di organizzare tre giorni di sciopero virtuale, sospendendo fino a domenica le pubblicazioni. E’ assurdo che una vicenda commentata da tutti i media internazionali non possa essere discussa su Facebook, in maniera peraltro certo molto laica, ma anche molto corretta”.

Nel comunicato che proclama l'”agitazione sindacale” la redazione segnala che “Rassegna Stanca prova a ripartire: gli piacciono le conversazioni tenute sul web e gli amici che ha trovato su Facebook e che prima non conosceva. Ma Facebook non gli piace più. In questo luogo si creano spontaneamente dei gruppi, si formano delle microcomunità che condividono interessi, passioni o semplice cazzeggio. Tra loro devono poter essere liberi di esprimersi come è proprio di qualsiasi luogo democratico”.

In ogni caso non è certo la prima volta che Facebook banna qualcosa o qualcuno senza dare la minima spiegazione del perché. E’ il caso, sempre in questi giorni, di un video su Emilio Fede in cui alcuni ragazzi chiedono provocatoriamente al direttore del Tg4 cosa pensa della libertà di informazione: il filmato continua a girare in maniera virale su Fb, ma puntualmente viene cancellato ogni volta che compare sul sito. E pochi mesi fa questa prassi di Fb era anche finita in
Parlamento grazie a un’interrogazione presentata dal deputato leghista Matteo Salvini: “‘Ho raccolto centinaia di segnalazioni da parte di persone che sono state disattivate dal più diffuso social network del momento senza uno straccio di motivazione. E posso testimoniare nel mio piccolo che dopo aver allacciato contatti (di amicizia ma anche di lavoro) con oltre 2000 persone sono stato eliminato dalla rete senza
giustificazioni”.

Il problema è proprio questo: le regole di Facebook, genericamente, vietano la pubblicazione di messaggi offensivi, ma poi nei fatti sul social network gira di tutto e nessuno dei responsabili del sito chiarisce cosa è lecito e cosa non lo è. Qualcuno sostiene, addirittura, che ci possa essere un software che analizza i contenuti della rete in modo metodico e automatizzato e interviene quando si ripetono con troppa frequenza alcune parole chiave. Così fosse, la censura colpirebbe un po’ a casaccio, a volte a ragione a volte a torto.

Ecco il post incriminato pubblicato sul gruppo Rassegna Stanca:

Avvenire, il quotidiano di ispirazione cattolica, oggi informa in prima pagina che è “S. Giuseppe, sposo della B. Vergine Maria” e subito sotto ci tiene a chiarire una volta per tutte, in un fine editoriale, cosa voleva dire il papa affermando che “i profilattici aumentano i problemi”.

“Il no della Chiesa all’uso dei preservativi – scrive Francesco D’Agostino – è in realtà un sì alla compiutezza umana dell’atto sessuale. L’uso del preservativi è moralmente problematico, perché toglie alla sessualità umana la pienezza del suo orizzonte, frantumandone l’unitarietà in una molteplicità di aspetti destinati a restare non connessi tra loro…”. Quanto all’Aids, prosegue Avvenire, è “situazione disperata e paradossale quella in cui l’impegno per la vita si pretende che sia affidato a strumenti tecnici così elementari e così fallosi come i profilattici. Bisogna misurare bene le cose…”. Giusto, è un problema di misura!

Repubblica.it

24 marzo 2009 at 10:21 Lascia un commento

Il presidente pachistano Asif Ali Zardari oscura le televisioni. Il ministro dell’informazione si dimette

Asif Ali Zardari

La ministra dell’informazione pachistana, Sherry Rehman, si e’ dimessa per protesta contro la decisione del presidente Asif Ali Zardari di oscurare i canali televisivi che mostravano le manifestazioni anti presidenziali e in favore del partito dell’ex primo ministro Nawaz Sharif.

Lo riferiscono media pachistani e l’agenzia indiana PTI. Geo News, televisione privata da sempre punto di riferimento per la liberta’ di stampa in Pakistan e il canale all news piu’ seguito del paese, e’ stata oscurata ieri.

La Rehman, considerata molto vicina all’ex premier assassinata due anni fa Benazir Bhutto, e’ entrata in conflitto con il vedovo della Bhutto, il presidente Asif Ali Zardari, che non vuole cedere alle richieste dell’opposizione, da giorni in piazza. Il primo ministro Gilani non ha ancora accettato le dimissioni, ma la ministra ha annunciato che non ci ripensera’, “per rispettare i principi di liberta’ professati da Benazir”.

La situazione nel paese e’ molto tesa e anche il governo sta insistendo affinche’ il presidente ceda alle richieste della piazza e ristabilisca ai loro posti i giudici rimossi da Musharraf, rimetta al suo posto il governatore dello stato del Punjab fratello di Nawaz Sharif ed annulli l’ordine della suprema corte che ha giudicato ineleggibili i fratelli Sharif.

RaiNews24

15 marzo 2009 at 13:33 Lascia un commento

Roma, spot shock di Gore vietato sugli autobus

Roma, spot shock di Gore vietato sugli autobus

ROMA – Una bibbia bucata da tre fori di proiettile accompagnata da una scritta: “Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?”. E una seconda immagine, un kalashnikov con una domanda: “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?”.

Da ieri i due manifesti pubblicitari dovevano girare all’esterno degli autobus di Roma per lanciare “Vanguard”, il programma di punta della nuova stagione di Current tv, il canale fondato da Al Gore. Ma l’Atac, l’azienda di trasporto della capitale, li ha bloccati in extremis. “Immagini pesanti, inopportune, che avrebbero potuto offendere la sensibilità dei cittadini, peraltro in un momento di grave tensione sociale, e per di più in una città come Roma, che è sede della Chiesa cattolica”, spiega Massimo Tabacchiera, presidente dell’azienda, che ha preso la decisione di bloccare la campagna. La stessa campagna, realizzata dall’agenzia milanese Cookies Adv, è stata approvata dal Comune di Milano, dove partirà il prossimo 26 febbraio, fa sapere Current tv. Dal Campidoglio arriva immediatamente il sostegno alla decisione di Tabacchiera: “La campagna utilizzava immagini inopportune e non adatte ad essere apposte sui mezzi pubblici”. E poi una precisazione: “Nella scelta non ha avuto un ruolo il problema della sicurezza”.

“Non volevamo certo turbare il clima sociale della capitale – replica l’emittente, dove la decisione dell’Atac ha colto tutti di sorpresa – ma semplicemente ottenere l’attenzione dei cittadini su temi di attualità di respiro globale, che non riguardano solo la città di Roma”. “Capiamo la reazione, visto anche il clima. Tuttavia cercheremo altri circuiti privati che possano distribuirla”, aggiungono.


“Quei manifesti non vanno bene per dei mezzi in movimento – riprende il presidente dell’Atac, che ha visto in anteprima le immagini per dare il via libera dell’azienda – la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio. Sotto l’immagine della Bibbia c’è scritto “Vanguard. I martiri della camorra”, che è l’argomento di una puntata. Sotto il kalashnikov, rappresentato insieme a dollari arrotolati e con il calcio dai colori della bandiera americana, c’è scritto “La guerra segreta all’Iran”. Ma i caratteri sono troppo piccoli per poterli leggere mentre l’autobus si sposta”.

Repubblica.it

21 febbraio 2009 at 10:50 Lascia un commento

Facebook definisce estremo il progetto italiano di bloccare il contenuto della rete

Pubblicato giovedì 12 febbraio 2009 in USA

12 febbraio – Il piú grande sito al mondo di interazioni sociali, Facebook Inc., ha affermato di essere preoccupato per la legge proposta dall’Italia che obbligherebbe i provider di internet a bloccare l’accesso ai siti web che incitano o giustificano un comportamento criminale.

“Non abbiamo esaminato il linguaggio della proposta di legge, ma i resoconti ci preoccupano” ha affermato Debbie Frost, portavoce di Facebook, in un e-mail. La legge è “paragonabile a chiudere l’intero sistema ferroviario di un paese a causa di alcuni discutibili graffiti in una stazione feroviaria”.

La proposta di legge, che è passata in Senato la scorsa settimana, darebbe il potere al Ministero degli Interni di imporre ai provider di internet, inclusi Fastweb Spa, Telecom Italia Spa o Tiscali Spa, la rimozione del contenuto criminale entro 24 ore, pena una multa fino a 250.000 euro. I Pubblici Ministeri dovranno verificare il contenuto criminale prima che il Ministero possa agire, secondo la proposta di legge.

Il senatore italiano Giampiero D’Alia ha proposto la misura dopo che la stampa italiana, fra cui il quotidiano piu’ importante del pease, il Corriere della Sera, ha riportato che su Facebook c’era un gruppo di fans dei boss mafiosi di Corleone Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, colpevoli di dozzine di omicidi, i quali stanno scontando sentenze multiple di ergastolo.

“Prendiamo molto seriamente i contenuti che incitano alla violenza e ci impegneremo a rimuoverli in fretta” ha affermato Frost. “Per ogni tema controverso postato su Facebook ci sono letteralmente migliaia di interazioni positive che promuovono la comunicazione, il cameratismo e il commercio”.

Santificazione per un omicida

Mentre oggi un gruppo di fans – di 433 membri – che invoca la “santificazione” di Provenzano era ancora aperto, Facebook ha anche un gruppo che celebra come eroi i Pubblici Ministeri di Palermo Giovanni Falcone e Salvatore Borsellino, assassinati per ordine di Riina dopo aver incriminato con successo centinaia di mafiosi. Quel gruppo ha 396.463 fans.

Lo scopo non è quello di bloccare siti come Facebook o YouTube se presentano un contenuto criminale, secondo quanto affermato ieri da D’Alia in un’intervista. Invece la legge intenderebbe costringerli a rimuovere pagine individuali o gruppi, ha detto il senatore. Il linguaggio della proposta di legge stessa non distingue fra il blocco di alcune pagine o di interi siti web.

La legge è imperfetta perchè i provider di internet non sono in grado di eliminare elementi singoli dai siti web, secondo quanto ha affermato ieri in un’intervista Marco Pancini, Consulente per le Politiche Europee di Google Inc., che è il propietario di YouTube. Se la legge viene approvata, comporterà il blocco di piattaforme intere, ha continuato Pacini.

Mediaset, YouTube

YouTube ha la capacità di eliminare materiale potenzialmente criminale o offensivo, ha detto Pancini, aggiungendo che le leggi che regolano il contenuto criminale esistono già in Italia. Una legge di aprile 2003 afferma che i materiali devono essere rimossi immediatamente non appena un sito web viene a conoscenza di materiale illecito nel suo dominio.

Il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, i cui alleati in Senato hanno approvato la legge, è il propietario di Mediaset Spa, l’ente televisivo privato piú grande d’Italia. Mediaset a luglio ha fatto causa a YouTube e a Google per aver distribuito illegalmente i contenuti televisivi privati della compagnia, richiedendo “almeno” 500 milioni di euro di danni.

Per tutto il mese scorso, ogni fine settimanaBerlusconi si è impegnato in campagna elettorale per il suo candidato, Ugo Cappellacci, contro il rivale Renato Soru nelle elezioni per la presidenza alla regione Sardegna, previste il 15 e 16 febbraio. Soru è il fondatore e il proprietario del 17.7% – per mezzo di un “blind trust” – del provider di internet Tiscali.

La legge su internet è stata inserita in un emendamento di una proposta di legge che aveva lo scopo di sconfiggere il crimine, approvata in Senato il 5 febbraio. La misura deve ancora essere approvata alla Camera dei Deputati senza essere modificata prima di diventare legge.

Italia dall’Estero

14 febbraio 2009 at 11:04 Lascia un commento

Gasparri contro Santoro e Vauro: da loro solo insulti, ma presto cacciati i gestori Rai

Michele Santoro con Marco Travaglio

“Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene”. Al presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, la puntata di Anno Zero sul dramma di Eluana Englaro e sulla presunta deriva bonapartista del governo Berlusconi, andata in onda ieri sera non è proprio piaciuta. “L’insulto è la loro regola – dice – Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano”.

“Le parole di Gasparri hanno un grande pregio, quello di illuminare la strada a chi fatica ad orientarsi nel mondo della politica”, commenta subito in una nota Silvana Mura, deputata di Idv.

“Dall’abituale scomunica del venerdì che il presidente dei senatori del Pdl lancia su Santoro e Annozero – prosegue – tutti possiamo trarre due importanti lezioni. La prima è che la colpa gravissima di Santoro e Vauro, accusati di alimentare odio, è
quella di aver riproposto le serene parole pronunciate da Gasparri sul caso Englaro. La seconda lezione è che la maggioranza si appresta ad epurare la Rai, dal momento che è lo stesso Gasparri che annuncia la ‘cacciata meritata’ dei vertici. Viene da dire che sulla Rai tutto procede come da copione”.

Fra le vignette mostrate da Vauro in chiusura di trasmissione, una tracciava un parallelo fra le ‘scalate’ di Eluana Englaro e Silvio Berlusconi: il Calvario per la prima il Quirinale per il secondo. “Anche Gasparri chiede un minuto di silenzio”, era il titolo di un’altra vignetta che ritraeva il senatore PdL con il fumetto: “Così si sentono meglio le stronzate che dico”. E poi, ancora sul dramma di Eluana: “Morta per sentenza”: “Risulta dall’autopsia su Eluana?”, chiede un personaggio. “No, da quella sul cervello di alfano”, risponde un altro. E Mentana che lascia Mediaset? “Matrix, staccata la spina a Mentana”.

RaiNews24

13 febbraio 2009 at 12:11 Lascia un commento

“Contro i pirati, censura web” E’ una bozza ma è già polemica

"Contro i pirati, censura web" E' una bozza ma è già polemica

UNA PROPOSTA di legge che, combattendo la pirateria digitale, spinge verso una censura del web. Una censura dall’alto, con un rigore mai visto prima in Italia. E a farne le spese potrebbero essere non solo gli utenti ma anche soggetti come YouTube, a vantaggio di Mediaset e delle emittenti che sentono violati i propri diritti d’autore.

Sono questi aspetti che stanno facendo divampare le polemiche, in rete, sulla prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale. Il documento è trapelato sul web e pubblicato da Altroconsumo, associazione dei consumatori, che lo boccia allarmata: “Il provvedimento appare arcaico, protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell’innovazione del mercato digitale”.

“Ad inquietare sono numerosi punti di quella proposta”, spiega a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di internet in Italia. “Per prima cosa, si dà una delega in bianco al governo, per attuare nuove misura a difesa del diritto d’autore. I imponendo responsabilità, in caso di violazione, a utenti e a”prestatori di servizi della società dell’informazione”. Chi sono questi soggetti? “Nella proposta si parla anche di provider internet, che però per il diritto comunitario, recepito in Italia, non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Pensiamo allora che la proposta voglia attribuire responsabilità, ora non certe sul piano giuridico, a soggetti come YouTube e a fornitori di hosting”.

“Se passasse questa proposta, certo YouTube perderebbe la causa contro Mediaset e altre emittenti che lo denunciano per la presenza di materiale pirata sul portale”, aggiunge Scorza. YouTube (e altri portali analoghi) chiuderebbe in Italia, subissato da cause perse, o sarebbe a cambiare molto il servizio solo per gli italiani.

La proposta non parla di misure contro gli utenti che violano il diritto d’autore (scaricando e condividendo file pirata), “ma quella delega in bianco non lascia presagire nulla di buono. Potrebbe essere la nota misura della disconnessione coatta degli utenti da internet, la cosiddetta dottina Sarkozy, che questo governo, la Siae e Fimi hanno già dichiarato di apprezzare”. Dottrina che però è ancora in forse e ha già ricevuto una bocciatura dal parlamento europeo perché lesivo dei diritti degli utenti.

Sorprende poi un articolo, nella proposta, che con il diritto d’autore non ha niente a che vedere ma che ha il sapore della censura a 360 gradi: “Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell’ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell’ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori”.

Insomma, una specie di commissione di censura di quello che sta sul web, come avviene per il cinema, ma con ricadute molto più pesanti: perché andrebbe a porre paletti alla possibilità di ciascun utente di leggere o pubblicare una notizia o un video d’informazione. Su uno sciopero non autorizzato, per esempio, o su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Si noti che una norma simile, il Child Safe Act, voluto da Bush, è appena stata dichiarata anticostituzionale negli Usa. L’Italia andrebbe quindi contro tendenza, se passasse la proposta.

A contorno di tutta la vicenda c’è un giallo. In rete i primi commenti hanno attribuito la proposta alla Siae, che siede al Comitato. La Siae nelle scorse ore ha smentito quest’attribuzione, ma senza entrare nel merito del documento. Ha smentito, insomma, solo di esserne il padre, ma non ne ha negato l’esistenza. Addetti ai lavori continuano però a sospettare che sia stata proprio la Siae a redigerlo. Il motivo è che il nome della Siae appare indicato come l’autore del documento, nelle proprietà del file della proposta di legge trapelato agli addetti ai lavori (e che Repubblica.it ha potuto leggere).
“Crediamo che adesso, dopo questa polemica, si possa tornare a discutere prendendo le distanze da quel documento. Così, del resto, il governo ci aveva promesso: il ministro Sandro Bondi (per i beni e le attività culturali) aveva detto infatti che la proposta di legge sarebbe arrivata al Comunicato solo dopo una consultazione con le varie parti”, dice Marco Pierani, responsabile rapporti istituzionali di Altroconsumo. Consultazione che ancora non è avvenuta. Ecco perché i consumatori si sono sentiti traditi all’arrivo di questa proposta di legge.

Repubblica.it

27 gennaio 2009 at 09:44 Lascia un commento

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