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La ritirata americana dall’Iraq “Agosto 2010, missione finita”

La ritirata americana dall'Iraq "Agosto 2010, missione finita"

WASHINGTON – “Il 31 agosto dell’anno prossimo la nostra missione di combattimento in Iraq sarà finita”, annuncia Barack Obama circondato dai marines in partenza per l’Afghanistan. Ma l’ultimo soldato americano lascerà Bagdad tra tre anni, nel dicembre del 2011. La fine della guerra voluta da George Bush, che dura da ormai sei anni, sarà lentissima e l’uscita dei 142mila militari americani avverà in due tappe: i generali hanno convinto il presidente, che aveva promesso di riportare tutti a casa in soli 16 mesi, che non si poteva fare per ragioni di sicurezza.

Il generale Ray Odierno, successore di Petraeus a Bagdad, ha ottenuto un ritiro più lungo e ragionato, tanto che il piano di uscita dal conflitto ha ottenuto il sostegno del repubblicano John McCain, ma non ha convinto la speaker del Congresso, Nancy Pelosi, i massimi livelli del Partito democratico e i gruppi liberal e pacifisti.

Il giorno dopo aver rivoluzionato la politica economica e fiscale americana, presentando un budget che alza le tasse ai più ricchi per abbassarle ai ceti medio-bassi e garantire una copertura sanitaria a tutti gli americani, Obama ieri è apparso molto più moderato nel presentare la sua strategia militare. La decisione di chiudere quella che ha sempre considerato una guerra sbagliata viene confermata, ma il presidente è sembrato preoccupato dai rischi di essere accusato di volersene andare dall’Iraq troppo in fretta. E ha ricordato che l’America ha anche “interessi strategici e responsabilità morali nei confronti degli iracheni”, che deve preoccuparsi di lasciare un Paese stabile e pacificato, capace di stare in piedi da solo e di governarsi, e ha anche promesso che nei prossimi mesi la sua Amministrazione garantirà una maggiore assistenza ai rifugiati fuggiti in questi anni dall’Iraq.


Come ha poi spiegato il segretario alla Difesa Robert Gates, un nuovo picco nella presenza militare nel Paese verrà anzi raggiunto alla fine dell’anno, in coincidenza con una nuova serie di scadenze elettorali che hanno spinto ad allungare i tempi. “Lasciare a maggio – ha sottolineato Gates – avrebbe comportato problemi logistici legati alla sicurezza, visto che dopo le elezioni occorre sempre un periodo di stabilizzazione”.

Così entro il 31 agosto del prossimo anno torneranno a casa tutti i battaglioni da combattimento, circa 100mila uomini, ma per altri 16 mesi le truppe a stelle e strisce – con un numero di soldati compreso tra 35 e 50mila – resteranno ancora a Bagdad per garantire la sicurezza dei civili, l’addestramento dell’esercito iracheno e le missioni anti terrorismo. I militari rimasti non avranno compiti e missioni di combattimento, ma una quota importante di loro sarà pronta a farlo se necessario. E questo non è proprio piaciuto alla Pelosi e ai leader democratici al Congresso, che avrebbero preferito che in Iraq rimanesse soltanto un piccolo contingente di non più di 15mila uomini.

Obama nello stesso tempo ha rimesso al centro della sua strategia l’impegno contro Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan, “fronte centrale della lotta al terrorismo”, e ha rilanciato la diplomazia, enfatizzando la necessità di coinvolgere anche la Siria e l’Iran nel processo di pace in Medio Oriente, “per raggiungere una pace duratura tra Israele ed il mondo arabo”.

Il lungo discorso sul futuro dell’impegno americano in Iraq è stato fatto in mezzo ad una folla di soldati in mimetica e con la testa rasata a zero, alla base dei Marines di Camp Lejeune in South Carolina, da cui partiranno in 8.000 per Kabul. Le parole di Obama erano anche trasmesse in diretta alle truppe americane in Iraq, che hanno sottolineato con un lungo applauso l’annuncio della fine della loro missione.

Prima di prendere la parola davanti ai militari, Obama aveva informato della sua decisione il suo predecessore alla Casa Bianca, George W. Bush, e il premier iracheno Nuri al Maliki, a cui ha anche comunicato che il nuovo ambasciatore a Bagdad sarà il veterano della diplomazia americana Christopher Hill. Il diplomatico, fino ad oggi, era stato impegnato nelle trattative sul programma nucleare della Corea del Nord.
I marines hanno accolto Obama con un boato e lo hanno interrotto diverse volte nel corso del suo intervento, soprattutto quando il neo presidente ha elogiato il lavoro ed il sacrificio dei soldati americani per difendere la libertà degli iracheni. “Voglio essere molto chiaro – ha sottolineato -: abbiamo mandato le nostre truppe per rimuovere il regime di Saddam Hussein e voi avete portato a termine il vostro lavoro”. L’applauso più grande però è arrivato quando ha annunciato l’incremento del budget militare che consentirà di aumentare la paga dei soldati: “Aumenteremo il vostro salario, continuando a fornire assistenza verso i vostri bambini”. E con questa ovazione il presidente ha concluso il suo discorso più difficile da quando è stato eletto.

Repubblica.it

28 febbraio 2009 at 11:05 Lascia un commento

GM: SE NON OTTERRA’ ALTRI AIUTI DICHIARERA’ BANCAROTTA

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(AGI) – Roma, 14 feb. – General Motors intende chiedere altri finanziamenti al governo degli Stati Uniti e, se non li otterra’, dichiarera’ bancarotta. E’ quanto riferisce il Wall Street Journal, citando fonti ben informate. La Casa Bianca ha gia’ versato 13,4 miliardi di dollari nelle casse del gruppo di Detroit per salvarlo dal crac. Sia numerosi analisti che alcuni membri del Congresso – afferma il quotidiano finanziario – ritengono pero’ che una ristrutturazione fallimentare sia il modo migliore per garantire che General Motors tagli i costi e torni a generare liquidita’, ma una simile opzione, in un contesto di grave crisi economica e occupazionale, sarebbe controproducente dal punto di vista politico. Entro martedi’ General Motors e Chrysler, che ha goduto di un versamento da 4 miliardi, dovranno presentare al governo un piano di ristrutturazione sufficiente a permettere loro di sopravvivere.

AGI News

14 febbraio 2009 at 11:07 Lascia un commento

USA: sito casa bianca attacca Bush, irresponasabile incapacità per Katrina

Washington, 21 gen. (Adnkronos) – Da senatore, Barack Obama e’ stato tra i piu’ accesi critici del modo in cui l’amministrazione Bush ha abbandonato a stessa la popolazione, in stragrande maggioranza afroamericana, di New Orleans ai tempi dell’urgano Katrina. Ora che Obama e’ presidente, quelle critiche arrivano sullo stesso sito della Casa Bianca che ieri esattamente alle 12.01, un minuto dopo il giuramento, e’ apparso nella nuova veste ‘democratica’.

Adnkronos Esteri

21 gennaio 2009 at 12:31 Lascia un commento

Obama, tour de force per il discorso d’insediamento

Barack Obama (Infophoto)

Un lungo week end e lunghe nottate per mettere a punto le parole che apriranno la sua stagione alla Casa Bianca. Tra i modelli anche Abraham Lincoln, il presidente che abolì la schiavitù. Lo speech-writer di Kennedy: ”Barack è il migliore oratore dali tempi di JFK”

Washington, 16 gen. – (Adnkronos) – Arrivato a tre bozze già stracciate Barack Obama, (nella foto) si prepara ad un lungo week-end, e lunghe nottate nella suite presidenziale dell’Hay-Adams hotel, di lavoro per mettere a punto la versione definitiva del suo discorso di insediamento.

Un’ispirazione il presidente eletto potrà sicuramente averla da Abraham Lincoln, che ha preso come modello sin dall’inizio della sua campagna elettorale a Springfield, città natale del presidente che abolì la schiavitù. E dal discorso, di appena 703 parole, che Lincoln pronunciò per la fine della guerra civile proprio nel Lincoln Memorial dove sabato sera inizieranno i festeggiamenti per l’inagurazione di Obama con un mega concerto. “Il genio di Lincoln non potrà mai essere eguagliato” ha comunque affermato recentemente il presidente eletto, sottolineando che “ogni volta che leggi per discorso uno si intimidisce, soprattutto perché è veramente corto”. “L’obiettivo principale di un discorso di insediamento e’ catturare al meglio il momento in cui viviamo” ha detto ancora Obama, che ha iniziato a preprare il discorso piu’ importante della sua vita pochi giorni dopo la vittoria del 4 novembre, con l’aiuto del suo principale consigliere David Axerlod e il capo degli speechwriter, Jon Favreau: il trio ha inziato a mettere giu’ i temi già una settimana prima del Ringraziamento.

Favreau, che lavora con Obama sin dal 2005, per l’inizio di dicembre aveva già una prima bozza, lavorando con il suo team un po’ ovunque, non solo negli uffici della transition team ma anche allo Starbucks. Ma e’ stata con una conference call tra Obama, Alxelrod e Favreau un giorno prima della fine delle due settimane di vacanza alle Hawaii che il lavoro di stesura e’ entrato nel vivo.

Al suo ritorno, ai primi di gennaio, Obama aveva sulla scrivania gia’ una seconda bozza. E dopo un week end passato da solo a correggere e riscrivere il testo, ha consegnato il lunedì ai suoi collaboratori una terza versione. Il discorso di Obama è comunque quasi finito, hanno rivelato fonti del suo staff al sito Politico che ricorda come Obama abbia affrontato questo discorso con il suo solito metodo, “collaborando nella stesura ma esercitando sempre l’ultima parola sul testo”. Per natura competitivo, Obama infatti si rende conto che martedì si troverà già con il suo primo passo della sua presidenza ad affrontare il giudizio della storia, ed il confronto con i suoi predecessori.

Obama è il miglior oratore arrivato alla presidenza dai tempi di JFK, e quindi ascolteremo il migliore discorso sin dai tempi del presidente Kennedy” ha affermato Theodore Sorensen, lo speechwriter che aiutò Kennedy a scrivere il discorso dell’insediamento nel 1961, che per mezzo secolo è stata ‘la bibbia’ fonte di ispirazione per tutti i nuovi presidenti. La posta in gioco comunque è alta, considerata soprattutto la particolare situazione – due guerra in corso ed una gravissima crisi economica – in cui Obama si insedia, ed anche la stessa fama di grande oratore. “Obama è quello che è grazie ai suoi discorsi: è un oratore che fa il politico, non un politico che sa pronunciare discorsi. Ed il vero problema per è superare se stesso” spiega Wayne Fields, professore di inglese dalla Washington university che ha scritto un saggio sull’oratoria dei presidenti americani. Mentre l’ex speechwriter di Bill Clinton e’ sicuro del fatto che Obama mettera’ il massimo di cura ed attenzione alla preparazione del discorso, dando una curiosa chiave di lettura del modo di lavorare dell’ex presidente democratico e del prossimo: “da tutto quello che ho sentito del presidente Obama, credo che sia migliore del presidente Clinton e del suo staff: noi eravamo quelli che preparavano la tesina la notte prima della consegna, mentre si ha l’impressione che il senatore ed i suoi siano quelli che la preparano con una settimana o due di anticipo”.

Adnkronos Esteri.

17 gennaio 2009 at 09:22 Lascia un commento

Crisi: Casa Bianca, pil 2009 +0,6%

Nel 2008 economia contratta dello 0, 2%, ripresa da giugno

(ANSA) – NEW YORK, 16 GEN – L’economia americana, dopo essersi contratta dello 0,2% nel 2008, si espandera’ nel 2009 dello 0,6% e nel 2010 del 5%. E’ quanto prevede la Casa Bianca, secondo la quale il tasso di disoccupazione nel 2009 dovrebbe attestarsi al 7,7% per poi scendere il prossimo anno al 6,9%. L’inflazione e’ stimata all’1,7% sia per il 2009 sia per il 2010. Nel 2008 l’economia si e’ contratta dello 0,2%, con un ‘forte calo nel 4/o trimestre’. La ripresa e’ prevista nelle 2/a parte del 2009.

16 gennaio 2009 at 17:58 Lascia un commento


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