Petrolio, ora l’Eni approda a Nassiriya. Al via la corsa ai giacimenti in Iraq

2 aprile 2009 at 12:03 Lascia un commento

Roma, 2 apr. (Adnkronos/Ign) – ”C’è una nostra offerta” per lo sfruttamento dei giacimenti di Nassiriya, in Iraq. Ad affermarlo, a margine di un’audizione in Commissione Industria del Senato, è stato l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni. Un’offerta, questa, che il gruppo petrolifero italiano presenterà ”da soli” anche se successivamente ”ci potremmo associare” con eventuali partner. ”Non sapremo nulla prima di venti giorni” dice Scaroni.

L’eventuale aggiudicazione dell’appalto per lo sviluppo dei giacimenti di Nassiriya potrebbe rappresentare per l’Eni una vera e proprio manna visto che l’Iraq è al secondo posto nel mondo per dimensioni delle riserve di greggio.

Infatti, come ha affermato all’inizio del mese lo stesso Scaroni, l’Iraq rappresenta ”la nuova mecca del petrolio”. ”E’ sempre stato un Paese ricchissimo di risorse petrolifere, ma che per molti anni è uscito di scena dal mondo del petrolio. Ho l’ambizione – aveva affermato l’ad del gruppo petrolifero italiano – che Eni sia la prima compagnia internazionale che ‘sbarca’ in quel Paese”.

L’Iraq in queste ultime settimane ha indetto diverse gare ‘rapide’ aperte a società straniere in modo da aumentare nel breve termine la produzione di petrolio del Paese. Il ministro del petrolio iracheno, Hussain Shahristani, nei giorni scorsi aveva affermato che per il giacimento di Nassiriya si aspettava di arrivare entro 18 mesi a raggiungere una produzione di 100.000 barili al giorno. Il giacimento di Nassiriya di Dhi Qar ha delle riserve stimate di circa 4 milioni di barili. In lizza per lo sviluppo dei giacimenti di Nassiriya oltre all’Eni ci sarebbero anche Nippon Oil e Repsol Ypf.

Nel corso dell’audizione in Commissione al Senato Scaroni si è soffermato anche sulle importazioni di gas, sottolineando che “non ha più senso nella situazione attuale prolungare i tetti Antitrust“, che limitano fino al 2010 le importazioni di gas in Italia da parte di Eni. L’ad definisce i tetti ”una misura anacronistica, inutilmente punitiva che non capisco”.

Una misura ”che non esiste in Germania, in Francia o in Belgio…” e che colpisce l’operatore dominante, ”l’Eni che ha una quota di mercato molto più bassa rispetto a quella degli altri operatori dominanti nei loro rispettivi mercati”. Gaz de France, ad esempio, rileva Scaroni, “ha una quota di mercato in Francia dell’89% mentre quella dell’Eni è del 64% in Italia”.

Ogni volta che c’è una crisi del gas, sottolinea, “tutti vengono da noi. Vogliamo o non vogliamo l’Eni? Se dovremo ridurre le nostre quote di mercato dovremo andare in altri mercati e rischiamo di avere meno disponibilità in Italia nel momento del bisogno. In un Paese come il nostro, molto dipendente dal gas, è una buona cosa avere uno dei più grandi operatori del settore. E’ un bene non un male”. Un prolungamento dei tetti Antitrust, conclude, ”è in contraddizione con la sicurezza degli approvvigionamenti”.

Adnkronos Economia

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