L’ira della Finocchiaro sui cattolici pd “Gettati al vento tre anni di lavoro”

27 marzo 2009 at 08:20 Lascia un commento

L'ira della Finocchiaro sui cattolici pd "Gettati al vento tre anni di lavoro" ROMA – “Abbiamo lavorato tre anni nel Pd sulle questioni etiche, ciascuno ha dovuto transigere rispetto alle proprie posizioni iniziali, fare un passo indietro, arrivare a una “transazione” politica. E ora, sul testamento biologico voi cattolici fate come se niente fosse. Allora li abbiamo buttati al vento questi anni, rifiuto di credere che sia così, che l’asse politico, la mediazione siano ignorati”. Anna Finochiaro è di umore nero. Nella riunione dei senatori, convocata alle otto del mattino, la partita tra le due famiglie del Pd – i cattolici e i Ds – si trasforma in una prova di forza. La capogruppo Finocchiaro si sfoga. Ce l’ha con Franco Marini, con la strategia dei cattolici che continuano a gettare ponti al centrodestra. In nome di cosa? Della loro fede, ma dov’è la laicità della politica? Del totem-Bagnasco, ovvero dell’obbedienza ai vescovi?
A inizio giornata non si sa ancora che il Popolo delle libertà – alla vigilia del congresso di fondazione e corroborato dalle sferzate del Vaticano – i ponti di dialogo sul biotestamento li distruggerà tutti: quello con cui Daniele Bosone cerca di introdurre delle eccezioni nell’obbligo di nutrizione e idratazione obbligata; la “terza via” proposta da Francesco Rutelli e Luigi Lusi; l’emendamento di Dorina Bianchi. Ma prima che la blindatura della legge diventi evidente e anzi, l’ala più intransigente pro-life del centrodestra abbia la meglio, gli ex Ppi decidono di giocare in proprio. Puntano di certo a ridurre il danno di una legge incomprensibile, ma anche a marcare la loro differenza e a renderla visibile.


Nell’assemblea dei Democratici la tensione è alta. I laici sono sul piede di guerra. Sospetti reciproci. Non basta che Paolo Giaretta da cattolico s’inalberi: “Attenti, il corpo non appartiene allo Stato, così è proprio il personalismo cattolico che viene tradito”. Ma il segnale chiaro dell’insofferenza nei confronti dei cattolici, Finocchiaro lo dà in aula quando dichiara: “A titolo personale voterò l’emendamento di Emma Bonino”. Come dire, se ciascuno rivendica la libertà di coscienza, allora la mia di laica vale la vostra di cattolici. La radicale Emma ringrazia e restituisce il favore appoggiando una modifica presentata dalla cattolica democratica Albertina Soliani. Anche Ignazio Marino sostiene un emendamento di Giovanni Procacci. Del resto il Pd non doveva essere un partito “meticcio”?
Finocchiaro telefona a Dario Franceschini. Al segretario – che Berlusconi in senso dispregiativo ha bollato come catto-comunista, e che è un cattolico democratico abituato alle battaglie di laicità – la capogruppo chiede di fare chiarezza. “La posizione del Pd è molto chiara: siamo contrari, è questa la posizione prevalente, con rispetto per la libertà di coscienza”, ribadirà lui. E intanto invia al Senato due fedelissimi, Antonello Giacomelli e Francesco Saverio Garofani. Parlano con Marini. Ma il “lupo marsicano”, ex presidente del Senato, una vita da sindacalista, sembra fermo nell’idea che bisogna fare breccia nel centrodestra, che i cattolici devono con pari dignità esprimere la libertà di coscienza. Beppe Fioroni, altro leader dei Popolari, condivide.

Solo nell’epilogo della giornata, quando l’articolo 3 della legge sul fine-vita passa nella forma più restrittiva, impedendo – sono parole del ministro Sacconi – “altri “casi Eluana””, allora Marini ritira l’emendamento di cui è co-firmatario con Bosone. Sarebbe stato l’ultimo ponte. Alla buvette Marini mormora tra i denti contro Dorina Bianchi: “Che figuraccia… “. Dorina infatti presentando l’ennesima mediazione sul sondino di fine vita, aveva accettato la riformulazione grazie alla quale il Pdl afferma avrebbe accolto la proposta. Scena surreale. Finocchiaro si dissocia da Bianchi. Lusi ritira la firma all’emendamento riformulato. Nel Pdl, anche Laura Bianconi, pasdaran pro-life si dissocia da Sacconi e dal relatore Raffaele Calabrò. No a aperture anche da Antonio Tomassini. Tutti fanno retromarcia. La leghista Rossana Boldi aggiunge la sua firma. La mediazione fallisce, Bianchi fa autocritica. E infine, i cattolici del Pd si allineano, solo Baio e Gustavino votano a favore. Finocchiaro torna all’attacco del centrodestra: “Non so se per via di Bagnasco o del congresso del Pdl sabato, il centrodestra è blindato e usano le parole come spade”.

Repubblica.it

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