La ritirata americana dall’Iraq “Agosto 2010, missione finita”

28 febbraio 2009 at 11:05 Lascia un commento

La ritirata americana dall'Iraq "Agosto 2010, missione finita"

WASHINGTON – “Il 31 agosto dell’anno prossimo la nostra missione di combattimento in Iraq sarà finita”, annuncia Barack Obama circondato dai marines in partenza per l’Afghanistan. Ma l’ultimo soldato americano lascerà Bagdad tra tre anni, nel dicembre del 2011. La fine della guerra voluta da George Bush, che dura da ormai sei anni, sarà lentissima e l’uscita dei 142mila militari americani avverà in due tappe: i generali hanno convinto il presidente, che aveva promesso di riportare tutti a casa in soli 16 mesi, che non si poteva fare per ragioni di sicurezza.

Il generale Ray Odierno, successore di Petraeus a Bagdad, ha ottenuto un ritiro più lungo e ragionato, tanto che il piano di uscita dal conflitto ha ottenuto il sostegno del repubblicano John McCain, ma non ha convinto la speaker del Congresso, Nancy Pelosi, i massimi livelli del Partito democratico e i gruppi liberal e pacifisti.

Il giorno dopo aver rivoluzionato la politica economica e fiscale americana, presentando un budget che alza le tasse ai più ricchi per abbassarle ai ceti medio-bassi e garantire una copertura sanitaria a tutti gli americani, Obama ieri è apparso molto più moderato nel presentare la sua strategia militare. La decisione di chiudere quella che ha sempre considerato una guerra sbagliata viene confermata, ma il presidente è sembrato preoccupato dai rischi di essere accusato di volersene andare dall’Iraq troppo in fretta. E ha ricordato che l’America ha anche “interessi strategici e responsabilità morali nei confronti degli iracheni”, che deve preoccuparsi di lasciare un Paese stabile e pacificato, capace di stare in piedi da solo e di governarsi, e ha anche promesso che nei prossimi mesi la sua Amministrazione garantirà una maggiore assistenza ai rifugiati fuggiti in questi anni dall’Iraq.


Come ha poi spiegato il segretario alla Difesa Robert Gates, un nuovo picco nella presenza militare nel Paese verrà anzi raggiunto alla fine dell’anno, in coincidenza con una nuova serie di scadenze elettorali che hanno spinto ad allungare i tempi. “Lasciare a maggio – ha sottolineato Gates – avrebbe comportato problemi logistici legati alla sicurezza, visto che dopo le elezioni occorre sempre un periodo di stabilizzazione”.

Così entro il 31 agosto del prossimo anno torneranno a casa tutti i battaglioni da combattimento, circa 100mila uomini, ma per altri 16 mesi le truppe a stelle e strisce – con un numero di soldati compreso tra 35 e 50mila – resteranno ancora a Bagdad per garantire la sicurezza dei civili, l’addestramento dell’esercito iracheno e le missioni anti terrorismo. I militari rimasti non avranno compiti e missioni di combattimento, ma una quota importante di loro sarà pronta a farlo se necessario. E questo non è proprio piaciuto alla Pelosi e ai leader democratici al Congresso, che avrebbero preferito che in Iraq rimanesse soltanto un piccolo contingente di non più di 15mila uomini.

Obama nello stesso tempo ha rimesso al centro della sua strategia l’impegno contro Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan, “fronte centrale della lotta al terrorismo”, e ha rilanciato la diplomazia, enfatizzando la necessità di coinvolgere anche la Siria e l’Iran nel processo di pace in Medio Oriente, “per raggiungere una pace duratura tra Israele ed il mondo arabo”.

Il lungo discorso sul futuro dell’impegno americano in Iraq è stato fatto in mezzo ad una folla di soldati in mimetica e con la testa rasata a zero, alla base dei Marines di Camp Lejeune in South Carolina, da cui partiranno in 8.000 per Kabul. Le parole di Obama erano anche trasmesse in diretta alle truppe americane in Iraq, che hanno sottolineato con un lungo applauso l’annuncio della fine della loro missione.

Prima di prendere la parola davanti ai militari, Obama aveva informato della sua decisione il suo predecessore alla Casa Bianca, George W. Bush, e il premier iracheno Nuri al Maliki, a cui ha anche comunicato che il nuovo ambasciatore a Bagdad sarà il veterano della diplomazia americana Christopher Hill. Il diplomatico, fino ad oggi, era stato impegnato nelle trattative sul programma nucleare della Corea del Nord.
I marines hanno accolto Obama con un boato e lo hanno interrotto diverse volte nel corso del suo intervento, soprattutto quando il neo presidente ha elogiato il lavoro ed il sacrificio dei soldati americani per difendere la libertà degli iracheni. “Voglio essere molto chiaro – ha sottolineato -: abbiamo mandato le nostre truppe per rimuovere il regime di Saddam Hussein e voi avete portato a termine il vostro lavoro”. L’applauso più grande però è arrivato quando ha annunciato l’incremento del budget militare che consentirà di aumentare la paga dei soldati: “Aumenteremo il vostro salario, continuando a fornire assistenza verso i vostri bambini”. E con questa ovazione il presidente ha concluso il suo discorso più difficile da quando è stato eletto.

Repubblica.it

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