“Apartheid“ antirumeno in Italia

26 febbraio 2009 at 11:56 Lascia un commento

I Rom vengono tolti alla vista dell’opinione pubblica e costretti in campi

In Italia cresce il malumore contro gli immigrati rumeni: fiaccolate, guardie civiche, appelli a farsi giustizia da sé, tentativi di linciaggio, slogan razzisti – un’atmosfera da pogrom che viene sistematicamente fomentata dai media e da partiti come la Lega Nord. Dopo un episodio di violenza sessuale nella periferia di Roma sono stati incendiati negozi di rumeni.

Molti, ma non tutti i rumeni sono Rom e questi devono scomparire dal paesaggio urbano. Non sempre si differenzia tra rumeni e Rom. Soprattutto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, stringe la morsa attorno agli zingari. Anche famiglie Rom bene integrate, come quelle del quartiere Testaccio, che vivono in roulotte sulle rive del Tevere, sono state “trasferite”. La polizia le ha scortate ai margini della città, dove hanno dovuto piazzare le roulottes presso la tangenziale, senza acqua né corrente elettrica.

“Siamo italiani di terza generazione”, lamenta Aldo Udorovic. “Non rubiamo, ci guadagniamo da vivere onestamente, i nostri bambini vanno a scuola. Poiché abbiamo uno stile di vita diverso, veniamo trattati come cittadini di quarta classe”.

Promesse di espulsione

Non avendo potuto mantenere la sua promessa elettorale di “espellere almeno 5.000 Rom rimandandoli in Romania”, ora Alemanno persegue un obiettivo: i Rom devono essere tolti alla vista dei cittadini e spinti ai margini della città.

La conseguenza: campi nomadi come quello di Castel Romano, nel quale vivono più di 800 Rom regolarmente registrati, sono ormai completamente isolati.

Nei container del polveroso campo in inverno fa freddo e in estate fa un caldo insopportabile. Per evitare le proteste dei genitori delle zone circostanti, i bambini Rom vengono trasportati quotidianamente in autobus verso otto scuole diverse. Gli ultimi arrivano in classe due ore dopo l’inizio delle lezioni. La comunità cattolica di Sant’Egidio per questo accusa il governo di “apartheid”. “L’idea di relegare a vita degli esseri umani in campi è assurda”, si scalda Paolo Ciani, portavoce della comunità.

L’alloggio, per i Rom italiani, resta un sogno irraggiungibile. Quando il comune di Venezia volle costruire un piccolo insediamento sulla terraferma presso Mestre per 40 famiglie italiane di etnia Sinti, sostenitori della Lega bloccarono il cantiere e raccolsero firme contro il progetto, approvato già nel 1997. Del fatto che i Sinti vivessero lì ormai da 40 anni i manifestanti non si erano mai accorti.

Italia dall’Estero

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