Vuole un figlio dal marito in coma via libera all’intervento dei medici

18 febbraio 2009 at 11:07 Lascia un commento

Vuole un figlio dal marito in coma via libera all'intervento dei medici PAVIA – Il primo passo è stato compiuto: “E adesso si va avanti. Voglio vedere come ci possono fermare”, assicura il professor Severino Antinori, il ginecologo-star, esperto di fecondazione assistita. Ieri pomeriggio Antinori è arrivato come un ciclone al Policlinico San Matteo di Pavia, dopo che l’ospedale aveva dato l’ok al prelievo di liquido seminale da un paziente in coma per tumore al cervello. Ha provveduto al prelievo con una siringa ed è subito ripartito per Roma, dove conserverà il liquido in azoto liquido a meno 197 di temperatura.

“C’è una donna che vuole un figlio dal marito. Un atto di vita e di amore. Chi ci accusa di manipolare la natura non sa quel che dice. E comunque noi siamo sotto l’egida della legge 40 sulla fecondazione artificiale”.

In un periodo di accesi dibattiti sui temi di bioetica, la vicenda ha già fatto clamore perché è il primo caso del genere in Italia. Protagonista una giovane coppia di Vigevano, 35 anni lui, 32 lei. Per un tumore fulminante al cervello, un mese fa l’uomo entra in coma. Speranze di salvarlo pare non ne esistano. La moglie si ribella al destino: “Voglio avere comunque un figlio da lui, diventare genitori era il nostro sogno”.
E si rivolge al Policlinico di Pavia, dov’è ricoverato, perché gli sia prelevato il liquido seminale necessario alla fecondazione assistita. L’ospedale risponde che darà l’autorizzazione solo dopo il provvedimento di un giudice. L’avvocato che assiste la donna, Claudio Diani, cerca con affanno una via legale, perché l’uomo potrebbe morire da un momento all’altro. Viene nominato un tutore (ma la dizione esatta è “amministratore di sostegno provvisorio”) che possa surrogare la volontà dell’uomo in coma, nella persona del padre. Il giudice tutelare dà il via libera e così l’ospedale pavese.

Al San Matteo però non ci sono strutture in grado di conservare il seme. Da molti altri ospedali viene negata collaborazione, che invece arriva dal Centro di crioconservazione dei gameti maschili di Padova. Nella trattativa si inserisce però Severino Antinori, che offre la propria disponibilità (“assolutamente gratuita”) e nel giro di poche ore si sostituisce ai medici padovani.


Mentre dalla Chiesa arriva un primo alt. “Credo che un figlio debba sempre essere un atto di amore, non un esperimento di laboratorio – ha affermato Rino Fisichella, pretore della Pontificia Università Lateranense – Un figlio non deve arrivare per desiderio recondito di una persona. Facciamo in modo di rispettare anche in questo aspetto la natura”.

Conclusione: “Pur con molta comprensione per chi vive queste situazioni, non ogni desiderio è legittimo”.
L’avvocato Diani ribatte: “Le stesse persone che sostenevano che la povera Eluana doveva essere tenuta in vita, ora trattano quest’uomo come se fosse una cosa”. Come per il caso Englaro – sostiene il legale – in caso di impedimenti potrebbe essere avviata un’inchiesta per acquisire attraverso varie testimonianze la volontà manifesta del marito di avere figli. Il professor Antinori è più drastico: “Non ce ne sarà bisogno e anche se il paziente dovesse morire, l’iter ormai è iniziato, e con il consenso del giudice. Conserverò il liquido nella mia struttura e procederò all’analisi degli spermatozoi, selezionando i più resistenti. Attenderemo un mese, per far calare lo stress nella signora, poi la sottoporremo a stimolazione ovarica. Quindi procederemo alla fecondazione, secondo una nuova tecnica che ho sviluppato io stesso, l’Imsi, intra morfologic sperm injection. Essendo due persone giovani, credo proprio che la gravidanza sarà normalissima”.

Si vedrà se sarà consentita questa interpretazione estensiva della legge 40 che governa la procreazione assistita. Filomena Gallo, vice-segretario dell’associazione Luca Coscioni, non è d’accordo: “La legge stabilisce che sia necessario il requisito di sterilità e serve il consenso scritto di entrambi i genitori. Se c’è una norma, va rispettata. Spero che non si usi quanto è stato fatto per ricostruire la volontà di Eluana Englaro per strumentalizzarlo ed estenderlo a fattispecie ben differenti”.

Repubblica.it

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