Sanità, in Italia i malati cronici costretti a pagarsi le cure: 1.700 euro al mese

12 febbraio 2009 at 12:06 Lascia un commento

(Adnkronos)

Roma, 12 feb. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Oltre il danno, la beffa. I malati cronici, in Italia, pagano di tasca propria le carenze del Servizio sanitario nazionale e lottano quotidianamente con la burocrazia per ottenere quanto, in teoria, è garantito a livello pubblico. E per curarsi spendono anche più di 1.700 euro al mese, fra badante, farmaci, protesi. Questa la fotografia scattata dall’VIII Rapporto sulle politiche della cronicità ‘Il prezzo dei diritti’, presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva, a cui aderiscono 140 organizzazioni.

Secondo i dati Istat 2008, a soffrire di almeno una patologia cronica in Italia è il 39,2% della popolazione. Il 20,5% dichiara di essere affetto da due o più malattie croniche. Il dato lievita all’aumentare dell’età: l’86,9% degli ultra 75enni soffre di almeno una patologia cronica, il 68,3% di due o più. I disturbi più diffusi sono artrosi/artrite (17,9%), ipertensione (15,8%), malattie allergiche (10,6%), osteoporosi (7,3%), bronchite cronica e asma bronchiale (6,4%), diabete (4%). Per quanto riguarda le malattie rare (in Italia ne sono state riconosciute 284), a esserne colpiti sono 30 milioni di italiani.

Oltre al quotidiano braccio di ferro con la burocrazia, per ottenere quanto è loro riconosciuto dalla legge e dal Ssn – denuncia il rapporto – i malati cronici suppliscono di tasca propria alle carenze della sanità italiana. La spesa media mensile sostenuta dal paziente e dalla sua famiglia è di 1.760 euro, con in testa i costi legati alla badante che ammontano a 986 euro al mese.

Il rapporto di quest’anno sulle politiche della cronicità mette in rilievo le difficoltà di accesso ai servizi socio-sanitari per circa 23 milioni di italiani. Quasi il 57% delle associazioni afferma che questo diritto è per nulla o poco rispettato, il 40% dice che lo è parzialmente e soltanto il 3% lo considera totalmente rispettato. Disastrose le conseguenze, sul portafoglio e sulla salute: ben l’83% fa i conti con l’aumento dei costi privati, per l’80% aumentano le complicanze della malattia e ben il 70% denuncia un conseguente peggioramento dello stato di salute.

E’ soprattutto la burocrazia a far da ostacolo nell’accesso ai servizi socio-sanitari: è la prima criticità per il 77% delle associazioni che hanno partecipato al rapporto. In particolare, la burocrazia incide sull’accesso ai farmaci e alle prestazioni sanitarie (con le liste di attesa), al rilascio e rinnovo della invalidità, a presidi, protesi e ausili. Oltre la metà delle associazioni (57%), inoltre, ha difficoltà a ottenere i benefici socioeconomici previsti dalla legge.

E in particolare denuncia il mancato accesso a indennità di accompagnamento (47% delle associazioni), riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap (37%), criteri di esenzione limitati (33%), mancato riconoscimento del codice esenzione (30%) e del contrassegno ed esenzione bollo auto (30%). A essere inadeguata è l’offerta di servizi sanitari territoriali, per cui il 57% delle associazioni lamenta difficoltà nell’accesso. La stessa percentuale denuncia l’assenza di figure socio-assistenziali (ad esempio badanti), il 46% la carenza di centri di riferimento specializzati.

Una vera e propria chimera è poi l’assistenza psicologica: il 77% delle associazioni ne segnala la mancanza. Lo stress psicologico da gestire per questi pazienti e le loro famiglie è notevole, ma il Ssn non dà praticamente alcuna risposta.

Non va meglio il capitolo farmaci. Il 50% delle associazioni di malati cronici – illustra ancora il rapporto – segnala il mancato accesso ai farmaci necessari e insostituibili per la cura della patologia, mentre il 33% denuncia differenze regionali, ma anche tra Asl della stessa regione, per ottenere i medicinali necessari; il 53% segnala il mancato accesso ai farmaci per la prevenzione e il controllo delle complicanze. I pazienti sono dunque costretti a mettere mano al portafoglio, come segnalato dal 43% delle associazioni.

Oltre a fotografare una situazione tutt’altro che rosea, nel rapporto il Coordinamento avanza precise proposte: prevedere forme di partecipazione delle organizzazioni civiche ai processi decisionali, per esempio istituendo un organismo permanente di consultazione all’Inps o all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa); prevedere un canale di priorità nelle prenotazioni delle prestazioni; includere nei Lea le prestazioni necessarie per la terapia del dolore e le cure palliative ai malati cronici non oncologici; revisionare ed integrare l’elenco delle patologie croniche invalidanti e delle malattie rare; revisionare il nomenclatore tariffario delle protesi; garantire l’accesso ai farmaci a carico del cittadino; dare piena attuazione alla legge 80/2006.

Adnkronos Cronaca

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