L’Islanda, l’Italia e l’esportazione dell’oscurità

7 febbraio 2009 at 00:15 Lascia un commento

Pubblicato martedì 3 febbraio 2009 in Messico

Se i paesi potessero esportare l’oscuritá, l’Islanda e l’Italia avrebbero un futuro brillante. L’Islanda è uno dei migliori esempi di come un paese possa fallire. È passata dall’essere una nazione con il reddito pro capite tra i più alti al mondo, al divenire il paradigma della catastrofe finanziaria. La sua economia funzionava come una calamita per attirare investimenti stranieri nelle banche. Il sistema finanziario è fallito: a ciascuno dei 305mila abitanti corrisponde un debito di due milioni di dollari.

Se gli islandesi sono i cittadini più indebitati al mondo, l’Italia ha il debito più alto in proporzione al PIL. Il passivo del governo italiano equivale al 106% del prodotto ovvero 1.9 miliardi di dollari. Questa cifra è 36 volte maggiore del debito estero messicano. Nel 2009, l’Italia deve pagare 200 miliardi di dollari a breve scadenza.

Una volta, cifre come queste non costituivano un problema perchè gli italiani possiedono un elevato livello di risparmio interno e fino al 2008 erano stati acquirenti certi dei buoni governativi. Ci sono segnali che le cose sono cambiate.

Le emissioni di gennaio non hanno trovato acquirenti fino a quando le autorità non hanno aumentato gli interessi in maniera sostanziale. Gli acquirenti che in un altro momento sarebbero stati sicuri, stanno optando per buoni di altri paesi, come Stati Uniti o Giappone.

“Houston: they have a problem” (in inglese nel testo originale, N.d.T.). L’emissione di titoli è la forma più facile che ha un governo di finanziarsi. Essere nella zona euro impedisce l’uso dell’emissione di moneta. Lo scoppio della crisi rende impossibile aumentare le tasse.

“L’Italia corre il rischio di convertirsi in una seconda Argentina”, ha detto lo scorso dicembre, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Il settimanale tedesco Spiegel cita le dichiarazioni di Sacconi. “Se il governo non troverà acquirenti per i suoi buoni, avremo difficoltà. Non ci sará liquiditá per pagare gli stipendi ai lavoratori pubblici e le pensioni. Finiremo come l’Argentina”.

La nazione di Borges e Maradona cadde in insolvenza nel 2001. Otto anni fa gli esperti guardavano l’Argentina come un insetto raro o un paria. Adesso è un caso preso ad esempio.
Serve ad illustrare cosa succede quando un governo fallisce, perché i governi possono fallire, nonostante lo abbiamo dimenticato. L’Islanda e l’Italia sono sulla mappa per ricordarcelo.

Italia dall’Estero

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