Dal 2010 pensioni più basse – Subito modifica dei coefficienti

30 gennaio 2009 at 10:16 Lascia un commento

Dal 2010 pensioni più basse Subito modifica dei coefficienti

ROMA – “Sui coefficienti per il calcolo delle pensioni andremo dritti, senza la solita melina sindacale”. È questa la linea del governo, come spiegano tutti i ministri interessati. Avanti, senza negoziati estenuanti, per far scattare automaticamente dal primo gennaio del 2010 i nuovi parametri per definire la pensione in base alle aspettative di vita: prima lasci il lavoro, meno prendi. Il taglio dell’assegno pensionistico, a seconda dei casi, varierà dal 6 all’8 per cento. Una riduzione che si potrà contenere solo lavorando più a lungo. Tutto già definito dalla riforma Dini del ’95 e poi dalla Damiano (quella che ha trasformato il famigerato “scalone” di Maroni in un po’ di scalini insieme alle quote dell’età anagrafica) e che, tuttavia, non escludevano un confronto con i sindacati. Anzi.

Nel 2009 non è previsto che si apra, in senso stretto, il cantiere previdenza, a parte la questione relativa all’innalzamento graduale e volontario dell’età delle donne, come impone una sentenza della Corte di Giustizia europea. In ogni caso, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dalle nevi di Davos ha gettato il sasso nello stagno, pronunciano la parola proibita: pensioni. “Anche se – dicevano ieri gli uomini del governo – le pensioni sono un tema immanente”. Insomma ci sono sempre, anche quando non se ne parla, perché la voce previdenza assorbe quasi i due terzi della nostra spesa sociale, il 14-15 per cento di tutto il Pil e non è certo che sia del tutto stabilizzata la dinamica della spesa dato il processo di invecchiamento della popolazione. Comunque sono tante risorse che lasciano quasi a secco gli altri capitoli dello stato sociale, dagli ammortizzatori sociali all’assistenza. D’altra parte la strategia del governo è stata già delineata nel Libro Verde del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ma, quando è stata scritta, guardava a uno scenario non recessivo e lungo almeno quanto l’intera legislatura: cambiare il welfare state ispirandosi alla cosiddetta “flexsecurity”, tutelando il lavoratore e non il posto di lavoro, spostando le risorse dalle pensioni alle altre voci dello stato sociale.

Operazione complessa e strutturale – come, appunto, ha detto Tremonti – ma che difficilmente potrà realizzarsi in piena recessione globale. Non perché proprio la crisi non possa rappresentare una spinta a realizzare le riforme, piuttosto perché un intervento sulle pensioni (a parte quello sui coefficienti) potrebbe trasformarsi in un boomerang. E il governo potrebbe ritrovarsi con un’arma in meno per fronteggiare la crisi che sta travolgendo il sistema industriale e che presto potrebbe far esplodere il numero dei lavoratori in esubero. Quelli da licenziare o, appunto, da pensionare quando si può. Eppure al ministero del Lavoro e a quello dell’Economia, i tecnici, durante la preparazione dei primi e parziali provvedimenti anti-crisi, hanno aperto anche il dossier previdenza. Seguendo un percorso già “battuto”(si è cominciato con la riforma Amato del ’92) e anche l’unico che può dare, in caso di emergenza finanziaria, risparmi consistenti: quello della chiusura delle cosiddette “finestre” che permettono, quattro volte l’anno, di andare in pensione di anzianità, cioè prima di avere maturato i requisiti per l’accesso alla quiescenza per vecchiaia. Dietro le quinte, gli sherpa hanno ripreso a fare i conti, stimando che da un dimezzamento delle “finestre” (da quattro a due) si potrebbero ricavare intorno ai due miliardi l’anno. Cento, centodiecimila lavoratori ogni anno verrebbero trattenuti al lavoro ancora per sei mesi. Un meccanismo per innalzare di fatto l’età di uscita, ma non la riforma strutturale che invece aveva proposto il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, con uno scambio sempre all’interno del sistema di welfare: alzare l’età per aumentare le risorse a favore degli ammortizzatori sociali.
L’intervento sulle pensioni di anzianità è rimasto per ora solo un esercizio tecnico. Il governo l’ha rimesso nel cassetto, ma non si sa mai. Per ora non ci sarà nemmeno la riforma degli ammortizzatori sociali. Gli otto miliardi per il biennio 2009-2010 (se si troverà l’accordo con le Regioni) finanzieranno l’estensione della cassa integrazione in deroga, cioè a favore di chi (a cominciare dai lavoratori precari) non ha diritto ad alcun sostegno al reddito una volta perso il lavoro. Un intervento decisamente congiunturale, legato alla crisi e quindi alla possibilità di utilizzare i fondi europei per fini diversi da quelli previsti dalla stessa normativa dell’unione.

Repubblica.it

Annunci

Entry filed under: Economia. Tags: , , , , .

L’Italia vuole reintrodurre gli incentivi alla rottamazione Francia: Sarkozy conferma, avremo nuovo reattore nucleare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Feeds

Categorie

gennaio: 2009
L M M G V S D
    Feb »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Visite totali

  • 14,476

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: