Decine di ex alunni sordomuti accusano di pedofilia 25 professori religiosi a Verona

26 gennaio 2009 at 17:34 Lascia un commento

Il vescovo della città promette trasparenza per chiarire i casi di 67 studenti, durati almeno 30 anni

Sessantasette ex-alunni di un collegio per bambini sordomuti di Verona si sono uniti per denunciare pubblicamente gli abusi sessuali perpetrati per 30 anni da preti e religiosi del centro. La notizia, pubblicata nell’edizione odierna dell’Espresso, è venuta alla luce perchè le vittime si sono decise a parlare dopo aver constatato che alcuni dei sacerdoti accusati continuano a lavorare nell’Istituto Antonio Provolo e per evitare che la loro “orribile esperienza” si ripeta con altri bambini.

Gli abusi cominciarono negli anni cinquanta e sono durati, secondo quanto affermano i testimoni, almeno fino al 1984, data in cui il più giovane dei querelanti abbandonò il collegio.

Fino agli anni ottanta, l’Istituto Provolo era considerato un centro esemplare, specializzato nell’accogliere bambini orfani e con problemi di linguaggio e udito, provenienti da famiglie contadine e umili della regione.

Fra i delitti riferiti dagli ex-alunni, che parlano di più di 100 vittime, ci sono da casi di violenze sessuali e sodomizzazioni fino a maltrattamenti e molestie, realizzati in modo reiterato e continuo nel tempo, in maniera individuale e in gruppo, in tutti i luoghi dell’istituto, dalle docce al confessionario.

Il vescovo della città, Giuseppe Zenti, ha detto che se le accuse risultassero fondate “marcherebbero la comunità cristiana con una ferita lacerante” ed ha assicurato che adotterà tutte le misure necessarie per fare chiarezza sul caso ed evitare “inutili zone d’ombra o sospetti”.

Tutti i presunti delitti denunciati sono caduti in prescrizione e, in ogni caso, ha ricordato la Curia, essendosi prodotti all’interno di una istituzione religiosa, dovrebbero essere giudicati in base al Diritto Canonico.

“Se la giustizia dei tribunali conosce i tempi della prescrizione, quella della coscienza non prevede una scadenza” ha detto Zenti.

Prima di inviare le sue testimonianze alla rivista, il gruppo ha informato sia il vescovo di Verona che la direzione della scuola. Le vittime hanno chiarito che non vogliono condanne penali nè indennizzi economici, nonostante il vescovo abbia affermato di essere venuto a conoscenza del caso perchè i querelanti avrebbero tentato un “ricatto economico”. Fra i religiosi accusati, segnala L’Espresso, è coinvolto un alto prelato molto conosciuto a Verona.

Italia dall’Estero

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