Talebani on line, il provider era texano

La notizia guadagna l’apertura del Washington Post, anche se non è la prima volta che emergono legami fra gruppi terroristici e provider americani. Ma ora che il primo fronte, nell’era Obama, diventa quello afgano, fa una certa impressione sapere che per circa un anno i talebani hanno utilizzato un sito internet per reclutare nuovi supporter. E la pubblicazione on line era a cura di un provider texano.

Il Washington Post identifica questa società americana con il nome ThePlanet.

Il sito in questione sarebbe diventato la voce dell’Emirato Islamico d’Afghanistan: chi lo ha noleggiato ha versato alla società Usa circa 70 dollari al mese, pagabili anche
con carta di credito. “La spesa relativamente bassa e l’alta qualità dei server
americani rappresentano un’attrattiva per i jihaddisti”, spiega al Post Rita Katz, co-fondatrice del ‘Site Intelligence Group’, una societa’ privata che svolge attività di monitoraggio sulle comunicazioni dei gruppi estremisti islamici.

RaiNews24

9 aprile 2009 at 10:56 Lascia un commento

G20, video incastra agenti “L’uomo morto fu spinto”

Londra - Ian Tomlinson, l’uomo morto per infarto durante una manifestazione di protesta a Londra in occasione del vertice del G20, sarebbe stato spinto a terra da alcuni poliziotti, secondo le immagini riprese da una telecamera di un turista americano. Il 47enne Tomlinson, che lavorava in una vicina edicola, non stava manifestando, ma era semplicemente di ritorno a casa e cercava di superare il cordone degli agenti: la Commissione Indipendente che vigila sull’operato della polizia ha aperto un’inchiesta per accertare se gli agenti abbiano avuto una parte di responsabilità in quanto accaduto.

Il video che incrimina la polizia Spunta un video che prova le responsabilità della polizia nella morte del 47enne negli scontri durante il G20 di Londra. Nel filmato, pubblicato dal Guardian sul sito web, mostra la vittima, Ian Tomlinson, camminare con le mani in tasca di fronte ai poliziotti schierati, quando un agente lo spintona facendolo cadere a terra. Il 47enne è morto mercoledì dopo aver accusato un collasso mentre tornava a piedi a casa dal lavoro attraversando le strade del centro di Londra in cui in quel momento imperversavano gli scontri tra agenti e manifestanti.

Le riprese del manager di New York Il quotidiano, ha riferito che il video è stato girato da un manager di New York e ha scritto che un agente ha colpito Tomlinson alla gamba con un manganello sorprendendolo alle spalle. Questo particolare però non è chiarito dallle immagini. La polizia aveva raccontato di essere stata allertata da un passante secondo il quale Tomlison aveva avuto un collasso e non respirava più, che i manifestanti aveno lanciato oggetti contro gli agenti che cercavano di rianimarlo, e che l’uomo era poi morto in ospedale. “Stiamo cercando di recuperare questa prova”, ha detto un portavoce della polizia.

IlGiornale.it

9 aprile 2009 at 10:26 Lascia un commento

Il car sharing convince, 16 mila utenti in 11 città italiane

ROMA – La voglia di auto condivisa cresce in Italia. Sono infatti in costante aumento gli italiani meno “auto-dipendenti” che aderiscono al car sharing e si allarga la platea delle città in cui è attivo questo servizio, tassello essenziale per la mobilità sostenibile. La conferma viene dai numeri: circa 16.000 gli utenti stimati del car sharing, 11 le città e 8 le province che lo hanno già attivato e presto sarà presente in altre tre città; gli abbonamenti sono 12.544 (nel 2007 erano 9.488), le auto a disposizione 474 (359 nel 2007).

Lo stato dell’arte del car sharing in Italia è stato tracciato nel corso del IV Forum Nazionale del Car Sharing organizzato da Ics -Iniziativa Car Sharing- che si è svolto a Roma ed in cui è stata presentata una ricerca sul gradimento, la percezione e l’immagine del car sharing in Italia. Nel corso del Forum sono stati illustrati i risultati ottenuti grazie all’accordo tra Ics e Coop, promosso nel 2006 dal ministero dell’Ambiente, per accedere al servizio di car sharing a costi vantaggiosi e sono stati premiati sette soci scelti fra coloro che hanno maggiormente usufruito del servizio.

“La ricerca- spiega Marco Mastretta, direttore di Ics- ha dimostrato che il servizio di car sharing è molto gradito agli utenti e soddisfa esigenze reali di mobilità in modo professionale. D’altra parte emerge la necessità di un’informazione più capillare per sfruttare i margini di espansione ancora ampi che esistono”.

Risparmio, rispetto dell’ambiente, semplicità e flessibilità di utilizzo sono le tre carte vincenti del car sharing. Secondo le stime, percorrendo in media 10.000 chilometri l’anno, si possono risparmiare fino a 2.000 euro in minori spese di gestione, rispetto a un’auto di proprietà. Inoltre, ogni auto in car sharing sostituisce circa 16 auto private, cosicché, grazie a loro, in Italia nel 2008 hanno circolato 7.400 auto in meno e si sono percorsi 29 milioni di chilometri in meno, con indubbi vantaggi per l’ambiente e per il traffico cittadino.

Dire

9 aprile 2009 at 10:24 Lascia un commento

Ronde padane, il Governo ci ripensa: via dal decreto sicurezza

 Il Governo ha accettato di eliminare dal dl sicurezza le norme sulle ronde duramente contestate dall’opposizione. L’accordo è stato raggiunto nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Soddisfatta l’opposizione, che interromperà il suo ostruzionismo, consentendo di dare il via libera al testo a Montecitorio entro la giornata di oggi.

Prossimi passi
Per questo pomeriggio è convocata una nuova conferenza dei capigruppo della Camera che a questo punto calendarizzerà prima possibile l’esame del disegno di legge sulla sicurezza con l’innesto della norma sulle ronde.

Da punto di vista tecnico, la norma sulle ronde verrà eliminata dal decreto o con un emendamento soppressivo del governo o con uno dell’opposizione su cui il Governo renderà parere positivo. Quelle norme verranno molto probabilmente inserite in un disegno di legge di cui il governo chiederà l’esame quanto prima già nella riunione dei capigruppo prevista per questo pomeriggio.

Esulta l’opposizione
“Quando prevalgono la saggezza e la ragionevolezza non vince nessuno ma sono tutti a vincere”, spiega il capogruppo del Pd Antonello Soro. “Siamo molto soddisfatti – sostiene Michele Vietti (Udc) – che il governo abbia cambiato parere su una nostra proposta molto ragionevole. Grazie al nostro ostruzionismo salta un macigno e ora siamo impegnati nell’accelerare l’esame del testo”.

Nessun passo indietro
“Metteremo la fiducia probabilmente lunedi’ 20″ aprile, annuncia però il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo a “Panorama del giorno”, su Canale 5. “Quello che e’ chiaro – ha sottolineato - è che in un momento drammatico come questo, in cui tutti parliamo di solidarieta’, la sinistra” non ha colto “l’opportunita’ che il Governo gli offriva, cioè quella di modificare la legge che istituisce le ronde in un senso che a me stava benissimo e che doveva star bene anche alla sinistra, perché si dice che le ronde, che non si chiamano neanche ronde, potranno essere costituite esclusivamente da ex agenti della Polizia, da ex militari, da uomini dello Stato”.

“Bene, per puro spirito di polemica – ha evidenziato La Russa – la sinistra non ha accettato, neanche in giornate come queste, una offerta di questo genere che tranquillizzava, ha voluto continuare l’ostruzionismo costringendo il governo a un voto di fiducia che è figlio di un’inutile e sterile polemica”.

8 aprile 2009 at 12:00 Lascia un commento

SCRITTORI: CRICHTON, DUE ROMANZI POSTUMI IN USCITA IN USA

New York, 6 apr. – (Adnkronos) – Un romanzo finito e pronto per essere pubblicato e un romanzo incompleto scritto solo per un terzo: e’ questo il lascito postumo dello scrittore statunitense Michael Crichton, autore che ha venduto complessivamente oltre 150 milioni di copie con i suoi bestseller da ”Andromeda” a ”Jurassic Park”, morto per un tumore a 66 anni nello scorso novembre. Entrambi i libri inediti verranno pubblicati nel giro di poco piu’ di un anno e mezzo dall’editore americano HarperCollins, come ha anticipato oggi il ‘New York Times’.

Il prossimo 24 novembre uscira’, con una prima tiratura di un milione di copie ”Pirate Latitudes”, un’avventurosa storia che Crichton aveva ambientato nella Giamaica del XVII secolo, dove compaiono pirati dei Caraibi, guidati da tal Hunter, e marinai spagnoli che si contendono un tesoro di galloni. Il romanzo portato a termine da Crichton poco prima di morire e’ stato scoperto nei files del computer dello scrittore dal suo segretario.

Nell’autunno del 2010 verra’ pubblicato un thriller tecnologico, a cui Crichton stava lavorando al momento della sua scomparsa. Si tratta del secondo libro che l’autore di ”Sol Levante” e ”Il mondo perduto” aveva promesso ad HarperCollins dopo l’uscita di ”Next” (2006), il suo ultimo romanzo dedicato alle conseguenze della ricerca genetica. L’editore Jonathan Burnham ha precisato che il secondo romanzo era stato completato piu’ o meno per un terzo dall’autore e pertanto l’agente di Crichton, Lynn Nesbit, e i suoi eredi stanno selezionando uno co-scrittore che possa portare a termine il libro lavorando sulle note lasciate dal creatore della serie tv ”E.R.”.

7 aprile 2009 at 09:53 Lascia un commento

Merkel a sorpresa in Afghanistan. I talebani: ”Volevamo colpire il suo aereo”

Angela Merkel

Kunduz, 6 apr. (Adnkronos/Ign) – Il cancelliere tedesco Angela Merkel è arrivata oggi a sorpresa in Afghanistan per far visita alle truppe tedesche, accompagnata dal ministro della Difesa Franz Josef Jung.

La Merkel, alla sua seconda visita in Afghanistan dal 2007, è giunta nel Paese direttamente da Praga dove aveva partecipato ieri al vertice Ue-Usa. A Kunduz si trova un distaccamento di 700 soldati tedeschi che fanno parte del contingente Isaf. La Germania intende aumentare il suo contingente da 3.800 a 4.400 uomini in vista delle elezioni presidenziali di agosto.

Poco dopo la partenza della Merkel, contro la base di Kunduz sono stati lanciati due missili che non hanno provocato danni né feriti. L’attacco è stato rivendicato dai talebani. “Il nostro obiettivo era l’aereo con a bordo Angela Merkel” ha detto Sabiullah Muyahid, portavoce dei talebani in Afghanistan.

Adnkronos Esteri

7 aprile 2009 at 09:33 Lascia un commento

ANTARTIDE: SI STACCA MEGA-ICEBERG GRANDE QUANTO LA GIAMAICA

ANTARTIDE: SI STACCA MEGA-ICEBERG GRANDE QUANTO LA GIAMAICA

(AGI) – Oslo, 5 apr. – Un altro pezzo dell’Antartide si appresta a scomparire. La placca Wilnkins, un’area di ghiacci vasta come la Giamaica e unita all’Antartide da millenni e’ ora alla deriva e si sta frantumando in miriadi di iceberg.
All’origine del fenomeno l’innalzamento delle temperature che ha dissolto il ponte di ghiaccio che ancorava la placca alle isole Charcot e Latady. Il dissolvimento e’ avvenuto rapidamente e’ stato seguito in diretta dal satellite europeo Envisat. Il processo era iniziato negli Anni ’90 e solo due giorni fa la lingua di ghiaccio pareva ancora integra anche se lontana dai 100 chilometri di estensione che raggiungeva negli anni ’50. Secondo l’Esa, l’Agenzia spaziale europea negli ultimi 50 anni la temperatura media in Antartide e’ salita di 2,5 gradi. La placca di Wilkins e’ solo l’ultima grande porzione di pack disciolto negli ultimi anni. Nel 1995 la ‘Larsen A’ e cinque anni dopo la Larsen B si staccarono contribuendo a modificare significativamente le mappe del continente antartico.

AGI News On

6 aprile 2009 at 12:42 Lascia un commento

Violento terremoto in Abruzzo

Epicentro all’Aquila, crolli in citta’ con persone intrappolate (ANSA) – ROMA, 6 APR – Un terremoto ha colpito l’Abruzzo e il centro Italia alle 3,30. La scossa ha avuto come epicentro L’Aquila ed e’ stata di magnitudo 5,8. Nel capoluogo alcuni edifici sono crollati, persone sono intrappolate tra le macerie. Danni sono stati segnalati in diverse localita’ della provincia. Un’altra scossa di magnitudo 4,7 e’ avvenuta alle 4.37.Non risultano per ora danni alle linee ferroviarie e alle principali strade della zona colpita, la Protezione Civile invita a non mettersi in strada.

ANSA.it

6 aprile 2009 at 10:04 Lascia un commento

“Hai l’Aids”, ma non è vero. Per la Cassazione non c’è il danno morale

Roma, 4 apr. – (Adnkronos) – Per una settimana T. B. ha vissuto nel patema d’animo di avere l’Aids. Questa era stata la diagnosi di una casa di cura bolognese gestita dalle piccole suore della Sacra Famiglia dove il giovane era stato ricoverato per una lesione al tendine d’achille.

La diagnosi dopo una settimana si dimostro’ errata. Tuttavia, ha sancito oggi la Cassazione, T. B. non ha diritto al risarcimento del danno morale. Il motivo? Sicuramente per 7 giorni ha vissuto una ”comprensibile e gravissima agitazione” ma la sua serenita’ come ”le abituali condizioni di vita” non sono state intaccate. Sulla base di questa motivazione la terza sezione civile (sentenza 7999) ha respinto il ricorso di T. B. che chiedeva, oltre al risarcimento per danni biologici gia’ riconosciuto, di essere risarcito anche per il danno morale patito.

La Corte d’Appello di Bologna, il 7 aprile 2006, aveva condannato la casa di cura del pio istituto delle piccole suore della Sacra Famiglia dove era stato ricoverato il giovane a rifonderlo con circa 25 mila euro a titolo di risarcimento danni da diagnosi errata, negando invece il danno morale sulla base del fatto che non era emersa alcuna ipotesi di reato ma che c’era stata semplicemente una ”illecita esecuzione dell’esame”.

T. B. si e’ battuto sia in Cassazione per vedersi riconosciuto il danno morale ma la Suprema Corte ha respinto il ricorso sottolineando che la Corte di merito ”con motivazione adeguata ed esente da vizi logici ha spiegato che le stesse modalita’ della vicenda escludono che T. B. possa aver subito una permanente e significativa modificazione in peggio delle sue abituali condizioni di vita o che si sia verificato un qualsiasi peggioramento della serenita’ famigliare, riconoscendogli, invece, una comprensibile, gravissima agitazione della prima settimana”. Oltre a non aver visto riconosciuto il danno morale, T. B. dovra’ pagare le spese del giudizio di Cassazione sostenute dalla Cattolica Assicurazioni per una somma di 2.900 euro.

Adnkronos Cronaca

5 aprile 2009 at 17:22 Lascia un commento

Arriva ‘Focaccia Blues’, quando il pane di Altamura batte McDonald’s

Una scena del film

Roma, 3 par. – (Adnkronos) – Sta per arrivare nelle sale, il 17 aprile, ‘Focaccia Blues’, il film-documentario di Nico Cirasola, che racconta la straordinaria impresa di un panificio di Altamura che ha ‘costretto’ alla chiusura un grande McDonald’s, di cui si sono occupate anche le cronache. Il film, che contiene divertenti camei anche di diversi pugliesi celebri come Renzo Arbore, Lino Banfi, Michele Placido e Nicky Vendola, verra’ presentato domani in anteprima nazionale al Festival del Cinema Europeo di Lecce, come Evento Speciale. Il film sara’ accompagnato al festival dal regista Nico Cirasola, dagli attori Dante Marmone, Tiziana Schiavarelli, Luca Cirasola, Onofrio Pepe, Luca Di Gesu’, Eric Jozsef, e dal produttore e distributore del film Alessandro Contessa. Interverranno inoltre la sceneggiatrice Alessia Lepore, gli autori della colonna sonora Sandro Corsi e Pino Genco, il cantante Pat G, e il musicista Nino Lepore.

Il film trae spunto da una vicenda realmente accaduta nella cittadina pugliese di Altamura. Nel 2001 fu inaugurato, tra la curiosità della gente del luogo, un grande McDonald’s di 550 metri quadri. Dopo qualche mese, il panettiere Luca Di Gesù aprì una piccola bottega accanto al “gigante” americano; da quel momento, in modo evidente, la concorrenza ‘leale’ del panettiere mise in crisi il grande Fast Food, che fu costretto a chiudere.

Un film corale che con l’ironia invita a riflettere sulla difesa delle identita’, del buon gusto e della qualita’ della vita, oggi continuamente attaccati dalla globalizzazione e dalla perdita delle identita’ culturali. Molto divertenti i camei di Renzo Arbore e Lino Banfi, protagonisti di un divertente sketch di ‘telecucina’in cui esasperano il concetto di identita’ litigando per i piu’ disparati motivi, di Michele Placido,proiezionista cinematografico di origini pugliesi; e del governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, combattivo esercente di una piccola monosala.

Adnkronos Spettacolo

5 aprile 2009 at 17:18 Lascia un commento

In Italia forte mobilitazione contro l’eolico, un “business appetitoso” che distrugge il paesaggio.

Pubblicato giovedì 2 aprile 2009 in Francia

[Le Monde]

Un’irruzione come un’altra in Sicilia. Otto persone sono state arrestate in Febbraio nella provincia di Trapani: sia imprenditori che uomini politici. I primi sono sospettati d’aver versato ai secondi delle tangenti in cambio d’autorizzazioni per installare delle pale eoliche sul territorio da loro amministrato.

Risultato, il presidente della regione, Raffaele Lombardo, ha bloccato tutti i progetti per la costruzione di nuovi parchi eolici: 139 cantieri sono in sospeso. Un produttore di pale eoliche, a Siracusa, si ritrova sull’orlo del fallimento, per mancanza di commesse.

Eletto un anno fa, il Sig. Lombardo, che ha avuto conflitti con la giustizia nel passato, ha deciso di interrompere la partita che si giocava tra proprietari di terreni, eletti locali e Cosa Nostra, la mafia siciliana. Il suo progetto: investire, nella trasparenza, 5 miliardi di Euro su cinque anni per fare della Sicilia un modello di produzione di energia da fonti rinnovabili , grazie in particolare al solare, dal quale spera di ottenere, alla fine, il 50% del consumo delle amministrazioni locali (scuole, comuni, ospedali…). Di passaggio a Palermo, in Marzo, il consigliere per l’energia di Obama, Jeremy Rifkin, ha accolto questo piano come una “rivoluzione”.

« Sono d’accordo per piccole torri di 15 metri per uso domestico, ma per le altre ci sarà bisogno di regole più ferree », insiste il Sig. Lombardo, che ritiene che con quattro raffinerie, la regione abbia già fatto molto per la causa dell’energia in Italia. La trasparenza finanziaria dei progetti, la presentazione dei certificati di proprietà in regola da parte degli installatori e l’effettiva messa in rete dell’energia prodotta sono ormai richieste. Di colpo, gli ecologisti vedono nel Sig. Lombardo il becchino di un’energia pulita, e gli avvocati degli imprenditori chiamati in causa hanno deposto decine di ricorsi presso i tribunali. “La pressione è enorme, ammette. Ho tanti nemici. Ma devo fare il mio dovere e il bene dei Siciliani.”

« Nuclearisti oggettivi »

L’eolico in Italia è un business appetitoso: 3700 torri sono già state installate, in gran parte nelle regioni del Mezzogiorno, le più povere, che producono meno dell’1% della domanda. La prospettiva, per i proprietari, di affittare i loro terreni, e per le amministrazioni locali di percepire dei contributi, ha permesso un rapido sviluppo dell’attività. Il governo italiano “sponsorizza” la produzione dell’elettricità all’altezza di 18 centesimi di Euro al kWh contro i 6 centesimi in Gran Bretagna o in Danimarca. Secondo Giuseppe Zollino, professore d’ingegneria elettrica all’università di Padova, questi incentivi potrebbero raggiungere la somma di 20 miliardi di Euro all’orizzonte 2020, se lo Stato si impegna a mantenere la promessa di produrre il 5% dell’energia consumata grazie all’eolico.

In questo contesto si è appena svolto, a Palermo, un seminario intitolato « Il paesaggio deturpato” organizzato dall’associazione Italia Nostra. Tutti i partecipanti erano contrari all’eolico e hanno mostrato i danni al paesaggio italiano. Da invitato, l’ex presidente della Repubblica (francese, N.d.T.) Valéry Giscard d’Estaing ha evocato la “fragilità del paesaggio dell’Europa del Sud” in presenza di queste “foreste rotanti”, denunciando “le lobby finanziarie” che hanno messo mano su queste attività, elogiando l’energia solare, “il futuro”, e il nucleare, “un’energia pulita”.

E’ la contraddizione nella quale discutono gli anti-eolici italiani. Come condannare in nome della la bellezza un’energia pulita senza sembrare sostenere il ritorno in Italia al nucleare che il parlamento si appresta a votare? L’Italia, che dipende dalle importazioni d’energia all’80% ha appena sottoscritto un accordo con la Francia per la costruzione di otto centrali da qui al 2030. Per Legambiente, la più importante associazione ecologica italiana, i partecipanti del seminario di Palermo sono “dei nostalgici di un’Italia perduta” e dei “nuclearisti oggettivi”.

Gli avversari dell’eolico, che sanno che la loro battaglia è ancora impopolare, hanno l’asso nella manica. L’articolo 9 della Costituzione italiana stabilisce che “Lo stato protegge il paesaggio tale quale è”.La bellezza può essere oggetto d’una battaglia costituzionale? Sì, secondo il consigliere di Stato Giuseppe Severini, per il quale “il paesaggio fa parte del patrimonio culturale” degli Italiani.

Italia dall’Estero

5 aprile 2009 at 17:15 Lascia un commento

EUROPEE: GIULIANA SGRENA CANDIDATA PER SINISTRA E LIBERTA

Bari, 5 apr. (Adnkronos) – La giornalista Giuliana Sgrena sara’ candidata per la lista ‘Sinistra e Liberta” alle elezioni europee del 6 e 7 giugno, probabilmente in una circoscrizione del nord. Si e’ appreso oggi a Bari, a margine della manifestazione inaugurale della campagna elettorale in Puglia del nuovo movimento politico. L’intervento conclusivo e’ stato del presidente della Regione Nichi Vendola, uno dei leader della neonata formazione che comprende Socialisti, Sinistra Democratica, Verdi e Mps.

5 aprile 2009 at 14:54 1 commento

Il ragazzo guerriero della mafia siberiana

Il ragazzo guerriero della mafia siberiana

Quando ero ragazzino scrissi un racconto metafisico e surrealista e lo inviai a Goffredo Fofi. Dopo qualche giorno mi arrivò un foglio di poche righe in una busta di carta riciclata: “Mi piace come scrivi, peccato che scrivi idiozie, ho visto da dove mi hai spedito la lettera. Affacciati alla finestra e raccontami cosa vedi, scendi giù, attraversa cosa vedi. Poi rispediscimi tutto, e ne riparliamo”. Da allora affacciarsi e attraversare le cose mi sembrò l’unico modo per poter scrivere parole degne di essere lette.

Nicolai Lilin (guarda il suo sito) non ha fatto altro che affacciarsi, fuori dalla casa in cui è nato, dentro la sua stessa vita e raccontare ciò che ha visto, sentito, il mondo in cui è stato educato. E lo ha fatto in un libro, Educazione Siberiana. Un romanzo come se ne leggono pochi, che racconta di un mondo scomparso, quello degli Urka siberiani, la comunità di criminali deportata da Stalin al confine con l’attuale Moldavia, in una terra di nessuno che è la Transnistria.

Ho incontrato Lilin nella stanza anonima di un hotel milanese. Corpo minuto ma tonico, viso slavo, colori chiari, occhi luminosi. Parla un italiano preciso, impastato con una cadenza slava unita a un accento piemontese. Quando si infervora gli esce un “Dio bono” che lo rende divertente. Lilin è un discendente degli Urka siberiani con un intercalare sabaudo e racconta proprio di gente come lui, gli ultimi discendenti di questa stirpe guerriera, uomini che usano definirsi “criminali onesti” atavici nemici dei “criminali disonesti”. “Volevo raccontare storie che rischiavano di perdersi, che conoscono in pochi, e renderle storie di molti. Le storie della mia gente, distrutta dal capitalismo di oggi, gente che aveva regole sacre, che viveva con dei valori”. Per leggere questo libro bisogna prepararsi a dimenticare le categorie di bene e di male così come le percepiamo, lasciar perdere i sentimenti come li abbiamo costruiti dentro la nostra anima. Bisogna star lì: leggere e basta.
Così dopo un po’, intorno alle pagine di Educazione Siberiana, inizierà a materializzarsi un intero mondo. Sembrerà lontanissimo, altro, ma bevuto tutto lascerà un gusto in cui si ritrovano in forma diversa molti sapori simili al nostro mondo e questo genererà un brivido difficile da dimenticare. Non ci si aspetti un libro sulla mafia russa, né un trattato sul crimine, né alleanze tra clan, imperi economici, faide e sparatorie. È il contrario. È un romanzo che racconta di un popolo scomparso, di una tradizione guerriera che Nicolai conservava dentro di sé e che non riusciva più a tacere. Continuamente lui usa la parola “onesto”, e continuamente ripete il termine “disonesto”. Può apparire strano che parlando di una comunità criminale si parli di onestà; noi abbiamo imparato a dimenticare che un codice etico condiviso possa esistere anche al di fuori della società civile.

Tra gli Urka non si stupra, non si fanno estorsioni, non si fa usura. Si può rapinare e uccidere, ma solo in presenza di un valido motivo. Si può truffare, ma solo lo stato e i ricchi. E ci sono anche regole pratiche da osservare: le armi per la caccia, per esempio, non devono essere messe accanto alle armi che servono per uccidere esseri umani. E quando un’arma tocca l’altra per purificarla bisogna avvolgerla in un panno con liquido amniotico, il liquido della vita. Seppellire il tutto e dopo un po’ arriva la purificazione. È assolutamente vietato agli uomini parlare con le forze dell’ordine. In Educazione Siberiana ci sono pagine di arresti e retate in cui la polizia non riesce a rivolgere la parola a nessun siberiano. Ogni Urka ha sempre al proprio fianco una donna che faccia da tramite. Lilin racconta che dalle sue parti si dice che chi non ha voglia di lavorare e non ha il coraggio di delinquere fa il poliziotto. Nelle comunità criminali degli Urka, diversamente da quanto accade in Italia, esistono regole talmente forti da fermare il business, vincolare il potere.

Sono regole che seppur calate in un contesto discutibile hanno profonde radici morali. In Italia, fino a qualche decennio fa, per le mafie regole come non uccidere bambini, non trattare e vendere droga, non assumerne, ora sistematicamente disattese, nascevano dalla necessità di cercare quel consenso nella popolazione che adesso appare dovuto, che ora sono il timore e la forza ad assicurare. “Non è il crimine la nostra forza – diceva il nonno a Nicolai – ma il consenso ed il bene che la gente ci vuole”. Lilin precisa: “Sono regole di giustizia non scritte, come la divisione equa dei beni, l’aiuto reciproco e la difesa dei più deboli”. E continua con una nota autoironica che aggiunge credibilità al suo racconto: “Se nasci in quella realtà non puoi certo divenire Ghandi ma almeno vivi un una società che ha regole e diritti, non solo soprusi dove vince il più corrotto e il più forte come tra i lupi”.

E gli anziani nel romanzo hanno un ruolo centrale. Non sono solo i depositari delle tradizioni, ma tramandano di generazione in generazione le storie più avvincenti di rapine e di sfide. Indirizzano le nuove generazioni anche sul modo di trattare il denaro. I soldi fanno schifo ai siberiani, la considerano roba sporca. “Mio nonno in tutta la sua vita non ha mai portato soldi addosso, li tenevano in posti lontani dai luoghi della vita. I soldi sono sempre stati considerati sporchi”. E le figure di questi anziani nel libro sono davvero meravigliosamente epiche. A tratti si avverte, e Nicolai conferma, che il libro è passato a vaglio dell’attento lavoro degli editor pur conservando, a volte, delle asperità, dei punti dove la lingua inciampa; ed è proprio lì che lo stile ibrido di un uomo che pensa in siberiano e scrive in italiano, lo stile personalissimo che gli scrittori migranti elaborano, esce in tutta la sua pura ingenuità e bellezza. Lilin costruisce un mondo con la sua scrittura e questo fa di lui non un semplice testimone ma uno scrittore vero e proprio.

A volte viene da pensare, ascoltando Nicolai, che serbi una visione mitizzata degli Urka, parola che a chiunque abbia letto i libri di Solgenicyn, Herling o Salamov sui gulag ricorda invece il peggior incubo per i detenuti normali: stupro, furto, percosse. Eppure il mondo che Lilin racconta sembra essere un altro, sembra partire da premesse differenti offrendo la possibilità di osservare quel mondo da una prospettiva inedita. Essere un Urka, racconta Lilin, era un marchio che ti portavi dietro ovunque: “Quando ero piccolo e uscii dalla Moldavia con mia madre, alla dogana un ufficiale vide che ero nato in Transnistria e, seppure fossi un bambino, mi fissò negli occhi e disse, ‘Delinquente!!!’. Bastava venire da lì”. Eppure c’è nel codice degli Urka siberiani l’assoluta necessità di dire sempre la verità. La menzogna è punita. “Devi essere vero, sempre e comunque devi essere vero. Mi hanno insegnato a dire la verità sempre. Spesso i poliziotti russi quando arrestavano degli Urka li riprendevano mentre li interrogavano. Quando dicevano sei un criminale loro dovevano rispondere si, se rispondevano no era una condanna a morte tra tutti gli Urka. Un Urka non mente mai”. Anche quando la verità significa una condanna alla galera.

Nicolai Lilin si riconosce assolutamente nella tradizione degli Urka: “Sono un criminale onesto” dice, contrapponendo un mondo ormai tramontato, che cerca di far rivivere attraverso il suo racconto, alla Russia di oggi, completamente allo sbando. “Nelle mie zone tutti chiedono il pizzo, per qualsiasi cosa bisogna pagare. È lecito aspettarsi una richiesta di tangente per documenti, viaggi, permessi, per tutto ciò che nel mondo occidentale, in un mondo che si dice civile, dovrebbe essere dovuto”. Nicolai è grato all’Italia, o almeno alla parte d’Italia dove lui vive, e nel suo discorso è possibile rintracciare anche quanto relativo sia il concetto di diritto. “Qui puoi avere un documento senza pagare tangenti, qui se vieni derubato puoi sporgere regolare denuncia, e sai che ci sarà qualcuno ad ascoltarti, a difenderti, a far valere i tuoi diritti di cittadino. In Russia e in Moldavia tutto è corruzione, politica, burocrazia, tanta prostituzione, racket, droga. Paesi marci. Mio nonno diceva spesso: credo che non esista né inferno né paradiso, semplicemente se ti comporti male rinasci in Russia”.

Nessun urka siberiano vorrebbe essere chiamato mafioso. La mafia russa è una categoria generica, enorme, quasi inesistente. Ci sono le famiglie di Mosca, quelle di San Pietroburgo, la mala cecena e quella georgiana potentissima in Usa, poi ci sono le famiglie dell’Azerbaigian. I siberiani non si riconoscono in nessuna di queste organizzazioni, non sentono neanche di essere gang, clan o organizzazioni. Il loro codice di vita è la loro casa. “Una volta mio nonno mi ha raccontato che fu arrestato un pedofilo, uno di quelli a cui piacevano molto le bambine piccole e anche i bambini. Gli Urka quando fu arrestato lo trattarono con rispetto. Andarono da lui, gli diedero una corda fatta con le lenzuola e gli dissero: ‘Hai cinque ore per impiccarti, se non lo fai ognuno di noi prenderà un pezzo di te e lo strapperà”".

Una delle parti più belle del libro è il racconto dei tatuaggi. Il tatuaggio è un codice per raccontare il carattere di una persona e il percorso della sua vita, il tatuaggio degli urka siberiani è un’eredità antica che viene da molto lontano. Il tatuaggio tradizionale siberiano è un codice segreto, nato in epoca pre-russa e pre-cristiana. I primi briganti nomadi della foresta, gli Efei, si tatuavano per potersi riconoscere, lungo le grandi strade della Siberia dove assaltavano i convogli provenienti dalla Cina e dall’India. I tatuaggi quindi erano un modo per non farsi assalire da “colleghi”, e un modo muto per rendersi fratelli. Quando si diffuse il Cristianesimo, il tatuaggio criminale siberiano adottò i simboli della nuova religione: gli Efei si confondevano così con i pellegrini, che erano poveri e, non potendo acquistare croci, catene e immagini sacre, se le tatuavano. Con la formazione dello stato russo, lo Zar decise di sbarazzarsi degli Efei; ma i più irriducibili di loro, gli Urka, ostili a qualsiasi potere, si rifugiarono nella Taiga dove organizzarono una dura resistenza che fu spezzata soltanto dopo secoli, dai comunisti. Nel libro sono meravigliose le pagine dove Lilin racconta come il tatuatore sia una figura speciale, quasi un sacerdote. Per i siberiani puoi diventare tatuatore solo su autorizzazione di un anziano maestro; Lilin scelse all’età di 12 anni di divenire allievo del più esperto della sua città. Era bravo a disegnare, i suoi disegni venivano richiesti per farne tatuaggi, ma aveva bisogno di imparare l’antica arte del tatuaggio tradizionale, eseguito a mano con le bacchette, non con la macchinetta elettrica. A 18 anni, ultimato l’apprendistato, il suo maestro lo nominò tatuatore.

Un corpo siberiano tatuato è un libro misterioso, che pochi sanno leggere: i singoli simboli assumono un preciso significato solo se messi in relazione tra loro, nelle rispettive posizioni. “Si tratta di una grande tradizione, – dice Nicolai – alla quale sono orgoglioso di appartenere”. Per un siberiano il tatuaggio è un processo lungo che dura tutta una vita. Iniziano a tatuarsi all’età di dodici anni e soltanto dopo aver passato una vita, con tutto ciò che può essere a vita di un Urka, la loro storia potrà essere letta sui loro corpi. Schiena e petto sono tatuate solo alla fine, dopo i cinquant’anni.

Nicolai è completamente rivestito di tatuaggi. Imprudentemente gli chiedo di raccontarli e ottengo una risposta che non mi aspetto. “Raccontare i tatuaggi è disonesto. I tatuaggi sono un linguaggio muto, ci si tatua proprio per evitare di parlare. Solo un siberiano può capire. Chi racconta uccide la tradizione, e rischia di essere ucciso”. Il tatuaggio siberiano è divenuto quasi un tatuaggio pop e il cinema ha cercato di raccontarlo, ma Nicolai è molto scettico: “Il film di Cronenberg (“La promessa dell’assassino”, ndr) è tutta una farsa. Il tatuaggio siberiano è morto con i siberiani. È una menzogna, dal film sembra quasi che tutti gli affiliati russi si tatuino, ma non è così. Quei tatuaggi li hanno solo alcuni, come per esempio Seme Nero”. Seme Nero è un clan che si tatua ma è un gruppo che vive in carcere. Non possono avere rapporti sessuali, non possono avere famiglia, quando escono dalla galera fanno di tutto per rientrarci. Sono cosche di criminali spesso create dalla polizia per controllare le carceri, criminali comuni entrano in Seme Nero e divengono come una casta che governa in cella su tutti. Ma queste storie che rimbalzano intorno al libro di Lilin sono satelliti rispetto al suo obiettivo, quello di raccontare la palestra, la tana delle tigri siberiane in cui viene a formarsi un giovane Urka, stirpe estinta di antico guerriero.

L’educazione siberiana è un’educazione antica quasi sciamanica, disciplinata. Chiedo a Nicolai della morte, che per tutto il libro è sempre vista come una compagna di vita, come qualcosa che sta lì pronta ad aspettarti né terribile né amica. C’è e basta. “Io ho ucciso Roberto, ho ucciso un bel po’ di persone. Ma non sento dolore, o meglio sento che ero costretto a farlo, ero un militare in Cecenia, e dovevo sparare. Ho ucciso e ho sentito la morte tante volte vicina a me. Ma anche su questo la mia gente mi ha insegnato a capire la morte, a conoscerla e a non sentirla come qualcosa di strano. Qui nessuno vuole morire. Io se voglio la vita so che devo volere anche la morte”. Gli chiedo se ora vuol solo fare lo scrittore e vuole smettere di tatuare. “Mi sono un po’ stancato. Continuare a raccontare storie con le parole mi piacerebbe di più che continuare a bucare pelle…”.

Me ne vado con la certezza che il racconto e la memoria possono salvare un mondo e permettere di mappare una sorta di percorso che pericolosamente ci dice: il peggio è ancora da venire e laddove si perdono le regole si perde tutto ma, come scrive Lilin, il motto degli Urka siberiani è ancora vivo: “C’è chi la vita la gode, chi la subisce, noi la combattiamo”.
© 2009 by Roberto Saviano
Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency

Repubblica.it.

4 aprile 2009 at 09:24 Lascia un commento

Pfizer pagherà 75 mln di dollari per i bambini cavia della Nigeria

11 bimbi morirono, 200 rimasero invalidi

Il gigante farmaceutico americano Pfizer, accusato di aver ucciso nel 1996 nel nord della Nigeria almeno undici bambini e di aver reso invalidi la maggior parte dei circa 200 sopravvissuti alla sperimentazione di un medicinale, ha accettato di versare 75 milioni dollari come risarcimento alle autorità locali. Lo hanno reso noto fonti vicine alla magistratura.
“Pfizer e’ d’accordo, paghera’ 75 milioni di dollari come indennizzo … Il governo dello stato di Kano ha accettato l’offerta – ha riferito la fonte – 35 milioni di dollari
andranno ai familiari delle vittime e ai bambini rimasti menomati. Altri 30 milioni di dollari serviranno a ristrutturare l’Ospedale delle malattie infettive dove era stata fatta la sperimentazione”.
I restanti 10 milioni di dollari serviranno a pagare le spese giudiziarie sostenute dallo stato di Kano che denuncio’, sia in sede civile che penale, la Pfizer nel 2006.
La denuncia afferma che la Pzizer nel 1996 somministro’ a 200 bambini un antibiotico sperimentale denominato Trovan, approfittando di una gravissima epidemia di meningite e di rosolia. Undici bambini morirono, i 189 sopravvissuti furono colpiti da gravissimi effetti collaterali: sordita’, paralisi, disturbi del linguaggio, lesioni cerebrali, cecita’.
Il Trovan non e’ mai stato messo in commercio. Pfizer contesta le accuse ma sta affrontando proprio su questa vicenda anche un altro processo, intentato dal governo federale nigeriano che pretende un mega-risarcimento di 6,5 miliardi di dollari.

RaiNews24

4 aprile 2009 at 09:12 Lascia un commento

Wireless e rumori, salute a rischio anche in casa

ROMA – Non solo polveri sottili e buco dell’ozono: la salute dei cittadini è messa a rischio anche dall’esposizione al rumore, dall’impatto delle grandi industrie, dall’inquinamento nelle nostre case e gli impatti derivanti dalla nuove tecnologie come wireless (i sistemi di comunicazione tra dispositivi elettronici che non fanno uso di cavi). Lo rileva uno studio dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che mette in guardia anche sui nuovi stili di vita.

Ma primo fattore di rischio per la salute resta l’inquinamento urbano, quello prodotto dai gas di scarico delle automobili (polveri sottili e anidride carbonica): dai dati dell’Ispra emerge infatti che “oltre il 30% dei cittadini, compresi i bambini e i ragazzi sotto i 20 anni di età (27%), è esposto a livelli di PM10 superiori ai limiti previsti dalla normativa vigente (40 microgrammi/m3)”. Percentuali che, sottolina l’Istituto, “sfiorano circa il 90% se si considerano i valori stabiliti dall’Organizzazione mondiale della Sanità (20 microgrammi/m3) e in vigore dal 1° gennaio 2010″. Una situazione, quella appena descritta, che riguarda “ben 59 città italiane”, evidenza l’Ispra.

Dito puntato anche sui cambiamenti climatici, che rendono “più alto il rischio di malattie infettive e di allergie”, continua lo studio dell’Ispra. Le anomalie di temperatura e di variabilità del clima incidono su distribuzione e quantità di insetti vettori di malattie infettive e sulla contaminazione di alimenti. Si prevede quindi “una crescita della popolazione allergica, attualmente stimata intorno al 26%, con costi sociali e di rallentamento della produttività”.

In particolare, precisa l’Istituo, “sarà più lunga la durata delle stagioni di pollini”, si faranno “più frequenti le ‘tempeste polliniche’ nei giorni di vento intenso nelle nostre città” e “nuove specie saranno trasportate dalla variabilità delle correnti transfrontaliere”. A rischio soprattutto i bambini, che rappresentano “il gruppo sociale più vulnerabile”. I minori, allerta l’Ispra, saranno “esposti a disturbi respiratori e malattie allergiche”, in quanto “si trovano spesso a dover affrontare i periodi scolastici più impegnativi proprio nel ‘clou’ della stagione allergica”. E a proposito dei più giovani, secondo lo studio Sidria “circa il 20% dei ragazzi con meno di 15 anni ha sofferto o soffre di rinite allergica”, mentre il 10% di bambini e adolescenti soffrono di sintomi asmatici.

Ma anche le nostre case possono ospitare sostanze tossiche e allergizzanti, continua l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale. Un esempio di tali sostanze è rappresentato dai Vocs (composti organici volatili tossici), rilasciate da mobili, arredi, materiali, da molti detergenti nelle fasi di pulitura”. Attenzione, poi, all’inquinamento acustico: vivere in ambienti molto rumorosi “può influire non solo sul sonno e sulle capacità di apprendimento ma anche sul rischio di malattie cardiocircolatorie”, avverte l’Ispra.

Agenzia DIRE

3 aprile 2009 at 14:55 Lascia un commento

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